Rousseau ‘salva’ Salvini ma distrugge il Movimento 5Stelle

‘Tutte le cose sono create buone da Dio, tutte degenerano tra le mani dell’uomo’, scrive il filosofo francese Jean Jacques Rousseau nell’incipit dell’Emilio, il suo saggio più famoso.

La verità di tutto ciò, paradossalmente, è proprio racchiusa nel voto telematico proposto dal Movimento 5Stelle, sulla loro piattaforma digitale che prende proprio il nome del filosofo francese.

Ora non siamo qui a dilungarci sul ‘caso Salvini’ e su ciò che fece con i migranti a cui fu impedito di sbarcare dalla nave Diciotti, per cinque lunghi giorni.

Né è nostro interesse, ora, disquisire sull’opportunità o meno di tale suo agire d’imperio, né valutare se l’azione rientra nelle prerogative di governo oppure no, e per il quale comunque ha rischiato di finire sotto processo.

La nostra riflessione verte piuttosto sull’analisi del voto a cui i ‘fedeli’ del Movimento pentastellato sono stati invitati a votare.

Già perché il ‘caso Salvini’ ha scosso tutto il governo di cui fa parte. O meglio, ha messo in crisi proprio il Movimento, i suoi deputati, che non sapevano più a che santo votarsi né cosa decidere di fare, politicamente parlando.

Perché il Movimento, duro e puro, com’era una volta, sapeva già benissimo, un tempo, come agire davanti a un caso del genere.

Da buoni giustizialisti giacobini – giusto per rimanere in tema francese – di fronte a un politico che viene chiamato alla sbarra da un giudice, non c’erano santi a salvarlo, né scudi politici: ci si difende nei processi non dai processi, era il mantra spesso abusato. Altro che distinguere da caso a caso.

Ma ora Salvini, con la sua Lega, è dentro al governo, insieme a loro, è azionista di minoranza – stante i numeri – ma fa la voce grossa come chi regge lo scettro; e in più, il suo modo di far politica, da astuto esperto della comunicazione, sta fagocitando l’elettorato dell’alleato di governo, facendogli pure perdere molti voti.

Perché il Movimento 5Stelle pur di star attaccato alla poltrona, restando nella scia lasciata dal barbuto padano, sta compiendo una serie di giravolte politiche che hanno lasciato attoniti molti suoi elettori, smarrendoli per strada, in questo quasi primo anno di governo.

Per cui di fronte alla richiesta dei giudici di autorizzarli a processare Salvini per aver sequestrato gli oltre 150 migranti clandestini, per cinque giorni, impedendo alla nave Diciotti di attraccare nel porto di Catania, il dilemma è grave: che fare? Essere o non essere, questo è il problema? Essere ancora un Movimento duro e puro, e quindi votare in favore dell’autorizzazione, oppure non essere più quel movimento da tutti conosciuto, e salvare il governo di cui si fa parte, votando contro tale autorizzazione?

Dilemma grave, che per un po’ i pentastellati hanno provato a fuggir via, lasciandolo accantonato da una parte, presi da altri mille problemi, per poi affrontarlo, costretti dai tempi maturi, con una vaghezza degna dei migliori democristiani.

Non siamo per i favori ai politici, ma questo è un caso diverso, Salvini ha agito di concerto con tutto il governo – e si sono autodenuciati pure Di Maio, Conte e Toninelli – ed è opportuno che la magistratura non interferisca nelle scelte di governo, sembrano dire quelli più filo-governativi; di contro, i duri e puri, ribadivano che non si deve fuggire dalla magistratura, che il politico è un

cittadino qualunque senza privilegi, e che accettare di non farsi processare, è come godere di uno status da privilegiato, cosa che è fumo negli occhi per il vero pentastellato.

E di fronte a tale impasse, ecco la scelta pilatesca del Movimento: perché dobbiamo decidere noi parlamentari, eletti come portavoce delle istanze del popolo? Noi che non sappiamo né leggere né scrivere, lasciamo decidere al popolo stesso, grazie alla nostra piattaforma democratica Rousseau.

Ed ecco che uno strumento buono, come il cervello, che ci ha donato Dio, nelle mani dell’uomo si degenera, sfiorando il risibile.

E chiedono, così, incapaci loro di formulare un valido ragionamento, ai propri elettori: che volete fare? Salvini lo volete processare o no?

Ma creano un quesito un po’ più arzigogolato di questo, che è fin troppo semplice e chiaro a tutti – tant’è che lo stesso Grillo ci scherza su dicendo: vota NO se vuoi dire SÌ, e viceversa – e attendono fiduciosi l’esito, che ai più appare fin troppo scontato (quando mai Rousseau ha sconfessato la linea politica di Di Maio?); ma, ai soliti, immancabili, problemi del server, giunge pure un risultato clamoroso nei numeri.

Vince la non autorizzazione con il 51% contro il 49% dei favorevoli al processo per Salvini.

Il padano sospira e ringrazia, ma per il Movimento ora sono problemi tutti suoi. L’elettorato è fortemente spaccato, e non sono mica pochi quelli che sconfessano, oggi, l’operato di Di Maio e seguaci politici. Il che, tradotto in numeri politici, potrebbe significare altri voti persi per strada, dopo l’ennesima giravolta politica dei cinquestelle, il tutto a soli pochi mesi da altre delicate tornate elettorali.

D’altra parte, come affermava Rousseau, ‘sono la forza e la libertà a fare gli uomini eccellenti. Debolezza e schiavitù hanno creato solo uomini malvagi’; e qui, tra i pentastellati al governo, di debolezza e schiavitù – verso i social e i suoi like – finora ne abbiamo vista fin troppa!

Quindi, in sintesi, possiamo dire che Barabba, come al solito, viene salvato dal popolo – forse farà più tenerezza, chissà… – ma, di contro, osserviamo come Di Maio, novello Ponzio Pilato, stia distruggendo, giorno dopo giorno, tutto il credo grillino. E pure questo non era mica una cosa così semplice da fare! Allora, chapeau!

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