Salvini, nuovo papa dei sovranisti, in piazza, invoca la nuova crociata elettorale, e scatena le ire del Vaticano

“Affido la mia e la vostra vita al cuore immacolato di Maria, che sicuramente ci porterà alla vittoria.”

Questa non è una massima di Papa Innocenzo III mentre indice la Crociata, né una battuta alla Don Camillo, e neppure un’invocazione di Papa Francesco; questa frase è stata proferita invece, proprio dal leghista Matteo Salvini, vicepresidente del Consiglio e ministro degli Interni, durante il comizio milanese, a Piazza Duomo, con il popolo sovranista, a chiusura della campagna elettorale per le europee.

L’ha pronunciata stringendo tra le mani un rosario – e non è nuovo neanche a tale atteggiamento per così dire, fideistico – come un simbolo, un feticcio, per richiamare il ‘suo’ popolo ad abbracciare la difficile missione elettorale.

Ora credere che Salvini si metta a predicare come un curaro di campagna è forse un po’ eccessivo, ma il richiamo religioso è un elemento importante nella nuova comunicazione 2.0 e oltre.

In un mondo privo di valori a cui aggrapparsi, in una società vuota e confusa, bisogna appellarsi ad antichi rimandi per rinserrare le fila.

E i valori cristiani sono proprio le radici dell’Europa, quindi per nulla fuori luogo, un loro richiamo durante questa difficile campagna elettorale; è un modo per schierare le proprie fila: da una parte ci sono gli invasori musulmani – leggi migranti – che vogliono ‘barbarizzare’ la nostra società, dall’altra ci sono i cristiani che devono lottare per difendersi da questa islamizzazione (ed ecco che il richiamo alle crociate mica è poi, così sbagliato!).

In un certo senso, è come se Salvini si fosse rivolto ai suoi ‘fedeli’ cristiani invitandoli, attraverso il voto, a scegliere tra i veri cristiani (i sovranisti) che difendono le radici di questa Europa, e quelli finti (la politica dell’élite, tanto per intenderci), che aprono porti e braccia accogliendo tutti indistintamente, ‘distruggendo’ inevitabilmente la nostra società e annacquando i nostri veri valori.

E, in tutto ciò, anche la stessa critica velata, urlata da Salvini in piazza, a papa Bergoglio, che parla continuamente di accoglienza e fratellanza, non appare un caso. Lo ha accusato di parlare troppo ma di fare concretamente poco, mentre la buona politica – la sua, ovviamente! – chiudendo i porti, fa molto di più delle sue tante vacue parole.

Quello di Salvini è, così, un chiaro richiamo alle ‘coscienze’ dei veri cristiani a discernere tra i falsi profeti e quelli veri (i sovranisti, per caso?), perché i primi ingannano con le parole e risolvono poco o nulla, mentre i secondi, agiscono con fatti concreti, solo per il bene comune.

E, il tono apocalittico della frase pronunciata, l’invito a crederci, affidandosi alla madonnina, per raggiungere la vittoria finale è un rimando chiaro alla battaglia finale tra buoni e cattivi, tra fedeli e infedeli, tra vita e morte.

E il riferimento al “cuore immacolato” della Madonna? È un’enfasi di altri tempi, di una chiesa di moltissimi anni fa, proprio quella che difendeva un rigoroso conservatorismo religioso.

Quella che oggi, tra le mura leonine, ha come punto di riferimento proprio il cardinale statunitense Raymond Leo Burke, la voce più critica contro la ‘politica’ di Bergoglio, e quella che viene propagandata, nel mondo, invece dall’associazione Dignitatis Humanae Institute, al cui interno ritroviamo proprio lo spin doctor Steve Bannon, e così il cerchio sovranista può dirsi chiuso.

D’altra parte i richiami salviniani alla fede cristiana non sono nuovi in quest’era politica; basterebbe citare il populista Jaroslaw Kaczynski, che in Polonia, nel 2017, organizzò una mega manifestazione, con un milione di persone armate di rosario che manifestarono in difesa dei valori cristiani, contro i migranti atei e musulmani che volevano ‘invadere’ i confini polacchi. Oppure ricordare l’altro defensor fidei dell’Est, l’ungherese Viktor Orban che ha fondato tutta la sua politica proprio sulla difesa dei valori cristiani, benedicendo il filo spinato che impedisce, oggi, ai migranti infedeli di ‘invadere’ l’Ungheria.

Esempi illuminanti, tutti questi, di come sia sempre così facile l’invasione di campo tra Chiesa e politica, con l’una che pretende di prevalere sull’altra, altro che libera Chiesa in libero Stato, di cavouriana memoria!

E non è questa, certamente, neanche una novità del presente attuale.

Nel ’74, quando ci fu il referendum sul divorzio, ricordiamo per caso, gli anatemi lanciati da Papa Paolo VI? E il democristiano Amintore Fanfani – mica uno qualsiasi! – fedele ai valori cristiani, e piegato ossequiosamente ai dettami papali, ebbe a dire, allora: ‘Dopo il divorzio verrà l’aborto, poi il matrimonio tra omosessuali e magari un giorno vostra moglie scapperà con la serva!’ (e diciamo pure che, a distanza di anni, ci ha visto lungo, visto che tre su quattro ‘preoccupazioni’ si sono realizzate già!).

E i richiami continui del Vaticano, alla famiglia tradizionale, ogni qualvolta il parlamento discute di unioni civili e adozioni? Che poi si trovi sulla stessa barricata politici così ‘cristiani’ da essere divorziati, risposati più volte, con figli nati pure fuori dal vincolo matrimoniale, beh, conta poco!

E quando il parlamento tenta, invece, di discutere di eutanasia, di fine vita, dov’è la laicità dello Stato, che si piega, invece, ai consigli suggeriti oltre le mura leonine, facendo naufragare poi, ogni dibattito?

Le intromissioni sono prassi comune qui in Italia, da una parte e dall’altra, altro che dare a Cesare ciò che è di Cesare, e a Dio ciò che è di Dio! Qui il confine è labilissimo, e basta poco per scavalcarlo, magari semplicemente piegandosi alle volontà altrui e il gioco è fatto!

Ma se lo fa Salvini, con il rosario in mano, tutti a gridare allo scandalo, se lo fa papa Bergoglio, un giorno sì e l’altro pure, comportandosi da politico non eletto ma unto dal Signore (e, per una volta, qui non c’entra nulla Berlusconi!), tutti ad ascoltarlo, tutti ad applaudirlo facendo propri i suoi ‘suggerimenti’ e moniti.

Sono i nuovi segni del tempo questi, e della sua degenerazione; anche se fa pure un po’ sorridere il fatto che ieri il Salvini leghista padano celebrava il rito pagano del dio Po, e oggi fa il cristiano Papa nero in piazza, invocando nuove crociate elettorali. Forse siamo veramente proprio vicini all’Apocalisse… e allora, si salvi chi può!

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