LA CONTINUITÀ AZIENDALE NEL SISTEMA CONTABILE

Con la riforma della normativa sulla Crisi d’impresa, ad opera del D.Lgs. 14/2019, e la revisione del principio contabile OIC 11 è stato attribuito un particolare risalto al concetto di continuità aziendale. Infatti, è richiesto agli amministratori ed agli eventuali organi di controllo incaricati di monitorare la capacità dell’impresa di sostenere gli impegni finanziari dei periodi successivi e le prospettive di continuità aziendale.

L’articolo 2423-bis del Codice civile relativo ai principi di redazione del bilancio, prevede che la valutazione delle voci debba avvenire “nella prospettiva della continuazione dell’attività”, ovvero tenendo conto del fatto che l’azienda costituisce un complesso economico funzionante destinato alla produzione di reddito.

Nel maggio 2018 è entrato in vigore il principio contabile OIC 11 “Finalità e postulati del bilancio di esercizio” la cui struttura si presenta più snella e focalizzata sui postulati rilevanti che per la maggior parte derivano dalle disposizioni del codice civile.

Le modifiche principali ai postulati riguardano la prevalenza della sostanza sulla forma; la rilevanza delle informazioni; la prospettiva della continuità aziendale.

Nell’ambito dei principi contabili nazionali il tema è approfondito dall’OIC 11 – Finalità e postulati del bilancio d’esercizio. Il documento, con riferimento al tema della continuità aziendale disciplina l’orizzonte temporale interessato dalla valutazione della continuità; l’informativa da riportare in bilancio in presenza di rischi relativi alla continuità aziendale; l’impatto dei rischi di continuità aziendale sulle valutazioni di bilancio.

La continuità aziendale può essere intesa come l’attitudine dell’azienda a perdurare nel tempo mantenendo un equilibrio durevole, declinato nella sua triplice accezione di equilibrio economico, finanziario e patrimoniale.

Attualmente, il tema della continuità è ampiamente dibattuto, anche a causa della nuova disciplina in tema di crisi d’impresa. In particolare, il “Codice della crisi di impresa e dell’insolvenza” ora prevede la definizione di una serie di indicatori strumentali all’identificazione in via preventiva dello stato di crisi.

D’altro canto, il principio contabile OIC 11, con l’intento di formulare un framework di riferimento per le imprese che redigono il bilancio civilistico, nell’enunciare i postulati del bilancio, individua nella prospettiva della continuità aziendale un caposaldo imprescindibile, disponendo, di concerto con l’articolo 2423-bis, comma 1, numero 1 del Codice civile, che l’estensore del bilancio valuti, al momento della redazione, la capacità prospettica della società di continuare a costituire un complesso economico funzionante in un orizzonte temporale di breve periodo coincidente con i 12 mesi successivi.

La direzione aziendale, in presenza di significative incertezze sulla capacità di continuare a operare come un’impresa in funzionamento, deve verificare l’applicabilità del presupposto di continuità in bilancio e, se ritiene adottabile tale presupposto, mettere in evidenza tali incertezze nell’informativa di bilancio, nonché le motivazioni alla base dell’adozione del presupposto di continuità aziendale.

Al fine di determinare se è applicabile il presupposto dell’impresa in funzionamento, è necessario tenere in considerazione tutte le informazioni disponibili relativamente al prevedibile futuro, che dovrebbe essere almeno relativo, ma non limitarsi, ai 12 mesi dopo la data di riferimento del bilancio.

Si tratta di un elemento di particolare rilevanza, poiché l’orizzonte temporale di riferimento incide molto sulla valutazione del going concern. Un’impresa potrebbe essere in grado di sopravvivere per ancora un anno, ma potrebbero mancare, allo stato attuale, prospettive di continuazione dell’attività oltre l’esercizio successivo.

Laddove si richieda agli amministratori di valutare la possibilità dell’impresa di poter continuare l’attività almeno fino al termine dell’esercizio successivo, non può che intendersi che tale valutazione si basi su tutte le informazioni disponibili alla data in cui si effettua tale valutazione.

La redazione del bilancio sulla base del presupposto di continuazione dell’attività non può, in alcun modo, garantire che l’impresa non possa essere costretta a interrompere l’attività per ragioni non prevedibili alla data di redazione del bilancio in tali 12 mesi successivi.

