A Merano il festival comincerà prima ancora che le orchestre salgano sul palco del Kursaal. Nelle sere del 16, 17 e 19 agosto, Piazza Terme ospiterà tre proiezioni gratuite dedicate a Yuja Wang, Anastasia Kobekina e Beatrice Rana. Sarà un modo aperto e informale per avvicinare la città alla quarantunesima edizione del südtirol festival merano, che entrerà poi nel vivo il 20 agosto e proseguirà fino al 22 settembre. Quest’anno, però, l’attesa porta con sé anche qualcosa di diverso: per la prima volta dalla nascita della manifestazione, il festival si presenta con un nuovo presidente.
Hannes Gamper è stato eletto il 27 febbraio 2026 dai membri dell’Associazione Settimane Musicali Meranesi, che lo hanno scelto all’unanimità come successore di Hermann Schnitzer. Schnitzer aveva guidato il festival dalla fondazione, nel 1986, e oggi ne è presidente onorario; Andreas Cappello, presente fin dalla prima edizione, continua invece a occuparsi della direzione artistica. Il passaggio di consegne arriva dopo quarant’anni di lavoro condiviso e segue una linea di continuità. A una nuova figura viene affidato il compito di custodire un’identità ormai riconoscibile e accompagnarla verso la fase successiva.
Gamper conosce questa realtà da molto prima della nomina. Nato a Merano nel 1976, segue il festival fin dalla giovinezza come abbonato ed è membro dell’associazione organizzatrice dal 2017. Ha studiato all’Accademia di Belle Arti di Monaco, lavora come artista, orafo e designer di gioielli e dal 2006 dirige la manifattura Tiroler Goldschmied. Le sue opere sono state esposte in musei e gallerie europee e statunitensi; nel 2022 è entrato nel consiglio di fondazione del Museion di Bolzano. Nel suo percorso convivono la pratica artistica, l’esperienza imprenditoriale e un legame personale con la musica. La sua presidenza parte da qui, con l’intenzione dichiarata di proseguire il lavoro costruito da Schnitzer e Cappello e di mantenere alta la qualità percepita dagli artisti, dai soci e dal pubblico.
La figura di Hermann Schnitzer continuerà comunque a far parte della vita del festival. La nomina a presidente onorario riconosce il ruolo avuto nella nascita e nella crescita delle Settimane Musicali Meranesi, oltre alla rete di relazioni sviluppata in ambito internazionale. Schnitzer continuerà anche a rappresentare la manifestazione presso la European Festivals Association e Italiafestival. La sua presenza rende il cambio al vertice meno simile a una separazione e più vicino a un passaggio preparato nel tempo, nel quale esperienza e rinnovamento possono restare in dialogo.
Per capire perché questa continuità abbia tanto peso bisogna tornare alla storia musicale di Merano. Molto prima del 1986, la città era già una meta frequentata da compositori e interpreti in cerca di riposo tra un impegno e l’altro. Edvard Grieg, Béla Bartók, Max Reger, Paul Hindemith, Giacomo Puccini e Arnold Schönberg soggiornarono qui in anni diversi. Nel 1922 Richard Strauss accompagnò al pianoforte, al Teatro civico, un programma di propri Lieder interpretato dal soprano Lotte Schöne; l’anno seguente Bruno Walter diresse l’Orchestra di cura di Merano. Quando le Settimane Musicali Meranesi nacquero, in occasione dei centocinquant’anni della città di cura, ripresero quindi una relazione con la musica che apparteneva già alla memoria del luogo.
Da allora il festival ha dato a quella storia una forma contemporanea. La grande musica sinfonica ha trovato casa nel Kursaal, mentre il programma ha cominciato a muoversi anche verso il Teatro civico, il Pavillon des Fleurs, Palais Mamming, le chiese e i castelli del territorio. Castel Tirolo, Castel Scena, Castel Katzenzungen e Castel Baslan sono diventati parte del racconto. Cambiano le distanze, l’acustica, il rapporto tra pubblico e interpreti e permettono a un quartetto, a un ensemble vocale o a un progetto barocco di essere ascoltati nella dimensione più adatta. È anche attraverso questa geografia, distribuita tra Merano e i centri vicini, che la manifestazione ha costruito il proprio carattere.
La stessa apertura si ritrova nel cartellone. La musica classica e sinfonica resta il nucleo storico, ma negli anni le si sono affiancati il barocco, la musica da camera, il canto a cappella, il jazz, il folk, la world music e i progetti crossover. Fazıl Say e Daniel Hope hanno partecipato in passato anche alla progettazione di percorsi come artisti in residence; Heinrich Schiff e Sir Neville Marriner collaborarono con Andreas Cappello nelle prime edizioni. Sul palco sono passati interpreti molto diversi, da Cecilia Bartoli a Martha Argerich, da Bobby McFerrin a Ute Lemper, da Nigel Kennedy a Michael Nyman. Nomi e linguaggi lontani tra loro, tenuti insieme da una selezione che ha sempre privilegiato la qualità rispetto alla quantità.
