HERENCIAS, TRA MEMORIA, LIBERTÀ E DIRITTI CIVILI
AL VIA LA QUINTA EDIZIONE
DELLA RASSEGNA DI TEATRO E CULTURA ISPANICA,
DAL 4 ALL’8 MAGGIO AL TEATRO PALLADIUM
UNIVERSITÀ ROMA TRE – INGRESSO LIBERO
PERFORMANCE TEATRALI E DIALOGHI SULLE PAROLE DELLA MEMORIA
Testi degli spagnoli Max Aub, Ignacio Amestoy, Mafalda Bellido, José
Cruz, Carmen Losa, dell’argentina Nora Strejilevich e della messicana
Sonia Gregorio
Roma, 24 aprile 2026 – Si apre il 4 maggio al Teatro Palladium –
Università Roma Tre, la quinta edizione di Herencias – scritture di
memoria e identità, un’immersione nella cultura civile ispanica
attraverso un ciclo di performance teatrali e dialoghi sulle parole
della memoria: vittima, attesa, testimone, terrorismo, educazione,
fosse, corpo. Un lessico di testimonianza dei traumi del passato che si
confronta con un presente ancora segnato da discriminazione, violenza,
emarginazione.
Il programma della rassegna, basata su importanti testi teatrali di
autrici e autori provenienti da Spagna (Andalusia, Madrid, Paesi Baschi,
Valencia), Argentina, Messico, è curato da Simone Trecca e organizzato
in collaborazione con il Dipartimento di Lingue Letterature e Culture
Straniere dell’Università Roma Tre, con la Real Academia de España a
Roma e con l’Instituto Cervantes di Roma.
ANTEPRIMA
mercoledì 29 aprile ore 10.30
Real Academia de España a Roma – Piazza San Pietro in Montorio 3
DE ALGÚN TIEMPO A ESTA PARTE (IN LINGUA ORIGINALE)
di Max Aub. Diretto e interpretato da Esther Lázaro
Un potente monologo del 1939 in cui Emma, una donna ebrea nella Vienna
appena annessa al Terzo Reich, dialoga con il marito defunto. Attraverso
questo confronto immaginario, la protagonista ripercorre la perdita del
figlio, della dignità e dei propri diritti sotto la violenza nazista.
L’opera trasforma il dolore privato in una denuncia universale contro
antisemitismo e indifferenza, configurandosi come una delle
testimonianze più lucide e laceranti della letteratura dell’esilio
spagnolo sulla tragedia della Shoah.
Incontro con il pubblico – Le parole della memoria: VITTIMA
Dopo lo spettacolo, Esther Lázaro dialogherà con Simone Trecca e José
Corrales Díaz-Pavón intorno alla parola “Vittima”, a partire dalla
rappresentazione del dolore e della perdita, tra memoria storica,
violenza e responsabilità della testimonianza.
IL PROGRAMMA AL TEATRO PALLADIUM
lunedì 4 maggio ore 17.00 – OVILLO. FILI DI MEMORIA
di Sonia Gregorio, traduzione Angela Di Matteo. In collaborazione con
Metis Teatro, regia Alessia Oteri. Sul palco Loredana Bove, Giorgia
Cacciante, Caterina Cosentino, Francesco Meriano, Sabrina Ottaviani,
Sara Pecoraro, Teresa Santoro, Giulia Savelloni.
Ovillo. Fili di memoria intreccia le storie di quattro donne che
raccontano l’attesa dei loro cari emigrati negli Stati Uniti. Ispirata
alla storia familiare dell’autrice e alle testimonianze reali del
collettivo Hormigas bordadoras, l’opera raccoglie le voci di madri,
figlie, mogli e sorelle che hanno visto partire gli uomini di casa
rimanendo sospese in un tempo immobile che solo sembra alimentarsi di
una qualche sporadica telefonata “dall’altro lato” della frontiera.
Carmen, Martina, Rosa e Meche sono espressione di coloro che restano,
coloro che dovendo rimanere “da questo lato” finiscono incatenate a
sogni di gioventù svaniti. Accompagnate dal coro delle ricamatrici, che
proprio come un coro greco proietta l’esperienza del singolo all’interno
di una esperienza polifonica, le donne in scena tessono e raccontano,
trasformando la dimensione domestica del ricamo, intima e solitaria, in
una grande storia collettiva che, tra i fili dei telai e i ricordi del
passato, dà forma a un presente ancora tutto da vivere.
Incontro con il pubblico – Le parole della memoria: ATTESA
Dopo lo spettacolo, Sonia Gregorio dialogherà con Angela Di Matteo
intorno alla parola “Attesa”, come condizione sospesa dell’esistenza e
spazio della memoria, legata alle storie di migrazione, all’assenza e
alla distanza affettiva che attraversano il testo e le vite delle
protagoniste.
lunedì 4 maggio ore 18.45 – LA MORTE È SOLO OCCHI
di Nora Strejilevich (drammaturgia di Ita Scaramuzza), traduzione
Susanna Nanni. In collaborazione con Metis Teatro, regia Alessia Oteri.
