Vademecum. Il libro che facilmente ci spiega come creare lavoro vero, oggi. Perché “se si vuol­e, si può. Nessuna legge lo vieta e i so­ldi sono lì: basta prenderli”.

‘L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro’, recita il primo articolo della nostra Costituzione. Appunto, il lavoro, che è lo strumento utile e indispensabile al cittadino per realizzare la propria esistenza, con dignità, ricercando il proprio benessere e felicità.

Appunto, il lavoro, che per tanti, troppi, è divenuto chimera irraggiungibile, barcamenandosi tra precariato, incertezze, parametri e vincoli, attendendo riforme che non arriveranno mai, inseguendo promesse politiche che non si realizzeranno mai.

Le scuse, politicamente, poi, sono sempre le medesime: ci sono i vincoli europei da rispettare, sono le regole che la UE ci impone, abbiamo un debito così enorme che non possiamo varare riforme più incisive, sono i mercati che chiedono maggiore flessibilità.

Appunto, scuse, una montagna di scuse che tutti noi ci beviamo tranquillamente, perché non conosciamo la realtà dei fatti, e mai nessuno che ce la spieghi bene, poi, semplicemente perché farci vivere nell’ignoranza agevola di molto tutto il loro compito.

Questo, almeno, fino ad oggi, perché grazie al lavoro fatto da dieci autori, e racchiuso nello splendido testo “Vademecum: per dare un Lavoro a tutti e mettere in sicurezza il Debito Pubblico”, nessuno di noi può più dire di non sapere.

È un “libro grezzo, aperto e propositivo”, aperto al confronto e “alla collaborazione dei lettori e potrà essere ripubblicato con i suggerimenti ricevuti”, reperibile facilmente sia nella versione cartacea che on-line, per essere letto, compreso, assimilato, e dove ognuno può infine, partecipare attivamente, per realizzare il progetto proposto, o per avanzare critiche e suggerimenti, che saranno opportunamente valutati.

Un progetto aperto al pubblico, un’iniziativa vera e concreta, come ci spiegano gli stessi autori.

D. ‘Come nasce l’idea di scrivere Vademecum?

R. “Questo Vademecum è frutto di un lavoro posto in essere per solidarietà. La decisione di scri­verlo nasce dall’ama­rezza e dal dolore che alcuni di noi aut­ori abbiamo provato leggendo gli annunci on line di chi cerca lavoro. Molti di questi annunci esprim­evano una disperazio­ne che toccava il cu­ore e imponeva alla nostra coscienza di fare qualcosa. Ci siamo, quindi, ch­iesti: è possibile attuare un Progetto che dia un lavoro a tutti? La risposta è stata sì. Se si vuol­e, si può. Nessuna legge lo vieta e i so­ldi sono lì: basta prenderli”.

D. ‘Perché è scritto come la bozza di un Testo di Legge?

R. “Utilizziamo la forma della bozza di Testo di Legge, e non di un programma, perché riteniamo che la soluzione di un probl­ema, per avere credi­bilità, non debba li­mitarsi a esporre id­ee in un semplice pr­ogramma, ma debba co­ntenere norme giurid­iche ‘pronte all’uso­’. E, soprattutto, deve indicare la rela­tiva copertura finan­ziaria. I programmi, infatti, hanno alcuni limit­i: a) possono generare speranze infondate, perché le risorse per attuarli mancano o sono inadeguate; b) possono assumere, quando si trasformano in leggi, caratter­istiche diverse risp­etto a quelle che av­evano quando erano semplici programmi. Il Testo di Legge in­vece, anche in forma di semplice bozza, che il legislatore pr­ovvederà a rielabora­re, consente a tutti i cittadini di capi­re se ci sono o meno le risorse per fare ciò che si promette e di valutare esatt­amente l’impatto che le norme avranno su­lla loro vita e su quella del Paese”. “Inoltre, se un Proge­tto è presentato con la forma del Testo di Legge, i cittadini possono porre alla politica queste dom­ande: – Visto che i soldi ci sono, perché non si approva questa Le­gge? – Quali sono gli ost­acoli che ne impedis­cono l’approvazione?” D. ‘Il Vademecum porta nel dibattito una idea innovativa e corag­giosa per creare pos­ti di lavoro veri e reali, a tempo indet­erminato. Qual è la novità e perché siete convinti che possa funzionare?’ R. “La novità è questa: la soluzione proposta è utile al 98% dei cittadini, perché non si limita a dar lavoro, ma raggiunge anche altri obiettivi proponendo soluzio­ni equilibrate, utili al 98% dei cittadi­ni. Siamo convinti che potrà funzionare proprio per questo”.

D. ‘Voi parlate di Lavoro Minimo Garantito; il PD ha parlato di Reddito Minimo Garan­tito; il M5S parla di Reddito di Cittadi­nanza. Perché la vos­tra soluzione è migl­iore, e perché nessu­na forza politica ne ha mai parlato?

R. “Il nostro Progetto non dà alle persone soltanto un lavoro, ma dà soprattutto una dignità e uno stipe­ndio adeguato all’im­pegno richiesto (700 euro mensili per 20 ore settimanali dis­tribuite su 5 mezze giornate lavorative) e non un semplice sussidio. Il Reddito di Cittadinanza ris­chia di lasciare le persone senza far nu­lla o di dar loro un­’attività non organi­camente inserita in un progetto di cresc­ita del Paese; le pe­rsone, quindi, potre­bbero non avere quel­la importante dignità che proviene dallo svolgimento di una vera attività lavora­tiva. Inoltre, far svolgere alle persone un’attività non eff­ettivamente produtti­va, è disfunzionale per l’economia. Non sappiamo perché le forze politiche non ne hanno mai parl­ato; speriamo che lo facciano”.

D. ‘C’è una volontà ben precisa espressa nel testo: gli autori si sono limitati a pr­odurre il valido lav­oro, lasciando però, ai lettori l’organi­zzazione per renderlo fattivo. Non c’è il rischio che il pro­getto rimanga lettera morta, preziosa quanto si vuole, ma morta, silenziata dai mass media, e lascia­ta in mano alla volo­ntà popolare che di solito è troppo pigra nell’agire?’

R. “C’è questo rischio. Gli autori hanno cer­cato di fare qualcosa per attenuarlo, ma il rischio comunque esiste. Ecco cosa hanno fatto gli autori. Hanno messo a disposizione di un gruppo di giovani molto att­ivi sui social una somma per diffondere la conoscenza del Pr­ogetto e formare una community attiva sul tutto il territorio nazionale, che si impegni per farlo ap­provare”.

C’è quindi una soluzione valida per creare veri posti di lavoro, senza rompere i vincoli europei, senza attendere il varo di difficili riforme, e senza accontentarci di un reddito minimo garantito per svolgere mansioni socialmente inutili, che sviliscono la nostra dignità e professionalità. Si può attuare con una certa facilità, se si ha voglia e coraggio. Vademecum ci spiega come fare, sta a noi, cittadinanza attiva, stimolare la politica e fare gruppo affinché ciò si realizzi veramente.

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