Il primo re: atteso ritorno del realismo storico?

Il mito della fondazione di Roma, sempre lo stesso da quasi tre millenni – Virgilio permettendo – potrebbe a breve essere visto e vissuto in un’ottica leggermente diversa. Dal 31 gennaio, per l’esattezza, quando le sale cinematografiche d’Italia inizieranno a ospitare “Il primo re”. L’ultima opera dell’apprezzato regista Matteo Rovere, incentrata sulle vicende di Romolo e Remo, fa già parlare di sé nonostante la trama non sia certo un mistero per nessuno.

Molto è stato puntato sull’originalità della produzione: nel tentativo di riesumare un genere defunto come quello dei kolossal, infatti, Rovere ha deciso di non risparmiarsi in quanto a creatività nella propria regia e nella direzione generale del film. Dell’atteso prodotto, negli ultimi giorni, si è discusso in particolar modo per quel che concerne l’aspetto scenico e dei costumi: “Il primo re”, nemmeno uscito, si è infatti già fatto notare per l’originale design visivo. I personaggi sono sporchi, coperti di fango, l’ambientazione è rustica e in un certo senso barbarica, quasi un fantasy nordico; nulla a che vedere con il fotogramma mentale e generalmente accettato del kolossal classico, fatto di eroi “chiari” e puliti, di ambienti più neoclassici che propriamente classici e via discorrendo.

Via l’epica, via l’esaltazione eccessiva, benvenuti il realismo e la precisione. Tanto che Rovere non solo ha prestato particolare attenzione alle luci del film, dichiarate strettamente naturali come nel recente “The Revenant”; ha inoltre deciso di far adottare ai propri attori un particolare linguaggio “proto-latino”. È lo stesso regista a parlare di un kolossal «sporco e freddo», come testimoniato dagli stessi protagonisti Alessandro Borghi (Remo) e Alessio Lapice (Romolo), che hanno raccontato il dover girare scene notturne in inverno senza la consueta finzione protettiva del set.

Un film certamente ambizioso, costato 9 milioni di euro italiani e stranieri, che lancia una sfida originale e ha già attirato l’attenzione di pubblico e critica. Riuscirà a stupire in positivo, convincere e non essere ricordato come un’inutile o inaccurata dimostrazione di potenza registica? Con tutti i migliori auspici, ciò sarà dato sapere solo tra pochi giorni.

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