VISCERALE AMERICANA

È ormai considerato uno dei più importanti romanzieri americani viventi e vanta al suo attivo un’ampia bibliografia di best-seller, sebbene si sia dedicato alla scrittura creativa solo dopo i trent’anni, dopo aver abbandonato il giornalismo e il suo impegno sociale nelle mense per senza tetto e nelle case di riposo per anziani. Stiamo parlando di Chuck Palahniuk, romanziere statunitense di origini ucraine, esploso nel 1999, dopo che il suo primo lavoro letterario, Fight Club, è divenuto un caposaldo della letteratura pulp, grazie alla trasposizione cinematografica ad opera di David Fincher, con protagonisti Edward Norton e Brad Pitt. Il cinema ha attinto una seconda volta all’estro creativo di Palahniuk con Soffocare (Choke) del 2008, tratto dall’omonimo romanzo pubblicato nel 2001, che vede come protagonista un ispiratissimo Sam Rockwell. Il talento principale di quest’autore è il saper raccontare le contraddizioni e gli orrori della società occidentale, in particolare quella d’oltreoceano, con uno stile originale, soprannaturale e fantastico. Lo stile è scientifico, quasi anatomico, asciutto fino all’osso, privo di qualunque elemento linguistico – ad esempio gli avverbi – che possa rallentare la narrazione; vicino al nichilismo di Welsh, Palahniuk pone al centro della sua poetica la critica dei mass media, della competitività e di qualunque forma di oppressione sociale. I protagonisti delle sue opere sono accomunati dalla ribellione ai dogmi della società, ai quali reagiscono con spirito autodistruttivo, in un ambiente non descritto secondo i canoni del realismo ma, per contrapposizione, narrato in maniera scientifica e a volte fredda. Ne scaturisce una sorta di genere horror, con tratti di forte critica alla realtà. Una delle strategie di narrazione preferita dal romanziere di Pasco è il flashback: spesso il lettore è reso edotto fin dal principio di una situazione finale sospesa, verso cui l’autore lo accompagna tramite una serie di “salti nel passato”. Altra “arma nascosta” – come la definisce lui stesso – dei suoi racconti è il colpo di scena, che conduce al vero finale – quello cronologico – della storia. L’uso ridondante dei verbi, a scapito degli aggettivi, è un altro tratto distintivo della sua opera e serve a dare un’impronta minimalista decisa ai suoi lavori, che s’ispirano in maniera sorprendente anche al teatro classico e alla poesia italiana di epoca medievale e rinascimentale, grazie alla presenza di cori, sorta di ritornelli che scandiscono la narrazione. I personaggi di Palahniuk e le loro interazioni dialogiche offrono spesso spunti filosofici inusitati, punti di vista bizzarri su tematiche di ampio respiro e di lunghissima tradizione quali la morte, la morale, l’infanzia, la sessualità. Autore di difficile comprensione all’interno di un sistema letterario codificato, Palahniuk rappresenta la realtà in modo irreale e spaventoso, cogliendo le contraddizioni del mondo contemporaneo.

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

Related Posts

di
Previous Post Next Post

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

0 shares