Sul palco Fabrizio Bazzotti, Loredana Bove, Giorgia Cacciante, Caterina
Cosentino, Francesco Meriano, Sabrina Ottaviani, Sara Pecoraro, Teresa
Santoro, Giulia Savelloni, Daniele Zanobi
Basata sulle memorie dell’autrice, sopravvissuta all’orrore della
dittatura militare argentina, La morte è solo occhi porta in scena un
attraversamento del trauma che intreccia corpo, voce e testimonianza.
L’opera si radica in un flusso di ricordi franti, intermittenti, che
affiorano come schegge di coscienza, articolandosi in uno spazio
stratificato dove Nora si sdoppia tra passato e presente, mentre la
sparizione del fratello Gerardo diviene epicentro di una violenza
sistemica che investe spazio, linguaggio e identità. Tra centri di
detenzione clandestini, pratiche di tortura e frammenti di vita
quotidiana, la scena restituisce la materialità della memoria e la sua
persistenza.
Le voci corali – madri, militari, testimoni – danno forma a un
contro-archivio polifonico che incrina la retorica del potere e l’oblio
istituzionale. Nel quadro delle commemorazioni per i 50 anni del golpe
argentino, il teatro si configura come spazio di riattivazione,
resistenza e trasmissione, dove il passato continua a interrogare il
presente: una memoria che agisce, un’eredità che si rinnova.
Incontro con il pubblico – Le parole della memoria: TESTIMONE
Dopo lo spettacolo, Nora Strejilevich dialogherà con Susanna Nanni
intorno alla parola “Testimone”, come figura centrale della memoria del
trauma, tra racconto dell’esperienza vissuta, responsabilità della
narrazione e persistenza delle ferite della dittatura.
martedì 5 Maggio ore 18.30- L’ULTIMA CENA
di Ignacio Amestoy, traduzione Simone Trecca. Regia di Gabriela Praticò,
aiuto regia Gigi Palla. Sul palco Camillo Grassi, Eric Paterniani.
Dopo dodici anni di assenza e silenzio, Xabier varca di nuovo la soglia
della casa paterna, rompendo un equilibrio precario. Ad attenderlo c’è
Íñigo, un anziano scrittore che ha trascorso la vita a interrogarsi sul
senso profondo della tragedia. Tra i fumi del txakolí (il vino tipico
dei Paesi Baschi) e il sapore dei ricordi, i due iniziano un confronto
serrato, sospesi tra affetto e antichi rancori. Xabier, militante
dell’ETA, è un uomo in fuga, mentre il padre è un intellettuale che si
sente sconfitto da un mondo che non comprende più. Non è un semplice
ricongiungimento: il figlio porta con sé un segreto bruciante e una
richiesta che scuote il loro legame. In una notte senza tempo, la casa
diventa il palcoscenico di un rito dove verità e finzione si mescolano
pericolosamente. Davanti a un banchetto preparato con cura, padre e
figlio cercano insieme una via di fuga verso l’immortalità. Ogni parola
è una sfida, ogni gesto un passo verso un destino comune che nessuno dei
due può più evitare.
Incontro con il pubblico – Le parole della memoria: TERRORISMO
Prima dello spettacolo, Ignacio Amestoy dialogherà con Mauro Favale
(giornalista e co-autore de L’aspra stagione) e Simone Trecca, intorno
alla parola “Terrorismo”, tra violenza politica, conflitto identitario e
memoria dei traumi collettivi e familiari che attraversano la storia
contemporanea europea.
mercoledì 6 Maggio ore 19.00 – LA SFERA CHE CI CONTIENE
di Carmen Losa, traduzione Francesca Leonetti, regia Matteo Tarasco. Sul
palco Alessandro Grima, Arianna Ilari
La sfera che ci contiene di Carmen Losa porta in scena un’intensa
ricostruzione della storia educativa spagnola tra la metà del XIX secolo
e la metà del XX, riportando alla memoria collettiva la dimenticata
“República de los Maestros” e il ruolo decisivo di maestre e maestri
che, con un progetto pedagogico progressista, aspiravano a trasformare
la società, portando conoscenza anche nelle aree più marginalizzate.
Questo slancio riformatore, tuttavia, si spezza con l’avvento della
dittatura franchista, che perseguita gli educatori attraverso le
Comisiones Depuradoras. La memoria diventa allora materia scenica, in
un’alternanza di ricordi, proiezioni e ritorni al passato che
illuminano, con nuova sensibilità, il valore politico e umano della
scuola pubblica. L’opera emerge come un omaggio vibrante alla funzione
civile dell’insegnante e come un invito a riconoscere l’eredità
culturale di chi ha costruito le basi della moderna educazione
democratica.
