Prove tecniche di avvicinamento M5S-PD?

Sembra difficile crederlo, ma per evitare che la barca affondi definitivamente ogni opzione è lecita. All’indomani dell’elezione di Nicola Zingaretti quale segretario del Partito Democratico, ci sono già i primi scambi pubblici che implicano – seppur in maniera talvolta ironica – un dialogo politico con il Movimento 5 Stelle. Al dire il vero, al contrario di quanto successo in passato, più da parte di quest’ultimo.

Se precedentemente era stato proprio il PD a tentare una “normalizzazione” dei Cinque Stelle, forse più per dimostrare che costoro avrebbero detto sempre “no” a tutto, anche al dialogo, oggi le parti sembrano invertirsi in un momento in cui, comunque, i dem sembrano avere anch’essi bisogno di alleati.

La situazione pentastellata, pur da partito in carica al governo, è disastrosa e in peggioramento: il continuo calo dei sondaggi, le promesse non mantenute, l’ignavia nei confronti del partner leghista stanno alienando le simpatie di quanti, da principio, credevano che la coabitazione con Salvini potesse essere una soluzione per garantire governabilità e alleati di mente simile. Pia illusione, dal momento che l’agenda politica leghista è diversa dalle intenzioni – reali o dichiarate – dei Cinque Stelle. Al netto, tutto ciò, del continuo ciclo di azione di governo che procura periodicamente popolarità alla Lega e smacco nei grillini.

Essendo la situazione così drasticamente mutata, chissà che adesso non si possa accettare dopo scadenza l’antica offerta-sfida dei democratici. Di Maio si rivolge subito a Zingaretti, a poche ore dalla sua conferma: «Introduciamo insieme il salario minimo». Le repliche di Serracchiani e Marcucci sono laconiche: che il M5S riprenda il testo già da tempo depositato dal PD a riguardo. E tuttavia i democratici non sembrano in grado, oggi, di poter rifiutare una simile e tardiva risposta pentastellata per poter tornare a fare “qualcosa di sinistra”.

Il segretariato di Zingaretti sembra voler cambiare le carte in tavola, per quel poco che la natura del partito possa concedere, ma – a patto di non vedere il neosegretario già bruciato prima delle prossime politiche – l’intenzione pare quella di voler carburare con rinnovato carisma. Un’equazione che al momento non ricomprende i Cinque Stelle: ma chissà che, pur attraverso il percorso di chiodi della ramanzina politica, l’unione impensabile tra opposti non possa tradursi in temporanea alleanza nel corso di brevi, ma intense, schermaglie politiche nelle quali il nemico del mio nemico è mio amico: e il terzo, tra questi, è proprio Salvini.

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