Covid19, il virus che impone un cambiamento culturale nelle politiche pubbliche

Il dibattito sul nuovo coronavirus non può rimanere confinato all’ambito medico. In questi giorni di emergenza, abbiamo imparato che, durante una pandemia, gli aspetti legati all’organizzazione economica, sociale e culturale sono di cruciale importanza per capire, prevenire, curare. Torniamo là dove tutto ha avuto inizio, cioè a Wuhan, in Cina. In un articolo apparso lo scorso sabato 21 marzo su “La Repubblica”, Jared Diamond e Nathan Wolf, rispettivamente un biologo e un virologo, hanno sottolineato come alcune pratiche della cultura materiale cinese abbiano giocato un ruolo fondamentale nella propagazione di Covid-19. Accanto ai famigerati mercati di animali non convenzionali, quelli in cui venivano commercializzati pipistrelli, serpenti, nutrie e così via e che poi sono stati chiusi per ordine del Governo di Pechino solo dopo l’ennesima epidemia (altre simili, come la Sars, pare abbiano avuto origine dallo stesso serbatoio animale), rimane florido e funzionante il settore della medicina tradizionale, che fa largo uso di animali selvatici per la realizzazione di medicamenti di vario genere. In Cina, come in altre parti del mondo, pare vigere il motto di Leibniz secondo cui “la natura non fa salti”. Diamond e Wolf sottolineano con preoccupazione come “il governo cinese non ha vietato l’altra grande via di contatto tra l’uomo e gli animali selvatici: il commercio di animali vivi da utilizzare nella medicina cinese. È un commercio enorme che comprende molte specie animali e ha moltissimi utenti. Ad esempio, le scaglie dei pangolini, piccoli mammiferi che si nutrono di formiche, sono utilizzate a tonnellate nella medicina cinese tradizionale per combattere febbri, infezioni dermatologiche e veneree. Dal punto di vista di un microbo ospite di un mammifero che attende l’occasione per infettare l’uomo, non fa differenza se gli umani acquistano l’animale per uso alimentare in un mercato o per uso tradizionale da un altro canale commerciale”. In un passaggio di una lunga lettera dei medici dell’ospedale Giovanni XXIII di Bergamo al prestigioso British Medical Journal, i camici bianchi, tra i più colpiti dal contagio (oggi si contano 46 morti tra i dottori), chiariscono come l’organizzazione della sanità lombarda – secondo altri professionisti, una sanità verticistica e aziendalizzata – contribuisca alla diffusione del virus. I sanitari sottolineano: “l’inadeguatezza del modello ospedalo-centrico per far fronte ad epidemie di questa portata, com’è diventato evidente dopo la chiusura di interi ospedali in Italia per la diffusione dell’infezione tra medici, infermieri e pazienti. Errore fatale è stato e in taluni casi rischia di continuare ad essere l’assenza di percorsi dedicati esclusivamente al Coronavirus quanto ad accesso, diagnostica, posti letto e operatori sanitari. Inoltre, va chiarito che nessuna epidemia si controlla con gli ospedali, come si è forse erroneamente immaginato: è sul territorio che va espletata l’identificazione dei casi con test affidabili ma anche con rapidi kit di screening e la sorveglianza con la tracciabilità dei contatti, il monitoraggio e l’isolamento.” Il riferimento al territorio rinvia ad un’altra questione molto rilevante in questi giorni drammatici, come l’urgenza di riorganizzare un sistema di profilassi precoce e a domicilio in un’ottica di prevenzione. Rischia di essere infatti incalcolabile il numero delle persone che muoiono in casa senza che sia stata accertata l’infezione da Covid19. Forse per alcuni ammalati, una diagnosi precoce, cure opportune, monitoraggio con l’ausilio degli strumenti della telemedicina avrebbero potuto contribuire a scrivere un epilogo meno tragico. D’altra parte, gli esempi di buone pratiche mediche e organizzative, centrate sul principio del community-care, sono diffusi nel mondo, sono noti, e soprattutto sarebbero del tutto coerenti con i diritti costituzionalmente riconosciuti in Italia alla salute e all’assistenza sociale (artt. 32 e 38 della Costituzione).Anteprima immagine

Foto tratta dal sito it.freepik.com

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