Lucrezia Reichlin, la famiglia, l’economia e le donne

Lucrezia ReichlinHa 59 anni e un curriculum da fare invidia Lucrezia Reichlin. Porta un cognome eccellente, suo padre Alfredo è stato partigiano, deputato comunista, direttore dell’Unità. Sua madre, Luciana Castellina è giornalista e tra i fondatori de Il Manifesto, per l’esattezza una delle ‘dee’ insieme a Rossana Rossanda, anche soprannominata sua maestà marxista, e a Ida Dominijanni. Abbiamo sentito pronunciare insistentemente il suo nome in occasione della formazione del Governo Renzi. Secondo alcuni il Primo Ministro l’avrebbe voluta al Dicastero dell’Economia posto assegnato poi a Pier Carlo Padoan. La storia della Reichlin precorre, per alcuni aspetti, quella di molti giovani italiani. Negli anni Settanta mentre il Paese, il PCI, i suoi genitori si dibattevano con il terrorismo brigatista, Lucrezia lascia l’Italia per completare i suoi studi in Economia negli Stati Uniti. Oggi l’avremmo definita un ‘cervello in fuga’. La molla è quella di conoscere il mondo, come aveva fatto sua madre firmando reportage giornalistici di primo livello. È autrice della prefazione del libro della Castellina La scoperta del mondo (ed. nottetempo) che racconta la sua vita dal il 1943 al 1947. Tra i mille incarichi prestigiosi tra i quali va menzionato quello nel board di Unicredit la Reichlin insegna Economia Monetaria alla London Business School. Abita a Londra con la figlia adolescente Fushu. Ha inventato modelli econometrici che sono stati poi adottati da diverse Banche Centrali. In un’intervista ad Elle Italia espone il suo punto di vista sulla questione irrisolta, almeno in Italia, del lavoro femminile. Lo svantaggio delle donne, che in Italia si chiama disoccupazione, precarietà, differenziale salariale e tetto di cristallo, si origina nella famiglia prima ancora che nel mercato. Secondo la Reichlin l’ancoraggio a modelli familiari e sociali obsoleti scoraggia le ambizioni delle ragazze. Sulla base della sua esperienza dice di avere incontrato atteggiamenti misogini tra i colleghi, anche perché il suo ambito professionale – quello della finanza – è tradizionalmente dominato dai maschi. Un altro elemento di criticità è costituito dalla carenza di servizi per le madri-lavoratrici. Quando sua figlia era piccola e lei abitava in Belgio ha potuto usufruire di un supporto pubblico che le italiane possono solo sognare. Per la Reichlin un potenziamento dei servizi sociali non può tuttavia bastare a rendere più agevole l’allevamento di un figlio, che in Italia assomiglia ad una corsa ad ostacoli. E tra l’altro questo fa sì che il tasso di natalità sia tra i più bassi al mondo. Gli uomini devono fare la loro parte, aiutando le donne nella divisione dei doveri familiari. Ancora una volta più che l’economia è la cultura a dover cambiare. Si dice tra l’altro favorevole all’adozione delle quote rosa, perché l’intervento legislativo può incidere laddove il merito e il talento individuale possono poco o nulla. Alle giovani donne dà infine un paio di consigli importanti: essere sagge, trovare il giusto punto di equilibrio tra impegno lavorativo e familiare, fare figli prima di fare carriera per non arrivare a superare la soglia dei 40 lasciando sfumare il sogno della maternità o realizzandolo quando si è già troppo stanche.       

 

 

Pasquale Musella

 

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