STO SCRIVENDO: IL CANOVACCIO DIVENTA ARTE

22 Dicembre, Roma. In 25 luoghi della città vengono affissi manifesti di una conversazione whatsapp di alcuni mesi fa. Gli interlocutori: Iginio De Luca, classe ’66, artista a metà fra urban artist e performance maker e Claudio Libero Pisano, curatore. L’artista De Luca ci presenta al tramonto di un anno tragico il suo nuovo progetto in collaborazione con AlbumArte, Sta Scrivendo; uno dei suoi blitz, come ama definirli. I manifesti pseudo-pubblicitari sono stati collocati vicino al MAXXI, alla Galleria Nazionale, alla Farnesina ma anche davanti a Regina Coeli, al FAO, e alla stazione Termini. In un periodo storico dove i luoghi della cultura sono considerati beni non essenziali, De Luca indossa un gilet giallo e porta nelle strade della capitale la realtà imperfetta dello stretto rapporto fra curatore e artista. Una interlocuzione professionale che è all’origine di mostre, installazioni, performances la cui creazione è in continua evoluzione e spesso presenta aspetti della quotidianità (vedi messaggio: alle 16.30 sono a casa) che si vorrebbe celare all’occhio di chi osserva il progetto artistico finito. Un blitz che fa leva su ciò che ancora c’è da dire quando il silenzio sembra prevalere e la cultura rischia di cadere in secondo piano. Messaggi scambiati frettolosamente, spunte blu: schermate che conosciamo bene, noi assidui frequentatori dell’app di messaggistica che oggi, mai quanto prima, ci permette di rimanere in contatto con i nostri cari. Ed è proprio questo il veicolo che Iginio di Luca sceglie per denunciare senza filtri come si crea una mostra dietro le quinte. “La banalità di una conversazione in chat diventa veicolo per provare a capire di cosa è fatto il rapporto tra un curatore e un artista. Chi sono e perché sono decisivi l’uno per l’altro. Quei manifesti in giro per la città che mostrano frammenti di pensieri e parole rimettono finalmente l’artista e il curatore nel mondo degli imperfetti umani” spiega Claudio Libero Pisano. De Luca conferma la sua presenza sul panorama artistico coi tratti tipici delle sue precedenti esibizioni: quel sapore nazional popolare che abbiamo già visto in Lavami (2010) ma anche in Attenzione ai carichi sospesi (2018), uno sbandierare di istituzioni che sono solo fumo. Rivendicare l’importanza dell’esperienza diretta con l’arte, quella intima necessità dell’artista che è avere un interlocutore a cui mostrare il proprio lavoro: questo l’obiettivo dell’artista. Anche un artista invia messaggi, fa errori di ortografia, lavora e paga le tasse. Sta scrivendo è un monito a non dimenticare i musei, i teatri, le gallerie, tutti i luoghi della cultura che vedono tramontare col 2020 un anno di chiusure e limitazioni criticabili. Iginio De Luca ci ha offerto la possibilità di ragionare su quegli aspetti scomodi del processo artistico, disvelando il rapporto con il curatore laddove poteva, a cielo aperto, accanto le fermate del tram. Ha indossato gli abiti da lavoro e si è sporcato le mani di colla, rifiutandosi di abbassare la serranda. Sta a noi decidere come rispondere per non dimenticare la cultura.

 

 

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