Italia: la nazione degli sport a velocità (e preferenze) differenziate

Lentamente si cerca di tornare alla normalità, anche se nel mondo scientifico ancora non c’è una visione comune sullo status del virus nel nostro paese, e ci si divide tra chi dice che ormai siamo fuori pericolo e chi invece mantiene ancora alti gli scudi.

Uno dei tanti settori colpiti è quello dello sport, che da solo genera quasi il 2% del prodotto interno lordo del nostro paese.

Se la chiusura è stata praticamente a velocità unica, le ripartenze dei vari sport sono invece a velocità molto diverse, e alle volte anche incomprensibili.

Oltre le tante velocità alle quali le varie discipline sportive fanno i test di ritorno alla normalità, sono tante le contraddizioni e le misure ridicole in atto per alcuni sport.

Partiamo dal tennis. I circuiti professionistici hanno praticamente cancellato tutti gli eventi in programma fino adagosto. Le linee guida FIT (Federazione Italiana Tennis) per la prevenzione dei contagi sono tutto sommato facilmente eseguibili e corrette, come la presenza a bordo campo di gel antibatterico, evitare di passare dallo stesso lato del campo al cambio e altre piccole accortezze simili. Quella che lascia un poco perplessi è l’obbligo di uso del guanto sulla mano non dominante solo per chi esegue il rovescio ad una mano, esentati i giocatori con il rovescio a due mani. Poco comprensibile la distanza di una sola settimana tra la ripartenza dei circoli e la possibilità di giocare il singolare e la ripartenza del doppio e del paddle. La misurazione della temperatura all’ingresso del circolo tramite termoscanner sulla fronte è abbastanza inutile: basta arrivare al circolo in bici o dopo una camminata che andando incontro al caldo estivo risulteranno tutti con temperatura della fronte sopra i 37,5 gradi Celsius e vedersi quindi negare l’entrata al circolo.
La Federazione Italiana Pallacanestro ha diramato il protocollo di ripresa delle attività: anche qui si prevede la misurazione delle temperatura corporea, la sanificazione degli impianti e la loro areazione, sessioni di allenamento a porte chiuse, designazione di un medico responsabile e di un delegato alla vigilanza COVID, non si può fare parte di gioco e ogni atleta dovrà avere un pallone da gioco “privato” a lui assegnato. Ora, è intuitivo che queste linee guida sono applicabili per la serie A e forse la B. Ma la società di quartiere che si allena in una palestra di una scuola che a malapena ha le porte antincendio operative troverà sicuramente difficile areare gli spazi come allenarsi, dato che non è possibile al momento usare gli impianti scolastici. Impianti che sono divisi spesso tra diverse società che praticano anche discipline diverse. La società di quartiere non potrà mai avere un medico responsabile, a meno che non si immoli, con i relativi rischi e per amor di prole, il genitore di qualche atleta. Queste linee guida rendono oggi impraticabile il ritorno alle attività per tante società del territorio, per tanti atleti, soprattutto giovani, e per tanti tecnici che hanno l’attività di allenatore come unica fonte di reddito.
Fermo restando che, a parte professionisti e semi-professionisti che hanno dei contratti da rispettare, non si sa per quanto un tecnico riesca a tenere in palestra dei ragazzi che possono solamente palleggiare e tirare a canestro a turno e ben distanziati.

La stessa identica sorte è toccata alla pallavolo, praticamente con le stesse direttive, che rendono ugualmente improponibile il rientro alle attività per tante società piccole e medie che non hanno una struttura di proprietà.
Tra l’altro restano annullati i campionati di ogni ordine e grado di entrambe le discipline. Potremmo fare esempi per quasi tutte le discipline, in particolare per i giochi sportivi di squadra. Tuttavia la vera differenza di velocità è con l’accanimento terapeutico perpetrato dalla Lega Calcio serie A e quella di Serie B, che vedranno ripartire i campionati il 20 giugno. In dubbio la serie C.

Insomma a pallavolo si può giocare solo contro il muro e a pallacanestro da soli con il canestro, a calcio invece, sport noto per non aver nessun contatto fisico durante il gioco, liberi tutti e si gioca. Certamente i soldi mandano l’acqua in salita, ma non ci si rende minimamente conto della quantità di persone che vive grazie allo sport di “basso” e di “medio” livello. Queste misure di sicurezza che valgono per tutti, ma poi all’atto pratico solo per alcuni, stanno soffocando il mondo degli sportivi dilettanti.
Così i ragazzi invece di incontrarsi in palestra e praticare lo sport da loro preferito con i loro compagni di squadra, si incontrano nei parchi e magari giocano lì, comunque senza rispettare le linee guida alle quali le società sportive devono sottostare, e comunque tenendo alto il rischio di contagio.

Fermo restando l’importanza della prevenzione e del contenimento del virus è altrettanto importante non lasciare i ragazzi delle categorie giovanili di ogni sport e disciplina allo sbando fino a data da destinarsi, ragazzi che comunque si incontrano e vengono a contatto nei posti pubblici o nelle abitazioni. L’importante qui, in Italia, è stato far tornare a prendere 10 milioni invece di 5 al calciatore X e far ripartire il business dei diritti televisivi, lasciando indietro tutti gli altri, lasciando indietro chi con 1000€ di compenso mensile e lavorando gratis nei fine settimana di partite, cerca faticosamente di far quadrare conti e passione. Lasciando indietro chi crea e da la possibilità ai futuri talenti di arrivare e di realizzarsi nell’alto livello.
Lasciando indietro lo sport. Quello vero.

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