Ci sono dimore che vanno oltre la funzione dell’accoglienza, diventando custodi di memorie e di storie che si intrecciano con la vita del territorio. Ad Acquafredda di Maratea, lungo un tratto di costa fra i più suggestivi della Basilicata, sorge una residenza che da più di un secolo attraversa trasformazioni e incontri: oggi è Villa Cheta, raffinata casa d’ospitalità capace di coniugare il respiro liberty delle origini con la leggerezza di un’accoglienza misurata e discreta. Per comprenderne l’anima occorre però tornare indietro nel tempo, quando questa dimora, allora Villa Marsicano, divenne il luogo del ritorno e della progettualità di una famiglia che seppe portare lontano il nome di Maratea.
Giovanni Marsicano, partito per il Brasile nel 1874, costruì oltreoceano una solida posizione economica e culturale, fondando a Porto Alegre il giornale “L’Italiano” e stringendo legami autorevoli. Rientrò in Italia con la moglie Angela Muccillo nel 1907 e acquistò terreni e una villa che sarebbe diventata il nucleo originario dell’attuale residenza. Su quei pendii piantò frutteti e circa ottomila vitigni, soprattutto di lacrima Christi, raggiungendo in pochi anni una produzione di vino pregiato che ottenne riconoscimenti in esposizioni internazionali a Napoli, Roma, Barcellona, Parigi, Londra e Montevideo. L’eco di quei successi accompagnò per lungo tempo la vita della casa, teatro di ricevimenti e di scelte imprenditoriali lungimiranti.
Dopo decenni, nel 1980, un nuovo gesto d’amore diede futuro a queste mura: la famiglia Aquadro ne rilevò la proprietà, valorizzando l’architettura liberty e trasformandola in un piccolo hotel di charme. La misura rimase un principio: contenere il numero delle camere per custodire l’equilibrio della “Casa”, preservandone il tono intimo. Oggi gli ambienti conservano la grazia dell’epoca – lampadari di Murano, lampade Art Nouveau, tende ricamate a mano, mobili d’epoca – dialogando con pezzi di design contemporaneo scelti con cura. Ne nasce una continuità stilistica che non indulge alla nostalgia, ma la impiega come una cornice dentro cui collocare comfort e funzionalità di oggi.
Le ventidue camere hanno ciascuna una propria fisionomia. Le Classic, romantiche e ordinate, affacciano su piccoli giardini di ulivi e piante grasse; le Classic vista mare aprono finestre sul Golfo di Policastro; le Superior, più ampie, guardano alla piscina o al giardino e possono accogliere famiglie; le Superior vista mare aggiungono la profondità dell’orizzonte; la Junior Suite separa camera e salottino, elevando la privacy; la Suite, con soffitto ottocentesco affrescato e terrazzino privato di dieci metri quadrati, offre la possibilità di accedere a una terrazza riservata che si affaccia sul mare. Stoffe pregiate, pizzi, antichi specchi e dotazioni contemporanee compongono un lessico fatto di dettagli: un modo di abitare che richiama la dimora privata più che l’albergo formale.
All’esterno, il giardino mediterraneo accompagna una piscina naturale pensata per integrarsi nel contesto. Costruita in pietra, dotata di tappeto touch e sterilizzata attraverso un controllo elettronico di ultima generazione che impiega sale marino e processi di fotosintesi, evita l’uso del cloro e restituisce un’acqua limpida, priva di odori, delicata per la pelle. Tra mirti, limoni, rose e bouganville si ritrovano angoli di quiete e un percorso morbido per il bare footing: camminare a piedi nudi diventa un esercizio di presenza, un invito a rallentare. Una scalinata conduce in pochi minuti alla spiaggia di Porticello; poco più in là, in auto, si raggiungono la spiaggia Nera o l’Anginarra, ciascuna con un carattere distinto e una luce diversa nelle varie ore del giorno.
