UN OMAGGIO A FRANCO FONTANA, IL MAESTRO DELLA FOTOGRAFIA E DEL COLORE.

“Fotografo il colore perché fortunatamente vedo a colori, e considero il colore più difficile del bianco e nero. Il mio colore non è un’aggiunta cromatica al bianco e nero ma diventa un modo diverso di vedere”.

Lutto nel mondo della fotografia: è morto a 92 anni Franco Fontana reputato uno dei più grandi Maestri del colore, fotografo italiano tra i più rilevanti del secondo Novecento.

Nacque a Cognento (Modena), il 9 dicembre del 1933, cominciando a fotografare nei primi anni Sessanta predilesse il colore malgrado il predominio del bianco e nero. Egli svolse un linguaggio del tutto personale rivoluzionando la sua funzione nella fotografia, non più semplice entità descrittiva ma reale struttura compositiva della rappresentazione.

Una carriera definita da esposizioni, viaggi e numerosissimi riconoscimenti: oltre 400 le mostre personali e collettive presentate in quattro continenti, le sue opere sono ubicate in oltre cinquanta musei internazionali.

Sono stati pubblicati, a lui dedicati oltre settanta libri da editori di tutto il mondo. Franco Fontana ha firmato molteplici campagne pubblicitarie tra cui: Fiat, Wolkswagen, Ferrovie dello Stato, Sony, Volvo, Versace, Canon, Kodak, Snam, Robe di Kappa; ha collaborato con Tome-Life, Vogue Usa e Vogue France, Venerdì di Repubblica, Sette del Corriere della Sera, Frankfurten Allemagne, Times.

Nel 1963 partecipava alla Terza Biennale Internazionale del Colore di Vienna e l’anno seguente Popular Photography divulgava un suo portfolio, le prime personali arrivarono nel 1965 a Torino e nel 1968 a Modena.

Negli anni Settanta i suoi scatti eseguiti in Basilicata, Puglia, Emilia e lungo il Mediterraneo divennero i simboli riconoscibili della fotografia italiana. Il Maestro immortalò il paesaggio italiano e americano, le città, le strade, le automobili, i corpi, le ombre.

I suoi paesaggi mutati in geometrie, le ombre divenute presenze, le città riconducibili a linee e superfici, le diversità cromatiche sembrano quasi appartenere a un mondo immaginario. Paesaggi e città erano astrazioni di colore, egli sonda anche altri generi, dal nudo all’architettura, dallo spazio urbano all’ombra come elaborato concettuale.

Fondamentale il rapporto con gli autori dell’Espressionismo astratto e del Minimalismo come Mark Rothko, Barnett Newman e Ed Reinhardt anche se a differenza di tali autorevoli artisti per Fontana il punto di inizio rimaneva sempre la tangibilità.

“Scattare è questione di pensiero, bisogna fotografare quello che si sente non quello che si vede. Le immagini sono un’emanazione del fotografo, traducono in un linguaggio universalmente comprensibilmente la sua interpretazione del mondo”.

Franco Fontana ha rivoluzionato il modo di intendere la fotografia ergendo il colore a strumento descrittivo e lirico, il colore rimase sempre l’elemento assoluto insieme alla geometria considerata non come rigore tecnico ma come forma poetica.

Il colore come forza di pensiero diventò uno dei possibili idiomi autonomi della fotografia, non voleva descrivere il mondo così com’era ma incarnarlo, definirlo, svelarlo trasformandolo.

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