GIOCHI NEGATI!

Tutto ha inizio intorno al XIX secolo nel quale “l’uomo bianco” si fa carico di civilizzare i cosiddetti “primitivi o indigeni” nel nome di una superiorità razziale. Il razzismo non nasce nello sport, ma lo contamina per scopi socio-politici. Nel 1900’ le Olimpiadi di Parigi furono vietate agli atleti di colore, che secondo le teorie razziali dell’epoca venivano considerati selvaggi ed incapaci di rispettare le regole delle discipline sportive. Nei giochi Olimpici del ’36 a Berlino, Hitler impedì la partecipazione agli atleti ebrei per poter affermare la tanto invocata superiorità della “razza ariana”. Le maggiori vittorie però in quel caso furono dell’atleta afro-americano Jesse Owens. È nel ’68 che arriva da Città del Messico la vera rivoluzione, la protesta contro la discriminazione razziale. Nel pugno chiuso sul podio di Smith e Carlos, c’era la battaglia per i diritti civili, in particolare afro-americani. Ad oggi il problema ancora esiste ed è vivo nell’ambito sportivo. Il recente episodio contro il calciatore del S.C. Napoli Kalidou Koulibaly, vittima di pesanti cori ed ululati della tifoseria nerazzura riapre la ferita. Non è lo sport ad incitare al razzismo, ma le idee razziste dei singoli individui che inquinano quest’ambito. Lo sport è disciplina, sana competizione che mira a stimolare l’individuo per migliorarsi e migliorare l’intesa di squadra. Per questo dovrebbe superare ogni tipo di discriminazione .Purtroppo siamo ancora lontani da quest’isola felice poiché lo sport in tutte le sue discipline sta diventando lo specchio del nostro tessuto sociale, siamo quindi tutti chiamati a riflettere ad educare le nuove generazioni al rispetto per la diversità !

 

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