Sarà una nuova tassa d’ingresso a salvare Venezia dalle orde barbariche turistiche?

Ricordate l’irreprensibile gabelliere del film Non ci resta che piangere? Quello che continuava a domandare: ‘Chi siete? Da dove venite? Cosa portate? Dove andate? Un fiorino!’, agli stupiti Troisi e Benigni, a ogni loro minimo passaggio al di qua e al di là della dogana? Ecco, più o meno questa potrebbe essere la situazione futura per entrare a Venezia. Certo, il desueto fiorino verrà sostituito col più odierno euro, ma questa è la prospettiva che si sta disegnando per la Serenissima, a leggere la proposta di delibera, predisposta dalla giunta, che riguarda appunto il regolamento per la tassa sugli sbarchi turistici.

Richiamandosi alla recente manovra finanziaria, che, nelle pieghe del provvedimento, aveva autorizzato il Comune di Venezia a imporre una sorta di tassa d’ingresso alla città lagunare, oggi la giunta comunale ha buttato giù il progetto che trasformerà la città in una specie di museo a cielo aperto, con ingressi selezionati e con ‘biglietto’ da pagare per accedervi.

“Si tratta di un punto di svolta rilevante nella gestione dei flussi turistici di Venezia – ha dichiarato recentemente, il sindaco Luigi Brugnaro – ma soprattutto è un punto di partenza di un percorso triennale che porterà, nel 2022, alla prenotazione degli accessi in città in modalità completamente smart, attraverso una carta servizi, gestita da uno specifico software.”

Tutto ciò consentirà di pianificare gli accessi alla città lagunare attraverso delle apposite prenotazioni, rendendo più difficoltoso l’ingresso a chi, invece, non si è registrato; e per ogni ingresso è prevista una gabella, che andrà dai 3€ fino ai 10€, in base alla prenotazione, al periodo di accesso, alle convenzioni che verranno stipulate con gli operatori turistici.

È evidente che programmare una visita a Venezia un mercoledì di metà novembre costerà molto meno che andarci durante il weekend di Carnevale, ma tant’è, e non stupiamoci più se toccherà sborsare per passeggiare tra calle e ponti, o vedere piazza San Marco, Venezia si adegua al nuovo sistema corrente, per cui prima pagare e poi vedere cammello!

Ora se tutto ciò potrebbe far sorridere i più – ma molti sembrano piuttosto indignati, in verità – c’è uno scopo nobile in tutto ciò, che nasconde tuttavia, un errore strategico.

Lo scopo nobile è proprio quello di salvaguardare Venezia, una città stupefacente ma unica al mondo, nel suo genere, perché delicatissima per via della sua conformazione architettonica. Una città sospesa sull’acqua che subisce ogni anno orde di invasori-turisti che la invadono senza alcun rispetto, lasciando evidenti tracce del loro passaggio. Un’invasione questa, che costa alla casse comunali oltre 41 milioni di euro all’anno, tra pulizie e raccolta rifiuti, oltre che la manutenzione ordinaria e straordinaria delle rive, dei ponti e dell’immenso suo patrimonio storico-architettonico.

L’idea sarebbe quindi, quella di programmare gli ingressi, spalmandoli lungo l’intero anno, per evitare proprio le invasioni turistiche, prevedendo un costo d’ingresso, utile a rimpinguare le sempre povere casse comunali, per affrontare così, tutte le varie spese di manutenzione senza più gravare sulle tasche dei veneziani stessi.

E questa è un’idea meravigliosa, che potrebbe far scuola anche per tutte le altre città ad alto tasso turistico: basterebbe semplicemente prenotare il proprio ingresso, magari in collaborazione con tutti gli attori che operano nel settore turistico, per evitare tutte quelle orde di invasori in gita turistica, concentrati sempre, solo in determinati periodi dell’anno.

Tipo, prenoto la mia camera d’albergo, rispettando determinate tabelle prestabilite, e con un sovrapprezzo in più ho anche l’ingresso ai musei comunali; se fosse inteso, tutto ciò, così, sarebbe l’uovo di Colombo: città più vivibili, pulite e ordinate, città più sicure, turisti più responsabili e disciplinati, niente più orde barbariche, e, soprattutto, niente più spese eccessive per mantenere il decoro urbano.

Ma se l’obiettivo, invece, come sembra, sia quello di combattere il turismo mordi e fuggi, quello che arriva la mattina e va via la sera, quello che non produce alcuna ricchezza ma lascia solo tanti spiacevoli ricordi sulle vie e nelle piazze della città, allora l’errore strategico è più che evidente. Il turista non è un bancomat, né un pollo da spennare; a ciò ci pensano già le attività commerciali che aumentano i prezzi a proprio piacimento in base a chi si trovano di fronte, alla cassa, al momento di pagare!

Il turista è una opportunità da salvaguardare, ma anche da educare. Vuoi che il turista invece di fermarsi solo un giorno, o al massimo due, resti più tempo, viva la città, ne respiri la sua storia? Offrigli pacchetti che lo inducano a soffermarsi più tempo, a prolungare il proprio soggiorno, non trattarlo come una carta di credito da strisciare a ogni respiro fatto.

Per ciò è opportuno che all’ingresso turistico non gratuito da prenotare e disciplinare, ci siano anche dei vantaggi da offrire, affinché chi decida di spendere per venirti a vedere possa anche godere di qualcosa in più rispetto allo standard.

Perché le città non sono dei luna park, né solo dei musei; le città sono soprattutto storia e vita che respiri girandoci dentro, e non puoi togliere quest’anima alla città, non puoi trasformarle in luoghi belli ma vuoti. Devi far sì che rimangano vive, che siano abitate, vivibili, e accessibili, sempre.

E questo dovrebbe valere per Venezia, come per Firenze, Verona, Pisa, Roma, Milano, Napoli etc. Ti faccio pagare l’ingresso, ti programmo la tua prenotazione, ma ti offro anche un pacchetto speciale che ti deve stupire.

 

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