Il ristorante è un capitolo centrale. La cucina, leggera e moderna, abbraccia la tradizione regionale senza indulgere all’ovvio. Lo chef Giuseppe Di Leva costruisce menu che uniscono i profumi dell’orto mediterraneo e i “frutti” del mare con una precisa geografia degli ingredienti: peperoni cruschi di Senise, pistacchi di Stigliano, fagioli di Sarconi, formaggi delle aree interne. Tra i piatti, i ravioli di baccalà con pistacchi e peperoni, gli straccetti di pasta fresca al timo con legumi e frutti di mare, le carni di capretto e agnello; a chiusura, crostate di frutti di bosco, torte di ricotta e mandorle, capresi, sorbetti e semifreddi di agrumi, dolci di mele o more, tutti rigorosamente di produzione interna. Le terrazze panoramiche accolgono cene a lume di candela e aperitivi al tramonto: pecorino di Moliterno con focaccine al pomodoro, zucchine con alici, bignè ai broccoletti, melone giallo con prosciutto e menta, frittelline di baccalà, uva con prosciutto affumicato. La colazione, servita sul patio che guarda il mare, è un rito composto con prodotti locali: miele millefiori di Ajeta, marmellate e confetture di Buonvicino, yogurt al naturale di Massa di Maratea, torte artigianali di giornata, cereali, frutta fresca, oltre a un assortimento salato con ricottine, formaggi, verdure e uova.
L’ospitalità si estende alle esperienze. I corsi di cucina avvicinano alle radici gastronomiche locali – una “cooking therapy” che passa dal riconoscimento del pesce fresco alla preparazione di una zuppa saporita – mentre le degustazioni guidano tra gli Aglianico e altri vini del Sud per comprendere sfumature e abbinamenti. Chi desidera l’acqua trova un veliero di sedici metri con cui navigare per un’intera giornata lungo le calette; chi cerca l’adrenalina può dedicarsi al rafting sul Lao, nel Parco del Pollino; chi ama la profondità sceglie il diving a Cersuta, a Torre Caina o intorno all’isola di Santo Janni, dove i fondali conservano uno dei più ricchi giacimenti di anfore e ancore d’età romana.
Per chi preferisce la terra, le passeggiate lungo antichi sentieri rivelano una botanica generosa – primule palinuri e macchia mediterranea – e conducono verso borghi come Rivello e Trecchina, balconi naturali sull’Appennino Campano‑Lucano‑Calabro. La bicicletta è un ulteriore modo di leggere il paesaggio: percorsi accessibili per chi inizia, itinerari impegnativi per chi cerca dislivelli e silenzi; istruttori qualificati accompagnano e consigliano. A mezz’ora dalla villa si organizzano anche gite a cavallo: spiagge deserte al tramonto o tratturi che risalgono verso i monti per ritrovare profumi resinosi e orizzonti larghi.
Alcune proposte hanno un taglio contemplativo. I massaggi, costruiti come percorsi di ascolto, impiegano oli essenziali della linea Blue Basilikos – bergamotto e foglie di basilico ricche di vitamine B1, B2 e B3 – per accompagnare un rilassamento che passa dal corpo alla mente. Lo yoga in riva al mare è pensato in tre lezioni: “stato fisico”, per imparare a mollare la presa; “stato mentale”, per entrare in un’attenzione vigile; e il terzo stadio, in cui si sperimenta il silenzio interiore quando i tumulti si acquietano. C’è poi il piacere della lettura: titoli lasciati sui comodini, su una cassapanca o in camera invitano a scambi spontanei, piccoli passaggi di testimone fra viaggiatori. Infine, la digital detox su richiesta: smartphone e tablet vengono affidati alla reception, e il tempo si apre a escursioni nel Pollino, ai borghi o alle spiagge senza notifiche.
Il territorio amplia il racconto. Maratea – Thea Maris per i Greci – offre trentadue chilometri di costa variegata, con grotte, secche e insenature. L’isolotto di Santo Janni deve il nome a una cappella dedicata a San Giovanni e ospita, oltre alle testimonianze romane nei fondali e alle vasche per il garum, un fenomeno zoologico curioso: il cosiddetto “Drago di Santo Janni”, la lucertola Podarcis sicula paulae, tutelata specificamente. Lungo la costa resistono i resti di sei torri di avvistamento – Crini, Acquafredda, Apprezzami l’Asino, Caina, Filocaio, Santa Venereo – memoria di un sistema difensivo rivolto al mare. La più nota, Torre “Apprezzami l’Asino”, richiama un aneddoto legato all’antica strada stretta tra Sapri e Maratea, quando, per far passare i carichi, si era costretti a stabilire quale animale avesse minor valore. La Torre di Acquafredda, voluta nel 1566 e completata nel 1595, oggi è un rudere; aveva pianta quadrata con base troncopiramidale piena e architravi con caditoie in controscarpa.