Il grado di approfondimento dell’analisi richiesto agli amministratori, secondo lo IAS 1, dipende dalle specifiche circostanze in cui si trova ad operare l’impresa: se ha una storia di redditività e di facile accesso alle risorse finanziarie, la conclusione che il presupposto della continuità aziendale sia pertinente può essere raggiunta senza dettagliate analisi; in altri casi, la direzione aziendale potrebbe avere necessità di considerare una vasta gamma di fattori relativi alla redditività attuale e attesa, ai piani di rimborso dei debiti e alle potenziali fonti di finanziamento alternative, per poter ritenere che sussista il presupposto della continuità aziendale.

L’OIC 11 afferma che la presenza di incertezze sulla prospettiva di continuazione dell’attività può indurre la direzione alle seguenti conclusioni, in ordine crescente di rilevanza del rischio continuità; nella fattispecie, alla presenza di incertezze significative sulla continuità, ma non tali da pregiudicare la continuazione dell’attività; alla presenza di incertezze significative sulla continuità tali da fare ritenere che non vi siano ragionevoli alternative alla cessazione dell’attività, nonostante non si siano ancora accertate cause di scioglimento; all’accertamento di una causa di scioglimento di cui all’articolo 2484 del Codice civile.

Qualora a seguito di tale valutazione siano identificate significative incertezze sulla continuità ma non tali da pregiudicare la continuazione dell’attività, nella nota integrativa devono essere chiaramente fornite le informazioni relative ai fattori di rischio; alle assunzioni effettuate e alle incertezze identificate; ai piani aziendali futuri per far fronte a tali rischi ed incertezze; alle ragioni che qualificano come significative le incertezze esposte e le ricadute che esse possono avere sulla continuità aziendale.

Nei casi in cui la valutazione prospettica della capacità dell’azienda di continuare l’attività induca la direzione aziendale a concludere che, nell’arco temporale futuro di riferimento, non vi siano ragionevoli alternative alla cessazione dell’attività, pur non essendosi verificate cause di scioglimento di cui all’articolo 2484 del Codice civile, la valutazione delle voci di bilancio deve essere effettuata comunque nella prospettiva della continuazione dell’attività.

È però necessario, in tali casi, tenere conto, nell’applicazione dei principi di volta in volta rilevanti, del limitato orizzonte temporale residuo. Nella nota integrativa devono essere descritte tali circostanze e gli effetti delle stesse sulla situazione patrimoniale ed economica della società.

Nei casi in cui, ai sensi dell’articolo 2485 del Codice civile, sia accertata dagli amministratori una delle cause di scioglimento di cui all’articolo 2484 del Codice civile, il bilancio di esercizio deve essere redatto senza la prospettiva della continuazione dell’attività e si applicano i criteri di funzionamento, ma tenendo conto dell’ancor più ristretto orizzonte temporale.

Nell’esercizio successivo, qualora si fosse deliberata la messa in liquidazione, il bilancio non sarà, invece, redatto nell’ottica di un’impresa in funzionamento. In tali casi, la direzione deve indicare tale situazione, unitamente ai criteri in base ai quali esso è stato redatto e alla ragione per cui l’impresa non è stata considerata in funzionamento.

Per valutare le prospettive di continuazione dell’attività, la direzione è chiamata a valutare, in un determinato momento, l’esito futuro di eventi o circostanze per loro natura incerti.

I fattori da considerare ai fini di tale valutazione sono il grado di incertezza associato all’esito di un evento o di una circostanza aumenta significativamente quanto più l’evento, la circostanza ovvero l’esito si collocano in un futuro lontano; le dimensioni e la complessità dell’impresa, la natura e le circostanze della sua attività e la misura in cui è soggetta all’influenza di fattori esterni; qualsiasi valutazione sul futuro si basa sulle informazioni disponibili nel momento in cui è formulata. Eventi successivi possono dare luogo a esiti non coerenti con valutazioni che erano invece ragionevoli al momento della loro formulazione.

Nell’ambito nazionale è l’ISA Italia 570 ad occuparsi del problema del going concern e dei suoi effetti sulla relazione di revisione. L’ISA Italia 570, con il fine di orientare il comportamento del soggetto incaricato della revisione, definisce una serie di indicatori, di natura finanziaria e gestionale, la cui presenza, individuale o congiunta, può ingenerare dubbi in merito alla sussistenza del presupposto della continuità aziendale.