Incontro con il pubblico – Le parole della memoria: EDUCAZIONE
Dopo lo spettacolo, Carmen Losa dialogherà con gli attori e con Pilar
Pérez Solano (autrice del documentario Las maestras de la República,
Premio Goya 2014), Lorenzo Cantatore (direttore del MuSEd – Museo della
Scuola e dell’Educazione) e Francesca Leonetti, intorno alla parola
“Educazione”, come spazio di formazione della coscienza civile, della
memoria collettiva e della costruzione democratica del sapere.
giovedì 7 Maggio ore 18.30 – I MANGIATORI DI TERRA
di Mafalda Bellido, traduzione Francesca Leonetti. In collaborazione con
Teatro Golden. Regia Loredana Scaramella, drammaturgia musicale Mimosa
Campironi. Sul palco Mimosa Campironi,
Brenda Lenoci, Roberto Mantovani, Loredana Scaramella, Federico Tolardo.
Aiuto regia Mattia Ranaldo.
I mangiatori di terra di Mafalda Bellido è un’opera polifonica, che
intreccia le voci dei morti sepolti nelle fosse comuni del franchismo
con quelle dei vivi che ancora li cercano. In un paesaggio minimo — un
muretto a secco lungo un cammino qualunque — si apre una ferita
collettiva che continua a pulsare sotto la superficie della
quotidianità. L’autrice trasforma questo spazio ordinario in un luogo di
risonanza storica, dove il silenzio stesso del paesaggio diventa materia
drammatica. Attraverso un mosaico di voci, memorie e assenze, la pièce
si configura come un teatro della ricerca e dell’attesa, capace di dare
parola a oltre duecentomila vittime dimenticate e di rendere omaggio
alle famiglie che lottano per restituire identità e dignità ai loro
cari. I mangiatori di terra si afferma così come un’opera necessaria,
che interroga la responsabilità della storia e la fragile persistenza
dei suoi silenzi.
L’evento è frutto della collaborazione tra il progetto Herencias e il
progetto di valorizzazione delle conoscenze I linguaggi degli elementi.
Incontro con il pubblico – Le parole della memoria: FOSSE
Prima dello spettacolo, Mafalda Bellido dialogherà con Amedeo Ciaccheri
(Presidente Municipio VIII), Francesca Leonetti e Simone Trecca, intorno
alla parola “Fosse”, come luogo fisico e simbolico della memoria delle
vittime, tra rimozione storica, lutto collettivo e ricerca di verità.
venerdì 8 maggio ore 19.00 – MALAGUEÑAS (IL GENE ROSSO)
di José Cruz, traduzione Carlotta Paratore. In collaborazione con la
compagnia di teatro universitario Papeles en el tablado. Regia
Ferdinando Ceriani. Sul palco Camilla Albano, Anna Amatruda, Deborah
Dadi, Ilaria Diotallevi, Antonia Guerra, Simone Latini, Federico Lo Voi,
Alessandra Marangoni, Simone Martina, Engji Mileta, Valeria Pucci,
Valerio Sbaraglia, Asia Valletta
Alla fine degli anni Trenta, tra le mura di un ex convento, cinquanta
detenute appena trasferite dal carcere femminile di Malaga attendono di
conoscere la propria sorte. Sono state selezionate come cavie per un
inquietante esperimento, basato sulle teorie pseudoscientifiche del
medico Antonio Vallejo Nájera –il “Mengele” della psichiatria
franchista– sostenitore dell’esistenza di un presunto “gene rosso”,
causa di deviazioni morali.
Sorvegliate da tre militari e sotto il controllo morboso di una suora
fanatica, determinata a portare a compimento un delirante progetto di
eugenetica nazionale, le recluse si ritrovano al centro di un microcosmo
feroce e grottesco; ne scaturisce una dinamica tragicomica che mette a
nudo la natura distorta della patologizzazione del dissenso, attuata
dall’apparato repressivo del regime.
Incontro con il pubblico – Le parole della memoria: CORPO
Dopo lo spettacolo, José Cruz dialogherà con il regista, con la
compagnia Papeles en el tablado e con Carlotta Paratore, intorno alla
parola “Corpo”, come spazio di controllo, violenza e resistenza, tra
repressione politica, sperimentazione ideologica e identità negata.
Herencias è co-finanziato dal programma per l’internazionalizzazione
della cultura spagnola di Acción Cultural Española, con il contributo
della Real Academia de España a Roma e dell’Instituto Cervantes di Roma.
Patrocinato da Oficina Cultural Embajada de España, Embajada de México
en
Italia, Istituto Culturale del Messico Italia Tina Modotti, Municipio
VIII Roma, Asociación Internacional de Teatro del Siglo XXI, Seliten@t.
Herencias, scritture di memorie e identità
29 aprile Anteprima presso la Real Academia de España a Roma
Dal 4 all’8 maggio al Teatro Palladium
Ingresso gratuito
Informazioni
https://teatropalladium.uniroma3.it/
herencias.proyecto@gmail.com
https://www.instagram.com/herencias_proyecto/
https://www.youtube.com/@herencias-scritturedimemor8/playlists
Coordinatore del progetto Simone Trecca
Coordinatore eventi Ferdinando Ceriani
Organizzazione Francesca Leonetti, Susanna Nanni, Carlotta Paratore
Comunicazione Amy Bernardi
Segreteria organizzativa Jessica De Matteis