Sul Monte San Biagio, il Castello di Maratea evoca il più antico insediamento urbano del territorio, mentre la statua del Cristo Redentore, opera dello scultore fiorentino Bruno Innocenzi, venne innalzata nel 1965 nel punto in cui si ergeva una croce in pietra. Per un curioso effetto ottico legato alla configurazione del volto, da lontano sembra rivolgere lo sguardo verso il mare. A breve distanza, la Grotta delle Meraviglie – la grotta turistica più piccola d’Italia – offre una sala unica di circa settanta metri di lunghezza per venti di larghezza e un’altezza media di sette metri, raggiunta passando da una galleria artificiale di quasi sei metri sotto la statale SS 18 e scendendo fino a otto metri di profondità rispetto all’ingresso. Sulla costa di Cersuta lo Sky Walk regala un’estensione panoramica spettacolare; nelle Dolomiti Lucane, tra Castelmezzano e Pietrapertosa, il Volo dell’Angelo consente un sorvolo in imbracatura tra due vette; a Sasso di Castalda, due ponti tibetani sospesi – il secondo lungo trecento metri e alto circa centoventi – compongono il percorso “Ponte alla Luna”.
La Basilicata è terra di cinema: dal secondo dopoguerra a oggi più di quaranta film hanno trovato qui scenari ideali, dai Sassi di Matera – città antichissima, dichiarata Patrimonio Mondiale UNESCO nel 1993 e proclamata poi Capitale europea della cultura – alle coste tirreniche. Titoli come “Il vangelo secondo Matteo”, “Basilicata Coast to Coast”, “The Passion of the Christ”, “Io non ho paura” hanno restituito, in registri diversi, la potenza visiva e la duttilità narrativa di questi paesaggi.
La memoria della villa affiora anche nella parola poetica. Vito Riviello, nato a Potenza nel 1933 e ospite più volte della casa, dedicò versi in cui riconosceva in questo luogo una continuità di silenzi e presenze, un filo che lega gesti quotidiani, affacci sul mare e un certo sorriso ironico rivolto alle leggende locali. È una chiave di lettura possibile: la residenza come spazio che conserva, rielabora, rimette in circolo.
Accanto al soggiorno, la dimora mette a disposizione una regia discreta per i momenti da celebrare. Fino a cento invitati possono essere accolti tra terrazze, patio, giardino, piscina e due sale interne; l’organizzazione accompagna sia i matrimoni civili – nell’Aula Consiliare del Comune o sulle terrazze – sia i riti religiosi nelle chiese di Maratea. Gli chef costruiscono menu ad hoc nel rispetto di eventuali intolleranze; per fiori, musica, danze e fuochi d’artificio si attinge a professionisti locali selezionati o a wedding planner di fiducia. Alcune coppie, dopo il ricevimento, scelgono la Buddy Moon – una luna di miele condivisa con amici – alternando giorni in coppia a giornate in compagnia. Non mancano compleanni, anniversari, piccoli meeting: barbecue privati, aperitivi a bordo piscina, degustazioni tematiche diventano prologhi o epiloghi di esperienze su misura.
A definire l’impronta sensoriale della casa contribuisce anche Mara’tìa Profumi, progetto creato da Stefania Aquadro con il profumiere Michele Marin (Infragranti Parfumeur): Elìte Rose, Arbusto Maris, Blue Basilikos, Summer Tiarè e Magnificus traducono in accordi olfattivi le piante, i fiori e i legni che circondano la villa. Dai petali bagnati di rugiada delle rose estive alla presenza luminosa del fico – miele e latte nei frutti, energia salmastra nelle foglie –, dalle bacche di ginepro e dal mirto al legno di cedro, fino alle note acquatiche e al sandalo: frammenti di paesaggio che ritornano sotto forma di memoria.
Così questa dimora continua a raccontarsi senza forzature, sostenuta da un’idea di ospitalità che privilegia il dettaglio al clamore e la qualità alla quantità. Lo si avverte nella cura dei percorsi, nella misura delle proposte, nella possibilità di alternare scoperta e raccoglimento. Un invito a vivere la Basilicata con attenzione e rispetto, lasciandosi guidare da una casa che ha imparato a conciliare radici e desiderio di presente, e che oggi accompagna il viaggiatore in un’esperienza intima e precisa, fatta di luce, odori, sapori, voci che tornano e una discreta promessa di ritorno.
