Arriva la manovra partorita dal governo giallo-verde con l’aiuto di Bruxelles. Ecco il fact checking alla lista delle cose fatte, presentata da Di Maio

Se il governo pentastellato-leghista doveva essere il governo del cambiamento, allora possiamo affermare che così è stato, il cambiamento è nei fatti e nelle prassi adottate… che poi cambi poco o nulla la realtà in cui viviamo, beh quello cambia poco!

Finalmente ‘habemus manovram’! Perché è stata, con mille difficoltà, partorita, e presto sarà pure approvata.

Fin qui nulla di particolare, se non consideriamo il modus operandi del tutto straordinario per giungere alla sua scrittura. Infatti, quella redatta dal governo nel mese di settembre, è stata praticamente stracciata, rimangiata, cancellata del tutto per essere riscritta sotto dettatura di Bruxelles. D’altra parte quella ideata dal governo assomigliava più al libro dei sogni impossibili che a una manovra di governo: crescita all’1,5, sforamento del deficit al 2,4%, con dentro Flat tax, reddito di cittadinanza, pensione di cittadinanza, superamento della legge Fornero, e quota 100. In pratica tutte le promesse elettorali fatte dai due partiti durante la campagna elettorale e grazie alle quali hanno ottenuto una valanga di voti.

Ma si sa, in matematica, come in economia, 1 più 1 fa sempre 2, non c’è fantasia creativa che tenga, e i conti dello Stato non fanno eccezione.

Così Bruxelles ha storto il naso, ha alzato la voce e minacciato una procedura d’infrazione, che avrebbe ridotto l’Italia similmente alla Grecia sotto la Troika.

E le iniziali minacce di risposta di Salvini e Di Maio – la famosissima battuta sulle letterine di Babbo Natale, il ‘menefrego’ e il ‘non ci facciamo scrivere la manovra da Bruxelles’ – nel tempo sono divenute sempre più un piegarsi alla volontà altrui, al rispetto dei patti scritti, alle trattative serrate abbassando i toni polemici, passando dall’’assolutamente no’ al ‘ma anche’.

E così si è arrivati alla nuova manovra riscritta interamente dal Governo sotto dettatura di Bruxelles – e già questo è un primo sostanziale cambiamento – quasi in dirittura d’arrivo, visto che il bilancio deve essere approvato entro la fine dell’anno.

Ed ecco la seconda novità: le commissioni parlamentari hanno discusso per mesi una manovra finta, e ora che quella vera c’è, non c’è più il tempo per la discussione; si va direttamente al voto parlamentare, con un maxiemendamento su cui sarà apposta la fiducia. Altro che democrazia parlamentare, altro che libertà d’espressione e di giudizio, siamo giunti al ‘prendere o lasciare’, trasformando il Parlamento in un passacarte dell’azione di governo. Un vero capolavoro per i populisti sovranisti!

Ma veniamo alla manovra di bilancio per capire cosa è cambiato, e perché il giovin Di Maio abbia esultato sul suo profilo Facebook.

Intanto la previsione della nostra crescita economica è stata ridotta dall’1,5% a un più realistico 1%, il che vuol dire che se l’economia globale non tirerà come si spera, l’Italia rischia di finire in recessione, altro che povertà abolita!

Poi, lo sforamento concesso da Bruxelles è passato dal 2,4% chiesto dal nostro baldanzoso governo, al 2,04%. Sembrano numeri insignificanti, questi, inezie da zero virgola qualcosa –

come ha affermato più volte Salvini – ma si traducono nei fatti con i miliardi, in più o in meno, da spendere per la crescita, e non sono pochi.

E veniamo alla sostanza della manovra, quello che c’è scritto e che ha fatto esultare Di Maio, Salvini e Conte, convinti di aver ottenuto tutti i punti qualificanti delle loro promesse elettorali.

