La rabbia e i pregiudizi grillini dopo l’esito delle regionali siciliane

“Non chiamerò il vincitore Musumeci, perché dovrei telefonare ai veri vincitori che sono i Genovese e i Cuffaro”, ha dichiarato ieri Cancelleri, quando lo spoglio delle urne lo dichiaravano sconfitto, dopo il testa a testa, appunto, con Musumeci.

Ha parlato di “una vittoria contaminata dagli impresentabili”, attaccando, con rabbia, la vittoria del centrodestra.

Accanto a lui, Di Maio, il candidato premier in pectore del Movimento grillino, che ha ribadito il concetto tra liste pulite e liste sporche, tra presentabili e impresentabili, sottolineando il mancato coraggio dei siciliani di dare finalmente una svolta vera nell’amministrazione della Trinacria, con stoccata a tutti quegli elettori, e sono tanti gli astenuti, che hanno deciso di non votare, voti che potevano essere utili per la loro vittoria finale.

Solito refrain grillino, la colpa è sempre di qualcuno, di qualcosa, di un sistema marcio, di un establishment attaccato al potere, mentre loro sono gli innocenti, utopici, immacolati che vogliono cambiare il sistema.

Partiamo da un dato incontrovertibile: il Movimento Cinque Stelle aveva una vittoria a portata di mano, in Sicilia, dopo la tragica e comica esperienza amministrativa di Crocetta.

Un’esperienza, questa, che aveva già dimezzato le possibilità del PD di riconquistare Palazzo D’Orléans, visto che il partito di Renzi era il primo socio di maggioranza della giunta Crocetta.

Se poi, a questo sommiamo, l’assenza di un candidato alternativo, forte e credibile, tanto da appoggiare lo sconosciuto rettore universitario Micari, e le divisioni interne, immancabili, va da sé che il Partito Democratico non era un competitor credibile, tant’è che lo stesso Renzi si è tenuto ben alla larga dalla campagna elettorale, non mettendoci né la faccia, né un suo tweet.

Tra i grillini e la vittoria restava solo il centrodestra, che non ha compiuto lo stesso errore capitolino; lì divisi e separati, hanno consegnato la vittoria alla Raggi, qui, invece, uniti e compatti, hanno portato in trionfo Nello Musumeci.

Che il M5S ci credesse veramente, lo dimostra il fatto che è da agosto che vive in campagna elettorale, battendo la Sicilia palmo a palmo, porta a porta, facendo scendere nell’isola tutto l’apparato del movimento, dai parlamentari, ai big, con Di Maio, Di Battista in prima fila, e non per comparsate, e persino, con Grillo e Casaleggio junior a partecipare attivamente alla campagna, pur di convincere più elettori possibili.

È naturale, che dopo lo spoglio delle urne, un minimo di delusione abbia colto il gruppo grillino, e che la dialettica, arma perfetta, da sempre utilizzata con forza, dai cinque stelle, abbia assunto toni aspri e duri. Compresa la mancanza di rispetto per l’avversario, divenuto un nemico da abbattere, con l’inevitabile assenza dell’onore delle armi.

Il problema, forse, è tutto qui. Dare la colpa sempre a qualcuno e non riflettere mai sui propri errori. Il pregiudizio nei confronti degli avversari politici, trasformati comicamente, in mostri da distruggere, nel loro videogame politico virtuale; la rabbia di non raggiungere l’obiettivo prefissato, ma convinti sempre, di essere i migliori su piazza.

Eppure, di errori ce ne sono stati, e tanti. Perché non si chiede Cancelleri, il motivo per cui non sia riuscito a convincere i tanti elettori indecisi, a sposare il suo progetto politico? Perché

limitarsi a condurre una campagna elettorale dai toni aspri e agguerriti, sempre contro un nemico?

Prima era Crocetta ed il PD, poi la politica siciliana che nulla vuol cambiare, con il loro trasformismo, poi Musumeci e le sue liste di impresentabili.

C’è sempre un nemico contro cui lottare, e zero proposte da portare, a parte qualche scivolone qua e là, che è errore madornale, poi, per chi fa della comunicazione un efficace un dogma.

Così, una vittoria possibile, è divenuta, poi, chimera, lasciando l’amaro in bocca a tutto il Movimento grillino.

E se, il buon Di Maio, con il suo bel vestitino da prima comunione, e quel faccino da furbetto, di chi ha ricevuto già tanto dalla vita, per non aver fatto nulla, e basterebbe leggersi il suo scarno curriculum per comprendere il valore di questa sua fortuna, si lamenta pure di quei tanti cittadini che astenendosi non hanno dato la possibilità ai Cinque Stelle di vincere in Sicilia, beh, dovrebbe anche ricordarsi che il suddetti cittadini non sono menti labili, e che basterebbe vedere i tanti guai vissuti nell’amministrazione di Roma, di Livorno, di Torino, e dei tanti piccoli e medi comuni dove governano, per comprendere che essere puliti e onesti non basta se poi si è inetti, incapaci e pure arroganti nella convinzione di avere sempre la risposta giusta, migliore di tutte le altre.

E se il problema, come afferma Cancelleri, è quello di “una vittoria contaminata dagli impresentabili”, allora dovrebbe spiegare il valore stesso di quell’impresentabili.

Chi gode di diritti politici, può decidere di candidarsi liberamente. Poi, se il problema, invece, è più etico e morale che legale, beh dovrebbe rivolgersi all’etica che è pressoché assente in politica, a prescindere dal colore dei partiti; e che, se un ragazzo di vent’anni si vuole candidare, lo può fare liberamente, e non dovrebbe rinunciare a tale opportunità solamente perché è figlio di un politico condannato. Poi potremmo discutere sull’opportunità della candidatura, che attiene alle proprie coscienze, ma, in Sicilia, a differenza del sistema elettorale appena promosso, il Rosatellum, vige il sistema delle preferenze, e che se il cittadino liberamente ha scelto di votare quella persona, si dovrebbe avere rispetto della sua scelta, a meno che non si sospetti il reato di scambio di voti, e, allora, più che labili accuse, dovrebbero rivolgersi alla magistratura.

Questo, ad onor del vero, proprio a sottolineare che le cosiddette preferenze, mantra di chi vuole candidature libere dai giochi delle segreterie di partito, non sono poi, assolutamente il sistema perfetto che si crede.

Per cui, i grillini, se vogliono veramente vincere le prossime elezioni nazionali, e governare questo malandato Stato, facciano un bel bagno d’umiltà, e inizino a tirar fuori proposte credibili per convincere l’elettorato che si astiene, e non cerchi, a tutti i costi, un nemico da abbattere.

Ne va della loro credibilità politica

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