Arrestato! Finalmente la giustizia italiana abbraccia il latitante Cesare Battisti

La vita avventurosa da primula rossa di Cesare Battisti ha visto finalmente la sua fine domenica scorsa, quando è stato arrestato a Santa Cruz, un piccolo paese boliviano, da una squadra speciale dell’Interpol, con agenti boliviani, italiani e brasiliani.

E stamattina è già sbarcato a Ciampino pronto per essere condotto al carcere di Olbia, dove inizierà a scontare la sua pena, in regime di isolamento diurno per i prossimi sei mesi,

Si chiude così un capitolo della nostra recente storia repubblicana, e una latitanza rumorosa che tra strappi continui, illusioni e vane speranze e altissime coperture politiche, si è protratta per quasi quarant’anni.

Battisti finalmente inizierà a pagare per i suoi misfatti, dopo aver goduto di una sorta di ingiusta vacanza, in Francia prima, in Messico poi, e infine sulle spiagge brasiliane, usufruendo di una protezione politica e non solo, sotto molti aspetti immeritata e immotivata.

Nessun accanimento né vendetta nei suoi confronti, ma finalmente la sua immagine viene spogliata dall’aura di combattente rivoluzionario per ridurla a ciò che realmente è: un delinquente assassino ammantato di fede politica.

Perché Cesare Battisti questo è stato: la giovinezza passata entrando e uscendo dal carcere, accusato di furti, rapine, ma anche di un sequestro di persona e di aggressione a un sottoufficiale dell’esercito; poi l’incontro, nel carcere di Udine, con Arrigo Cavallina, l’ideologo dei Pac, il gruppo eversivo dei Proletari armati per il comunismo, il terzo più pericoloso ed efferato tra le frange della sinistra extraparlamentare, dopo le Br e Lotta Continua.

Con lui Cesare Battisti abbraccia la causa della lotta politica armata, trova uno scopo nella sua vita, una ragion d’essere. Le rapine a banche e supermercati che effettueranno i Pac verranno così giustificate come esproprio proletario. Ma la lotta conduce anche a omicidi e vere e proprie esecuzioni, che non possono essere giustificate con l’ideologia politica.

Cesare Battisti si è trasformato da anonimo delinquentello a vero e proprio terrorista rosso, uno tra i simboli del cruento periodo storico italiano racchiuso sotto il nome di ‘anni di piombo’.

E per essere stato l’esecutore materiale dell’omicidio di Andrea Campagna, agente della Digos di Milano, ucciso il 19 aprile del 1978, per aver preso parte all’omicidio di Antonio Santoro, maresciallo del carcere di via Spalato, per essere stato il mandante e l’ideatore della rapina alla gioielleria milanese dove trovò la morte il proprietario, Pierluigi Torregiani, e per aver fornito copertura armata alla rapina alla macelleria di Mestre, dove venne ucciso il titolare, Lino Sabbadin, Cesare Battisti fu condannato all’ergastolo.

E questo è il punto nodale di tutta la vicenda: la primula rossa dei Pac non è stato punito per le sue idee politiche, o per la sua lotta politica, anche se terroristica ed eversiva, ma per aver ammazzato a sangue freddo un poliziotto, e per aver partecipato, a diverso titolo, all’assassinio di altre tre persone, mentre effettuava i suoi presunti ‘espropri proletari’ sottoforma di rapine.

Ma di carcere, Battisti ne fa poco o nulla. Fuggito rocambolescamente dal carcere di Frosinone, si rifugia in Francia, terra che amorevolmente ha offerto protezione e asilo a tantissimi terroristi rossi, grazie alla cosiddetta dottrina Mitterrand, per cui la Francia poteva rifiutare l’estradizione se il Paese richiedente aveva un sistema giudiziario considerato poco rispettoso degli standard di libertà fissati da Parigi stessa.

Battisti resterà clandestino un anno in Francia, per poi fuggire in Messico, dove vivrà fino al 1990. Ritornerà nuovamente in Francia, protetto e coccolato, neanche fosse un perseguitato politico, e inizierà la sua vita di romanziere e intellettuale, almeno fino al 2014, quando la Francia si risveglia dal torpore ideologico, e concede l’estradizione del criminale Battisti all’Italia.

Ma Cesare Battisti già non c’è più, già è fuggito via, dissolto nel nulla, grazie alle sue potenti amicizie. Lo ritroveremo in Brasile, dove inizierà una nuova vita, anche qui protetto dai suoi amici intellettuali e politici, gli stessi che avevano, negli anni, firmato diversi appelli in suo favore, contro ogni richiesta di estradizione.

Sarà Lula l’ultimo suo alleato, quello che ha respinto l’ennesima richiesta di estradizione, ma caduto in disgrazia lui, è cambiato il vento per Battisti e le richieste italiane si sono fatte sempre più pressanti.

Così quando il neo governo brasiliano guidato da Bolsonaro ha concesso l’estradizione, Battisti di nuovo è fuggito via, sparito nuovamente nel nulla. Ma questa volta la latitanza è durata poco, per lui, un mesetto circa. Individuato in Bolivia, lo hanno tenuto sotto controllo, per giorni, seguendo ogni suo movimento e spostamento, finché non si è avuta la certezza che l’uomo con barba e baffi che gironzolava per Santa Cruz non era altri che Cesare Battisti. Solo a quel punto sono scattate le manette, e il repentino ritorno in Italia, per essere consegnato alla giustizia.

Lo aspetta paziente, una condanna all’ergastolo, che dopo quasi quarant’anni di vacanza, finalmente potrà scontare, magari per intero, senza premi e sconti.

Certo passare dalle spiagge di Copacabana alla grigia cella di un carcere non sarà semplice per lui, ma avrà tutta una vita per abituarcisi

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