L’edizione 2026 porta come filo conduttore l’espressione “con passione” e comprende ventisei concerti articolati in otto formule, oltre alle tre serate cinematografiche del pre.festival. L’inaugurazione del 20 agosto riassume bene lo spirito scelto per quest’anno. L’Orchestra da Camera di Basilea sarà diretta da Bar Avni, prima donna nella storia della rassegna a guidare il concerto di apertura, con Fazıl Say nella doppia veste di pianista e compositore. Il programma passerà da Mozart e Haydn a Šostakovič, includendo un lavoro dello stesso Say e la Sonata “Appassionata” di Beethoven. La passione evocata dal tema prenderà così forma fin dalla prima serata.
Nei giorni successivi il Kursaal accoglierà alcune delle principali orchestre internazionali del cartellone. Il 26 agosto arriverà la Pittsburgh Symphony Orchestra diretta da Manfred Honeck con Alexandre Kantorow; il 28 agosto la Seoul Philharmonic Orchestra sarà guidata da Jaap van Zweden con Bomsori Kim al violino. Il 31 agosto Sir John Eliot Gardiner dirigerà Constellation Choir & Orchestra, mentre il 7 settembre la Mahler Chamber Orchestra si presenterà con Teddy Abrams e Yuja Wang. Il 10 settembre Daniele Gatti salirà sul podio della Staatskapelle Dresden con Beatrice Rana; il 15 sarà la volta della Bergen Philharmonic Orchestra, diretta da Dima Slobodeniuk con Leif Ove Andsnes, e il 17 settembre della Camerata Salzburg con i fratelli Lucas e Arthur Jussen. La chiusura del 22 settembre sarà affidata alla Baltic Sea Philharmonic, diretta da Robert Treviño, con la violoncellista Charlotte Melkonian.
Seguire il festival significa attraversare repertori molto diversi. Il 27 agosto il progetto “SamBach” porterà al Kursaal l’Orquestra Johann Sebastian Rio e il violinista Linus Roth, accostando Bach alla tradizione musicale brasiliana. Il 2 settembre Bill Laurance presenterà al Teatro civico “Lumen – The Joy of Music”; il 9 settembre “Henry & Harry | Potter & Purcell” metterà in comunicazione il mondo di Henry Purcell con quello di Harry Potter attraverso l’O/Modernt Chamber Orchestra Stockholm e il VOCES8 Scholars Ensemble. Il 16 settembre Daniel Hope incontrerà invece la formazione irlandese Lúnasa in un programma dedicato alle radici e all’immaginario musicale d’Irlanda. Sono proposte diverse, unite dal desiderio di far incontrare repertori, pubblici e modi di ascoltare.
Anche la musica da camera segue un percorso preciso. Il 5 settembre il Quatuor Zaïde proporrà al Teatro civico pagine di Teresa Carreño, Fanny Mendelssohn, Clara Wieck e Amy Beach; il 12 settembre Anastasia Kobekina sarà protagonista al Pavillon des Fleurs, mentre il 19 settembre Claire Huangci tornerà sul tema delle compositrici affiancando Fanny Mendelssohn, Clara Wieck, Delphine von Schauroth, Amy Beach e Florence Price a Samuel Barber e George Gershwin. Queste autrici entrano così in un racconto musicale più ampio, attraverso opere che per molto tempo hanno ricevuto meno attenzione di quanto meritassero.
Fuori dalle sale principali, il festival cambia ancora voce. Il NOVO Quartet sarà a Castel Scena il 23 agosto e a Castel Katzenzungen il 25 per il “young artists portrait”, la sezione riservata a interpreti emergenti già capaci di misurarsi con repertori impegnativi. Il 30 agosto l’Ensemble Luminosa canterà a Castel Baslan; il 4 settembre Theatre of Voices e Meta4 porteranno nella chiesa parrocchiale di Lana di Sotto il “Da pacem Domine” di Arvo Pärt e il Requiem di Mozart. I Ringmasters festeggeranno vent’anni di attività l’11 settembre a Castel Tirolo, mentre il 18 settembre il Südtiroler Vokalensemble e il Laurin Quintett saranno nella chiesa parrocchiale di Nalles per l’appuntamento “mystica”. Ogni spostamento modifica l’atmosfera e fa percepire il festival come un itinerario, più che come una successione di date.
Questa capacità di cambiare ambiente e linguaggio senza perdere riconoscibilità aiuta a spiegare la durata della manifestazione. Nel 2026 il südtirol festival merano entra in una fase nuova, conservando ciò che è stato costruito. Hannes Gamper eredita un festival solido, una direzione artistica rimasta coerente e un pubblico abituato a incontrare a Merano orchestre e interpreti di primo piano. Il suo compito sarà dare continuità a questo patrimonio e capire dove possa ancora crescere, portando nella presidenza la sensibilità dell’artista e l’esperienza di chi conosce anche il lavoro concreto necessario per trasformare un progetto in una realtà duratura.
A pochi giorni dall’avvio, il cambio di presidenza e il programma della quarantunesima edizione raccontano la stessa idea. Una tradizione rimane viva quando viene seguita con attenzione, competenza e la capacità di riconoscere ciò che merita di essere conservato. Dal primo film in Piazza Terme al concerto conclusivo del 22 settembre, il festival attraverserà orchestre, castelli, chiese e repertori lontani. In questo movimento, tra una storia lunga quarant’anni e una guida appena iniziata, Merano potrà ritrovare ancora una volta il suono della propria estate.