Basterebbe fare il fact checking alla lista delle cose fatte che Luigi Di Maio, con orgoglio, ha pubblicato sulla sua pagina Facebook, scorrendola voce per voce.

* Nessun aumento dell’Iva. Fatto! (Fatto?)

Il governo nella manovra ha dovuto apporre delle garanzie tecniche, come appunto l’aumento dell’Iva, se i conti nei prossimi anni non tornano. Lo avevano già fatto i governi precedenti, è una prassi comune, tant’è che lo stesso governo in carica ha già ‘sterilizzato’ i possibili aumenti d’Iva usati come garanzia dal precedente governo. Fin qui nulla di anomalo. L’anomalia risiede nell’entità di tali aumenti, maggiore rispetto a quelle utilizzate precedentemente. Oggi l’aliquota è al 22%, se non ci saranno nuovi interventi nel prossimo anno, passerebbe al 25% nel 2020 e al 26,5% nel 2021, mica bruscolini!

* Aumento delle pensioni minime / Reddito di cittadinanza. Fatto! (Fatto?)

È l’argomento principe del Movimento Cinque Stelle, quello più atteso dai suoi elettori. C’è ma come? Nel 2019 sono stati stanziati 6,7 miliardi che dovranno coprire entrambi i provvedimenti, una cifra sostanzialmente molto più ridotta rispetto alle intenzioni iniziali, che inevitabilmente ridurrà anche la platea che ne beneficerà. Mancano ancora i decreti attuativi che stabiliranno modalità e prerogative dei beneficiari, ma sappiamo già che partirà a fine marzo, giusto poco prima delle elezioni europee.

* Quota 100 per superare la Fornero. Fatto! (Fatto?)

L’argomento principe della Lega c’è, anche se ridotto nei numeri rispetto agli enunciati iniziali – si sa, la coperta è cortissima. Mancano ancora i decreti attuativi, ma sappiamo che resterà in vigore per tre anni, fino al 2021, e conosciamo pure il suo meccanismo: si potrà andare in pensione con almeno 62 anni d’età e 38 di contributi.

* Aumento pensioni d’invalidità. Fatto! (Fatto?)

Più che di vero aumento ci sarà una loro rivalutazione al 100% rispetto all’inflazione. Il che è sempre meglio di niente.

* Taglio delle pensioni d’oro. Fatto! (Fatto?)

Riguarderanno solo le pensioni superiori ai 100 mila euro lordi l’anno, non coperte dai contributi versati durante la vita lavorativa. Gli assegni pensionistici saranno tagliati in modo progressivo, con diversi scaglioni: taglio del 15% per una pensione compresa tra i 100 mila e 130 mila euro, per arrivare a un taglio massimo del 40% per pensioni superiori ai 500 mila euro. Il taglio avrà una durata di cinque anni – non sarà quindi strutturale – per non incorrere in rischi di incostituzionalità.

* Taglio ai fondi per l’editoria. Fatto! (Fatto?)

Il taglio riguarderà solamente i giornali gestiti da cooperative o enti senza fini di lucro, ma non le grandi imprese dell’editoria quotate in Borsa, a cui non spetterebbero comunque i contributi. Per il 2019 il taglio sarà del 20%, nel 2020 del 50%.

* Esclusione della Bolkestein. Fatto! (Fatto?)

Viene rinviato di quindici anni l’obbligo di messa a gara delle concessioni balneari, rispetto alla famigerata direttiva europea Bolkestein, ma resta l’obbligo di gara per le concessioni dei venditori ambulanti.

* Taglio di mezzo miliardo delle spese militari. Fatto! (Fatto?)

La manovra prevede una riduzione di 60 milioni di euro annui a partire dall’anno 2019, e di ulteriori 531 milioni di euro nel periodo dal 2019 al 2031. Quindi un taglio spalmato su tredici anni!

* Tempo prolungato nella scuole. Fatto! (Fatto?)

