In occasione della ricorrenza della Pasqua, la galleria Pietrosanti G.d.A. presenta “In dialogo con la Sindone” del fotografo Danilo Mauro Malatesta nella chiesa del Santo Sudario presso il Museo della Sindone
di Torino. La mostra, a cura di Silvia Mattina, si inserisce nell’ambito del progetto “Sindone di vetro itinerante” che coinvolgerà diversi comuni dell’intera penisola. Il culto e la devozione alla Sindone si riferiscono, al pari di qualsiasi
altra “reliquia”, alla raffigurazione della passione, alla persona divina del Redentore. Durante la celebrazione della Pasqua, la mostra invita a una meditazione “multifocale” sulla Passione e Risurrezione di Gesù, richiamando i torinesi, i pellegrini e i turisti da tutto il mondo. Qual è il fascino che la Sindone di vetro “in dialogo” con questo sacro Lenzuolo suscita nella moltitudine di persone che verranno a Torino per
vedere l’esposizione?È estremamente importante che le otto lastre vitree di Danilo Mauro
Malatesta trovino spazio in un contesto storico-artistico limitrofo al Museo della Sindone, luogo scientifico e devozionale di particolare pregio per la sua forte connessione e ricerca sugli aspetti intricati e
indecifrabili dell’Uomo della Sindone. All’artista non è dato il compito di constatare o verificare l’autenticità della Sindone, il reale obiettivo è restituire quell’immagine e quella potenza attraverso la realizzazione di
un manufatto straordinariamente unico e indivisibile nel messaggio intimo della Passione e della rivelazione.
L’ambrotipia è l’altro forte legame tra il fotografo di oggi, Malatesta,e la prima foto eseguita dall’avvocato Secondo Pia con la stessa tecnica nel 1898, e conservata in un’ala del Museo.
“Ho esposto due lastre 50×60, una con posa di 14 minuti e l’altra con posa di 20 minuti, usando obiettivo Voitglander con diaframma di due millimetri. Ho collocato dinanzi all’obiettivo uno schermo giallo assai
tenue usando lastre ortocromatiche della casa Edward sviluppate in una soluzione normale di ossalato ferroso, senza alcuna speciale preparazione chimica che potesse alterare in qualche modo l’abituale risultato dello
sviluppo”.Così Secondo Pia svela il lungo e laborioso procedimento dietro la
celebre “impressione” e, ancora dopo 120 anni, lo stesso fascino e le medesime difficoltà coinvolgono un altro fotografo che decide di indirizzare la propria riflessione su quell’icona declinando il sacro
nella quotidianità. Nella chiesa del Santo Sudario, progettata dall’ingegnere Ignazio Mazzone nel 1734 per la confraternita omonima,l’allestimento prevede un dialogo serrato e intimo tra le immagini create
dal fotografo Malatesta, il sacro lenzuolo e il visitatore/fedele. L’invito è quello di vivere l’esperienza della fruizione attraverso la visione amplificata della sofferenza di un uomo morto sulla croce per noi, per
l’intera umanità. Il fulcro dell’osservazione è la Sindone di vetro che distoglie dal protagonismo della “reliquia”, imperiosamente disposta sull’altare insieme alla sua riproduzione pittorica nella pala della
Vergine, il Beato Amedeo IX di Savoia, la Sindone e l’Eterno in gloria di Michele Antonio Milocco. A destra e a sinistra, vi sono le due figure stanti del Cristo, riconoscibile nella costruzione della forma del corpo
attraverso la disposizione di otto lastre di vetro 50×60 cm per circa 3 metri di altezza. La verticalità nella posizione contribuisce a presentare un duplice punto di vista: il sacrificio di un uomo e la ricerca della
luce.Nel dialogo tra il Telo sindonico, la Sindone di vetro e l’individuo,
si rinnova il sacrificio della croce e con esso la riflessione sul simbolo e il segno cristiano. La silenziosa conversazione è sottolineata dall’intensità della luce che svela l’intera sagoma del Cristo in negativo e contrasta con
la diffusa illuminazione dell’intera cappella, evidenziando, in questo modo, i due punti cruciali del lavoro di Malatesta: la raffigurazione dell’uomo e l’epifania della luce. In occasione di una festività importante
come la Pasqua, è fondamentale ricondurre la riflessione di ognuno sull’esperienza dell’immagine, come mistero della luce e
riattualizzazione del corpo di Cristo nella società contemporanea.
Di Silvia Mattina