Gli indicatori di tipo finanziario enucleati all’interno del principio sono eterogenei e fanno riferimento da un lato a anomalie nei valori di bilancio e dall’altro, all’incapacità strutturale dell’azienda di far fronte ai propri impegni e alle proprie obbligazioni.

In merito agli indicatori finanziari della possibile mancanza di continuità, occorre considerare la situazione di deficit patrimoniale o di capitale circolante netto negativo; i prestiti a scadenza fissa e prossimi alla scadenza senza che vi siano prospettive verosimili di rinnovo o di rimborso; oppure eccessiva dipendenza da prestiti a breve termine per finanziare attività a lungo termine; gli Indizi di cessazione del sostegno finanziario da parte dei creditori; i bilanci storici o prospettici che mostrano flussi di cassa negativi; i principali indici economico-finanziari negativi; le consistenti perdite operative o significative perdite di valore delle attività utilizzate per generare i flussi di cassa; le difficoltà nel pagamento di dividendi arretrati o discontinuità nella distribuzione di dividendi; l’incapacità di pagare i debiti alla scadenza; l’incapacità di rispettare le clausole contrattuali dei prestiti; il cambiamento delle forme di pagamento concesse dai fornitori, dalla condizione “a credito” alla condizione “pagamento alla consegna”; l’incapacità di ottenere finanziamenti per lo sviluppo di nuovi prodotti ovvero per altri investimenti necessari.

Per quanto riguardano, invece, gli indicatori gestionali della possibile mancanza di continuità, si può considerare l’intenzione della direzione di liquidare l’impresa o di cessare le attività; la perdita di membri della direzione con responsabilità strategiche senza una loro sostituzione; la perdita di mercati fondamentali, di clienti chiave, di contratti di distribuzione, di concessioni o di fornitori importanti; le difficoltà con il personale; la scarsità nell’approvvigionamento di forniture importanti; la comparsa di concorrenti di grande successo; il capitale ridotto al di sotto dei limiti legali o non conformità ad altre norme di legge; i procedimenti legali o regolamentari in corso che, in caso di soccombenza, possono comportare richieste di risarcimento cui l’impresa probabilmente non è in grado di far fronte; le modifiche di leggi o regolamenti o delle politiche governative che si presume possano influenzare negativamente l’impresa; gli eventi catastrofici contro i quali non è stata stipulata una polizza assicurativa ovvero contro i quali è stata stipulata una polizza assicurativa con massimali insufficienti.

Con la riforma della crisi d’impresa disciplinata dal D. Lgs. 14/2019 il tema della continuità aziendale non è più soltanto una problematica da affrontare ai fini della redazione del bilancio d’esercizio o dei bilanci infrannuali, poiché la riforma della crisi d’impresa richiede di dotarsi di modelli organizzativi in grado anche di cogliere eventuali rischi di perdita della continuità aziendale.

Pertanto, amministratori e revisori/sindaci devono monitorare la capacità dell’impresa di sostenere gli impegni finanziari dei successivi sei mesi e le prospettive di continuità aziendale.

La disposizione sopra ricordata va letta congiuntamente alla nuova formulazione dell’articolo 2086 del Codice civile, anch’esso oggetto delle modifiche apportate dalla riforma della crisi d’impresa, che impone all’imprenditore collettivo l’adozione di un assetto organizzativo, amministrativo e contabile adeguato alla

natura e alle dimensioni dell’impresa, finalizzato alla rilevazione tempestiva della crisi dell’impresa e della perdita della continuità aziendale.

Le novità apportate dal Codice della crisi, quindi, amplificano e individuano con maggiore puntualità quali debbano essere le specifiche caratteristiche del controllo che devono svolgere gli amministratori.

L’assetto organizzativo deve essere infatti non soltanto adeguato, ma anche costruito in modo tale da riuscire a rilevare tempestivamente i segnali di una possibile crisi o di una possibile perdita della capacità della società di agire in condizioni di continuità aziendale.

Ed è proprio in questa ottica anticipatoria che gli organi di gestione (e dove previsti di controllo) dovranno effettuare le verifiche e rilevazioni in relazione all’assetto organizzativo di cui la società si è dotata.

La continuità è il punto di partenza per stabilire se l’azienda possa continuare a generare profitto e, soprattutto, provvedere alle obbligazioni assunte nei confronti dei creditori.

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