Verranno stanziati fondi per assumere 2 mila maestri elementari in più; per le modalità di incremento del tempo pieno nella scuola primaria dobbiamo attendere il futuro decreto del Ministero dell’Istruzione.

* Taglio del 30% dei premi Inail per le aziende. Fatto! (Fatto?)

La manovra prevede un taglio di 410 milioni per l’anno 2019, 525 milioni per l’anno 2020, 600 milioni per il 2021, dei contributi che le aziende versano al fondo Inail, sfruttando il surplus che l’istituto ottiene ogni anno a causa dell’eccedenza tra i versamenti e le prestazioni erogate. Certamente un piccolo, significativo sgravio fiscale per le imprese, ma nessun investimento per la sicurezza sul posto di lavoro.

* 10 miliardi e mezzo per il dissesto idrogeologico. Fatto! (Fatto?)

È previsto in finanziaria lo stanziamento, però spalmato su quattordici anni (2019/2033).

* 1,5 miliardi per truffati dalle banche. Fatto! (Fatto?)

Viene creato il Fondo Indennizzo Risparmiatori, a sostegno dei truffati dalle banche, con una dotazione annua di 525 milioni di euro, per il triennio 2019/2021.

* Assunzione di 12 mila persone per pulizie nelle scuole. Fatto! (Fatto?)

Più che assunzioni si tratta di stabilizzazioni di chi faceva già questo mestiere da esterni. Ieri lavoravano per le cooperative vincitrici degli appalti, da domani verranno assunti direttamente dal Ministero dell’Istruzione, ma nessun posto di lavoro in più!

* Abolizione del Sistri per le imprese. Fatto! (Fatto?)

Il Sistri è il sistema di controllo della tracciabilità dei rifiuti, finanziato tramite un contributo a carico delle imprese. Creato nel 2009, ma mai entrato a regime, perché ogni governo ne ha sempre rinviato la sua attuazione, ora viene definitivamente cancellato.

* Dimezzamento Imu sui capannoni industriali. Fatto! (Fatto?)

Più che dimezzamento della tassa viene raddoppiata la quota Imu, dal 20% al 40%, che può essere dedotta dall’Ires e dall’Irpef. Meglio di niente.

* Aumento fondi alla ricerca. Fatto! (Fatto?)

Si tratta di un aumento minimo (10 milioni in più) per il finanziamento degli enti di ricerca. Poca cosa rispetto ai proclami iniziali.

* 1 miliardo di euro venture capital start up innovative. Fatto! (Fatto?)

Più che nuovi incentivi per le imprese innovative, sarà una detrazione fiscale dall’imposta di reddito pari al 30% dell’investimento.

* 6.000 euro di incentivi auto elettriche. Fatto! (Fatto?)

In finanziaria sono stati stanziati 60 milioni di euro per il 2019, e 70 milioni di euro annui per il biennio 2020-2021, per l’acquisto di un’auto elettrica. Il tutto finanziato con l’ecotassa prevista sui veicoli più inquinanti.

* 1 miliardo di euro in più alla Sanità. Fatto! (Fatto?)

Il Fondo Sanitario Nazionale, nel 2019, sarà di 115 miliardi di euro, uno in più rispetto al 2018. Tale aumento però, è frutto di una decisione già presa d’intesa, nel 2017, tra il precedente governo e le Regioni., quindi nulla di nuovo.

Ora, ‘gira si la voi girà, canta si la voi cantà’, come la metti la metti, in questa manovra non c’è più traccia della flat tax, né del superamento della legge Fornero, né soprattutto, non si vedono gli incentivi per le imprese, per le nuove assunzioni, oppure sgravi fiscali sostanziali, o anche investimenti per rilanciare l’economia e i consumi. È tutto una mancetta di qua, una di là, un contentino a destra, e uno a sinistra; poca cosa rispetto alle necessità del nostro malandato Paese. Ma contenti loro… scontenti tutti noi!

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