Muore Nelson Mandela, lunga vita ad un'icona di libertà

All’età di 95 anni è morto Nelson Mandela, ex Presidente del Sud Africa, leader indiscusso del movimento abolizionista dell’Apartheid, ex prigioniero politico per la sua battaglia in favore dei diritti dei neri. Quando nel 1990 uscì dal carcere, dopo ben 27 e mezzo di detenzione, il sistema di segregazione razziale era ancora operante. Inaugurata nel 1948 e cancellata dalla legislazione sudafricana soltanto nel 1993, l’Apartheid imponeva un rigida separazione dei cittadini in base al colore della pelle. I bianchi, la minoranza costituita dagli ex coloni europei, da un parte, che era poi quella più ricca e agiata; i neri, la maggioranza, dall’altra, confinati nei bantustan, ghetti creati appositamente per loro e controllati dal governo sudafricano, saldamente nelle mani dei bianchi. Le limitazioni erano tante e tali per cui si arrivava a policy deliranti che impedivano non solo i matrimoni interraziali ma anche la condivisione di una panchina tra bianchi e neri. Contro tutto questo si schierarono Mandela e il suo partito, l’African National Congress. Contro tutto questo Madiba (il nomignolo di Mandela datogli dal suo clan) ha lottato, ricorrendo perfino alla lotta armata. “Unitevi! Mobilitatevi! Lottate! Tra l’incudine delle azioni di massa e il martello della lotta armata dobbiamo annientare l’apartheid!”, questo fu lo slogan pronunciato dal carcere nel 1980. Al di là della condanna di ogni forma di violenza politica e di terrorismo va detto che il ricorso alle armi va inquadrato all’interno di un contesto di violenza diffusa, tant’è che già nel 1976 le Nazioni Unite avevano sancito l’illegittimità dell’Apartheid. E Mandela era fondamentalmente un uomo di pace. Quando nel 1994 divenne Presidente del suo paese, si impegnò in un’operazione di unità e riconciliazione della Nazione. A molti dei bianchi che, con inaudita ferocia, avevano partecipato alla repressione e all’eccidio di migliaia di persone di colore fu concessa l’amnistia. Da un lato Mandela volle andare fino in fondo nel portare alla luce tutte le atrocità commesse, dall’altro riuscì ad evitare il bagno di sangue, la guerra civile, l’emergere di incontrollabili sentimenti di vendetta e di rivalsa. Insomma fu in grado di perdonare e di dare l’esempio, evitando che il Sud Africa divenisse teatro di conflitti insanabili basati sull’odio etnico, come è avvenuto invece in altre parti del mondo. Da Presidente nero e democratico, simbolo di libertà e speranza per tutti gli oppressi del mondo, fu in grado di utilizzare tra proprio i simboli nella faticosa opera di pacificazione. I mondiali di rugby vinti nel 1995 e la Coppa d’Africa per il calcio conquistata nel 1996 rappresentarono la forza dei simboli che questa volta, diversamente dal passato, non dividevano ma univano. Le sue idee erano semplici e moderne. Lontano dalle ideologie dell’epoca, Mandela puntava all’uguaglianza formale e sostanziale dei cittadini e delle opportunità. Ed insisteva sull’istruzione come elemento di miglioramento della condizione personale e sociale. Alcune delle sue frasi sono dei veri e propri insegnamenti, soprattutto in un momento di crisi che vede aumentare vertiginosamente la diseguaglianza. “L’istruzione e la formazione” ebbe a dire “sono le armi più potenti per cambiare il mondo”. E ancora, “L’educazione è il grande motore dello sviluppo personale. È grazie all’educazione che la figlia di un contadino può diventare medico, il figlio di un minatore il capo miniera o un bambino nato in una famiglia povera il presidente di una grande nazione. Non ciò che ci viene dato, ma la capacità di valorizzare al meglio ciò che abbiamo è ciò che distingue una persona dall’altra.” A commentare la notizia della sua morte sono intervenuti tutti i potenti del mondo. Il ricordo più commesso è stato quello del Presidente americano Barack Obama che l’ha definito l’esempio della sua vita. Se è vero il percorso per giungere ad una società più giusta e più democratica è ancora lungo, non bisogna arrendersi poiché – come ci ha insegnato Madiba – non c’è nessuna facile strada per la libertà.        

 

Pasquale MusellaMandela e Lady D.

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