TOTO’ PRINCIPE DELLA RISATA

Principe della risata o della commedia , personalità che fa piangere il sorriso , con quella malinconia che rende il personaggio ancora più umano e che c’è lo fa sentire più ancora più vicino , un climax nostalgico per chi ha vissuto quei tempi ,e che a me, sinceramente, sarebbe più piaciuto vederlo dal vivo, in un teatro o in un cabaret per testare la leggenda, che certe persone che calcano lo spettacolo !

Attore ,comico incommensurabile ,autore ,sceneggiatore ,poeta ,paroliere ;Totò Antonio de Curtis nasce a Napoli il 1 febbraio 1898 nel Rione Sanità , in via Santa Maria Antesaecula 109 . Gli inizi , con il nome d’arte di Clermet , sono legati al repertorio di Gustavo De Marco ,che vede nel 1914 al Teatro Eden : ne ammirava la bravura acrobatica , e il marionettistico modo di gesticolare . Trasferitosi a Roma ,viene scritturato nella compagnia del napoletano Umberto Capece al Salone Elena come “ straordinario “ , ma dopo due settimane viene licenziato per aver chiesto un aumento . Avuto notizia della rottura , tra don Peppe Jovinelli e de Marco ,si offre di sostituirlo recitando le sue macchiette .Viene scritturato la locandina annunziata . Il successo gli apre le porte del Salone margherita a Napoli e dalla Sala Umberto di Roma .

Segnalato da Macario , nel 1928 è scritturato dalla compagnia Achille Maresca .Nella primavera del 1929 entra nella compagnia stabile Napoletana Molinari di Eugenio Aulicino interpretando opere di Eduardo Scarpetta .

SPETTACOLI : alla passerella finale “Eravamo le sette sorelle “: il suo piumetto Toto lo raccoglie ,se lo mette in testa e a seguito da tutta la compagnia improvvisa una corsetta , diventa il numero di chiusura dei suoi spettacoli e l’uscita di scena.

VESTIARIO: il suo abito di scena prevede tight ,calzoni fantasia , tirati sopra le caviglie , bombetta nera ,stringa annodata attorno al collo della camicia ,panciotto giallo ,scarpe lunghe e larghe ,calzini clowneschi a strisce colorate.

COMICITA’ : la sua comicità sottende una tristezza “esistenziale “ ogni risata nasconde una lacrima : io sono bravo a far ridere perché so a memoria la miseria e la miseria è il copione della vera comicità .Non si può far ridere se non si conosce bene il dolore ,la fame , il freddo , l’amore senza speranza ,la disperazione della solitudine di certe squallide camerette ammobiliate alla fine di una recita in un teatrucolo di provincia ; e la vergogna dei pantaloni sfondati ,la cattiveria del pubblico senza educazione . Insomma , non si può essere un vero attore comico senza aver fatto a guerra con la vita!

La fame è un bagaglio professionale tipico dei comici napoletani .Come Già Eduardo Scarpetta così incoraggiava i compagni di lavoro prima di una recita in un paesino della Puglia.

E quella fama porta in scena Miseria e nobiltà “ il suo capolavoro , riproposto nell’omonimo film di Mario Mattoli con Totò nei panni di Felice Sciosciammocca , si dice “ degno della firma di Moliere’” .

RACCONTI : sulla sala semivuota , si racconta che una sera , in un teatro ci sono solamente 5 spettatori . Viene al sipario un certo Sergio Tofano -dicendo che il numero degli spettatori non ci permette di recitare ! ma noi ,rispose Totò faremmo la nostra miglior recitazione! Ricorre largamente ai giochi linguistici ,alla storpiatura della parola , al “ malapropismo” , agli scontruffoli ,allo stravolgimento di locuzioni falsamente colte !

Sul tempo comico suggerisce :” essere lentissimi nell’iniziare , per preparare la battuta ,essere velocissimi nel finire , per non essere prevenuti “ !

IN POLITICA : “ altezza di che partito siete ? “ Sono monarchico ,socialista e tifo per il Napoli “ – tornerà nel teleschermo soltanto nel 1966 , ospite di Mina a studio uno .

Non si presenta mai sul set prima delle due del pomeriggio “ perché la mattina non si può far ridere la gente “

Il suo ultimo regista , il blasonato Pier Paolo Pasolini sul set di Uccellacci Uccellini dice “ dirigere Totò è come suonare una Stradivari” .

Il “ totoismo “ è uno stato mentale , è una marcia dello spettacolo ,è l’anarchia dello spettacolo , è l’uso delle parole smodato . I neologismi di Totò sono emozioni : non sono le parole in sé che contano !

Recita a soggetto , improvvisa ,scena per scena “ il comico deve essere lazziatore cioè capace di inventare ogni volta lazzi e macchiette . Il copione , per un comico vero non deve contare nulla. Il copione dei suoi film si limita a prevedere “ Qui parla Totò “ .

E’ assecondato magistralmente dalle sue “ spalle comiche “ veri coprotagonisti : Peppino De filippo, Aldo Fabrizi , Nino Taranto ;Erminio Macario .

Fuori scena si incupisce “ Comici si nasce . Io sono nato comico . Però nella vita sono triste : sono un funerale di prima classe . Io pessimista ? ma scherziamo ? Io sono pessimistico !”

Il PRINCIPE E TOTO’ :

Distingue tra il principe de Curtis e il comico Totò – Totò è un villano : quando parla agita le mani ,fa gestacci ,strabuzza gli occhi . Veste in maniera ridicola . Il principe de Curtis è un signore compassato ,poco loquace ,riservatissimo . Il suo sarto ha l’ordine di vestirlo di scuro disdegnando le eccentricità della moda ,con una taglio classico che lo rende elegante senza essere vistoso . Sono un operaio dello spettacolo : Quando torno a casa dal lavoro , mi levo il vestito da buffone . Sono un signor napoletano , abbastanza triste ,che sogna di essere Totò . Il principe sopporta il comico unicamente perché è questi a fornirgli i mezzi per vivere : ” il principe de Curtis è mantenuto da Totò “ . Nel poeta , però principe e comico convivono e collaborano :” le mie poesie sono detta da Totò , ma sono ispirate a da Curtis “. Quando lo fanno arrabbiare dice :” Totò ti manderebbe a quel paese . il principe invece conta fino a dieci , si calma e ti perdona .”

 

Muore a Roma il 15 aprile 1967 , nella sua casa di via Parioli .La “ tribuna Illustrata “ del 23 aprile gli dedica la copertina di Mario Uggeri che lo raffigura mentre si allontana dalla vita terrena accompagnato dai suoi amici cani . Sulla bara ,portata a spalla dai macchinisti di Cinecittà c’è scritto , more nobilium – e a Napoli il 17 aprile viene celebrato un secondo funerale nella Basilica del Carmine maggiore .

Napoli è venuta a salutarti ,a dirti grazie , perché l’hai onorata , perché non l’hai dimenticata mai , perché sei riuscito dal palcoscenico della tua vita e a farla sorridere .

Un terzo funerale , con una bara vuota è celebrato il 22 maggio nella chiesa del Natio rione Sanità . “ Totò è antichissimo e moderno come tutti i comici di razza!

Per il 25esimo della sua morte Renzo Arbore gli indirizza una lettera con un post scriptum “ Caro Totò , Fellini dice che sei un santo ,è certamente mezzo pazzo . Comunque i vorrei la salute per me e per i miei cari ! grazie !

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