70 anni fa la tragedia di Superga e l’addio al Grande Torino

Sono passati 70 anni da quel drammatico 4 maggio 1949, il giorno in cui l’intera squadra del Grande Torino – oltre ai dirigenti, agli accompagnatori e a tre giornalisti italiani – perse la vita in un tragico incidente aereo che ancora oggi il mondo del calcio – e l’opinione pubblica nostrana tutta – non può dimenticare.

Il cielo su Torino era particolarmente nuvoloso quel pomeriggio, la pioggia scrosciava fitta e la visibilità era sensibilmente ridotta. La squadra granata si apprestava a fare ritorno nel capoluogo piemontese dopo la trasferta di Lisbona che il 3 maggio l’aveva vista protagonista di un amichevole contro il Benfica. Erano le 17:03 quando il pilota dell’I-ELCE delle Avio Linee Italiane, con a bordo 27 passeggeri, eseguì la manovra che avrebbe dovuto aggirare la Basilica di Superga, sita sull’omonima collina torinese, per riportare la squadra a casa; tuttavia – forse a causa delle pessime condizioni atmosferiche o forse per un difetto dell’altimetro – il conducente si ritrovò l’altura direttamente davanti invece che alla sua destra, come invece aveva previsto. Risultando tardivo ogni tipo di intervento, lo schianto fu inevitabile: alle 17:05 i contatti con il velivolo risultarono definitivamente persi.

Dei 31 individui presenti sull’aereo – compresi i 4 membri dell’equipaggio – nessuno si salvò. Il Torino quell’anno vinse il campionato a tavolino e nelle ultime partite sia la squadra granata sia le avversarie misero in campo le formazioni giovanili. L’eco della tragedia fu indescrivibile, tanto che l’anno successivo la Nazionale italiana, in occasione della Coppa del mondo, decise di raggiungere il Brasile tramite una nave.

I funerali della squadra si celebrarono il 6 maggio dopo che a Vittorio Pozzo – Commissario Tecnico della Nazionale– era spettato l’ingrato compito di riconoscere i corpi dei giocatori. A Palazzo Madama (Torino) quel giorno accorsero circa 500 mila persone, tifose e non, per dare l’ultimo saluto commosso agli “Invincibili”, coloro che – sotto la prospera presidenza di Ferruccio Novo – erano riusciti a vincere cinque campionati di fila (e forse senza la Guerra gli scudetti sarebbero stati anche di più) facendo sognare tanti italiani e lasciandone a bocca aperta molti altri. Il clima di quei giorni, che di primaverile aveva ormai ben poco, fu reso sapientemente su carta da Indro Montanelli in un articolo del 7 maggio per il Corriere della Sera: “Gli eroi sono sempre immortali agli occhi di chi in essi crede. E così i ragazzi crederanno che il Torino non è morto: è soltanto in trasferta”.

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