L’elogio inutile della manovra di governo, di Salvini e Di Maio, espressione di un governo ‘senza palle’

Dopo la maratona notturna in Senato, per approvare, in tutta fretta, il maxiemendamento del Governo, che ha riscritto la legge di bilancio, e in attesa della due giorni alla Camera, subito dopo le feste natalizie, per chiudere così il cerchio del voto parlamentare, finalmente possiamo leggere ciò che le brillanti menti populiste e sovraniste hanno partorito per rilanciare la nostra Italia. E se il giovin Di Maio continua a pubblicare sul suo profilo Facebook liste di cose fatte, a suo dire, e test di vero e falso, per cantare la sua vittoria politica, verità queste, a cui sembra crederci solo lui e quei pochi/tanti suoi adepti, che continuano a guardarlo come il salvifico messia – giusto per rimanere in tema di Natale – è il messaggio twittato dall’altro dioscuro di governo, Salvini, a indurci a qualche riflessione più seria.

Ha dichiarato, infatti, dopo il voto notturno in Senato: ‘La manovra? Le do 7. Finalmente in Italia c’è un governo con le palle!’.

Avremmo voluto, anche tutti noi, avere il medesimo suo entusiasmo, e pensare che finalmente un governo abbia pensato al bene vero del Paese, e non più sostanzialmente, a vivacchiare in attesa di tempi migliori.

E invece, la manovra varata è l’ennesima occasione persa, l’ennesima promessa mancata, l’ennesimo accordo al ribasso che contenta e scontenta tutti.

Eppure erano partiti con propositi roboanti, l’attacco all’Europa dei tecnici e dei burocrati, con i suoi vincoli, con le sue regole, con l’austerity che tutto soffoca; e, alla fin fine, si sono piegati a essa, dopo aver strillato alla luna per mesi, mettendo in manovra solo mancette e benefit che accontentano l’elettorato, nell’immediato, ma non risolvono nulla né oggi né domani.

Ecco, questo è il primo elemento che è assente ingiustificato in questa manovra: non c’è il disegno di un futuro, non c’è un barlume d’idea di quale Paese si vuole costruire per le prossime generazioni.

È stato scritto un testo che guarda al qui e ora, dando piccoli regali – che pagheremo caro in futuro – solo per ottenere nuovo consenso elettorale, solo per incollare i propri elettori al loro movimento politico, ma nessun problema dell’Italia è stato quantomeno affrontato.

Dov’è, ad esempio, la crescita e lo sviluppo? In un Paese dove la disoccupazione è alta, dove le imprese sono tra le più tartassate, dove sono gli incentivi, gli sgravi fiscali, i piani d’investimento per rilanciare l’economia e i consumi?

Qualche mancetta per le start-up innovative, qualche mancetta, 10 milioni in più, per il finanziamento degli enti di ricerca, ma poca cosa rispetto a ciò che era stato promesso.

Taglio delle tasse? Nulla! Sgravi fiscali per le nuove assunzioni? Nulla! Incentivi strutturali per gli investimenti aziendali? Niente!

E dove sono le politiche per la famiglia? Non ci sono, ecco il punto! Eppure la nostra crescita demografica è prossima al punto di non ritorno, ma il governo giallo-verde fa finta di non vedere. Non ci sono piani strutturali per le famiglie, né per aumentare la natalità, e con un lavoro precario, con un futuro oscuro, e una crisi che morde ancora le fasce più deboli, come si può

pensare di mettere al mondo un figlio, di creare una famiglia? Qui è già tanto se i figli riescono ancora a vivere con mamma e papà, altro che abbandonare il nido per costruirsi il loro, di futuro!

Ma Di Maio ha pensato bene di ‘abolire la povertà’ con il benedetto reddito di cittadinanza, un bonus mensile che dovrebbe sostenere i disoccupati mentre gli viene trovato un lavoro.

Peccato che, conti alla mano, sarà un sussidio inutile, di poco valore, come lo furono i famigerati 80 euro di renziana memoria, che andranno più o meno in tasca a chi già ha un lavoro in nero e nulla da dichiarare al fisco, perché chi ha un minimo di dignità non si bea della carità elargita da questo governo.

Mentre la riforma della legge Fornero si chiude con una miserrima quota 100, che consentirà a qualcuno di poter andare in pensione un po’ prima del solito. Ma il mondo del lavoro non è un autobus dove c’è chi scende per consentire a chi sale di trovare poi, posto. Se le aziende non sono incentivate all’assunzione, per ogni nuovo pensionato non è detto che si liberi un posto di lavoro; anzi è più facile che quei posti resteranno vuoti, tanto c’è il reddito di cittadinanza a soddisfare le nostre voglie, no?

E gli incentivi, e gli investimenti per la cultura, per l’istruzione, per le Università? Nulla di nulla, anzi anche qui sostanziali tagli, tanto per cambiare. D’altra parte la cultura non è un investimento che dà risultati immediati, quindi meglio occuparsi di altro, giusto?

Ma almeno ci saranno investimenti infrastrutturali? Niente di tutto ciò, anche sotto questa voce! Le grandi opere sono bloccate in attesa di capire se c’è un vantaggio elettorale o meno, i piani contro il dissesto idrogeologico, vengono spalmati in dieci/tredici anni, e l’idea di creare nuove alternative energetiche, sospese nel vuoto di un poi faremo, che nulla alla fin fine si farà.

E la lotta all’evasione, altro male di questa Italia malandata? Bah, c’è un pallido condono – pardon, pace fiscale – e null’altro poi. Anzi, è stata pure introdotta una doppia soglia per gli affidamenti degli appalti senza gara, a 150mila e 350mila euro, così si potranno fare affidamenti diretti, senza controllare più nulla, alla faccia della trasparenza.

E la spending review? Messa in un cassetto, in attesa di tempi migliori!

Allora perché dare un 7 a questa manovra? Chi lo sa…quel che è certo è che questa manovra è da 4, per come si era partiti, non risolve nulla, e non aiuta nessuno a disegnarsi un futuro migliore. Assomiglia piuttosto a quelle manovre in salsa democristiana dei bei tempi andati, dove si dava un contentino a tutti e si tirava a campare, politicamente parlando. Solo che allora l’economia camminava, e ognuno ne traeva comunque un proprio vantaggio; oggi invece, l’economia stagna e tutti sono ridotti all’osso.

Dice Salvini che finalmente c’è ‘un governo con le palle!’; beh, qui le uniche palle che si vedono sono solo quelle che il governo ha appeso all’albero di Natale mascherato da manovra; là dove il nostro mirabolante governo giallo-verde ha lasciato tanti piccoli, inutili, regali. Proprio quelli che di solito tutti noi non vediamo l’ora di riciclare a qualcun altro, appena passate le feste!

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