#Ioapro, una voce contro le ultime restrizioni

Il bancone è pieno di cartoline e banconote da tutto il mondo, ricordi di clienti affezionati o di passaggio. In alto, svetta la bandiera della squadra di rugby in cui Davide Agnello giocava, quella stessa squadra che in questo periodo complicato ha perso il suo luogo di ritrovo. Il TBeB è un irish-pub situato in Via Andrea Doria 66, zona Cipro con vista San Pietro. Al suo interno, con i giusti occhi, è possibile percepire che in tempi migliori è stato un luogo accogliente dove sentirsi a casa. Davide, il titolare, è uno dei pochi ristoratori che ha aderito e portato avanti l’iniziativa #Ioapro, una protesta “gentile” contro gli ultimi DPCM.
Trovo le misure recentemente adottate, e mi riferisco principalmente al coprifuoco, ingiuste e di scarsa efficacia. Non c’è differenza fra le 12 e le 20, come non c’è differenza fra un centro commerciale e un Pub. Vengono adottati due pesi e due misure. Vedo tutti i giorni autobus strapieni passare davanti al mio locale, dove io sono costretto ad osservare meticolosamente le disposizioni, pena una salatissima multa. Ci obbligano ad avere ulteriori costi e sempre meno entrate. Alcuni dipendenti dal primo lockdown hanno ricevuto un solo mese di cassa integrazione, altri stanno ancora aspettando. Invece che aiutarci, si accaniscono contro alcune categorie e chiudono un occhio per altre. Con i pochi aiuti ricevuti dal governo non sono riuscito neanche a pagare le bollette della luce. Mi sento abbandonato, arrabbiato e demoralizzato. Ce le ho tutte. Vedo tutti i sacrifici fatti per portare avanti un’attività svanire piano piano”.
Così, lo scorso 15 gennaio ha deciso di restare aperto oltre le 18 in segno di protesta. Lo ha fatto mettendo in conto una buona percentuale di rischio perché nella sua via era l’unico ed uno dei pochi in tutta Roma. Molti hanno abbandonato all’ultimo per paura e incertezza.
È giusto avere paura ma la paura sparisce nel momento in cui uno non ha più niente. Quando ad una persona togli tutto, gli togli anche la paura no? Com’è che si dice?”
Davide ha anche partecipato a tutti i cortei di protesta degli ultimi mesi. Si mostra diffidente verso i Media, tanto che racconta: “il 2 novembre mi trovavo ad una manifestazione spontanea a Piazza del Popolo, appartenevamo a diverse categorie: arte e spettacolo, palestre, ristoratori e centri benessere. C’erano donne, bambini, signori di una certa età. Mentre cantavamo l’inno nazionale è spuntata una camionetta delle forze dell’ordine che ha cominciato a disperderci con l’idrante. Io avevo le stampelle. Non eravamo violenti né pericolosi, stavamo semplicemente cantando l’inno d’Italia. I Mass-Media hanno attribuito la vicenda a forze di estrema destra per delegittimare la protesta. Di Ioapro non ho viso parlare nessuno di loro”.

Davide tiene molto alla sua attività, e sente di non essere solo vista la catena di lavoratori che sta dietro ai prodotti che vende. Ma non tutti come lui hanno il coraggio di far valere la propria voce.
Voce che, se non fosse una delle poche ad alzarsi contro quella che viene percepita da molti come un’ingiustizia, avrebbe una risonanza certamente maggiore e che magari, potrebbe portare molte più persone a veder riconosciuti i propri diritti.

 

Testo e foto di Manuel Grande

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