Sensibilità, questa sconosciuta: la nuova, brutta biglietteria del Circo Massimo

Venendo dalle Terme di Caracalla, cittadini e turisti di Roma che alzino lo sguardo innanzi a loro si ritrovano ad ammirare un panorama esteso per un immenso spazio aperto, e poi oltre. Il piazzale del Circo Massimo, nel cuore del centro storico della capitale, è una boccata d’aria e di verde contornato dalla basilica di Massenzio, dall’Aventino e dal Palazzo della Fao. Dal lato opposto a quest’ultimo, si vede Roma finché la vista lo consente. Ma la vista, da qualche tempo, è oscurata da un ospite non annunciato e che subito ha interdetto gli avventori del luogo. Si tratta della biglietteria destinata ad accogliere i visitatori della nuova area archeologica, di recente scavo e ristrutturazione, che occupa l’emiciclo est del Circo Massimo.

Un dettaglio da poco, sembrerebbe, ma la nuova biglietteria è una costruzione oggettivamente problematica sotto molteplici aspetti: in primo luogo, oscura consistentemente la visuale a chi si trovi su quell’angolo del circo romano. In secondo luogo – e senza mezzi termini – è un edificio visivamente sgradevole. Una sorta di macchia in muratura, un’opera a basso costo che ricorda un outlet di periferia, che cozza in ogni maniera con il resto dell’area e costringe i visitatori ad assembrarsi lateralmente per poter scorgere il panorama promesso. E che sicuramente non è un bel ricordo da riportare a casa in fotografia.

A sollevare per primo la polemica è Massimiliano Tonelli di ArtTribune. In maniera assolutamente condivisibile, peraltro: il Circo Massimo non è a corto di spazi circostanti sui quali sarebbe potuta sorgere la biglietteria in questione. Anche le scelte edilizie avrebbero potuto essere migliori: oltre al posizionamento, sia per lo stile architettonico – non pervenuto – che per la natura dello stesso. Al posto di un edificio dotato di fondamenta, eretto per non essere più smosso, non avrebbe fatto male una soluzione dal carattere solido ma provvisorio, come ad esempio una tensostruttura. Anche e soprattutto in virtù della sensibilità nella destinazione d’utilizzo del Circo, spesso transennato e trasformato in occasione di concerti ed eventi di piazza.

In un certo senso è proprio la sensibilità ad essere venuta meno: questa sarebbe servita, se non amorevole attenzione, nella scelta del luogo e dei metodi di costruzione di un edificio pur necessario per garantire i nuovi servizi del Circo Massimo. Sarebbe bastata poca attenzione in più per fare meglio. Certo, nei fatti la biglietteria è stata pagata pochissimo – alla ditta di Avellino che se ne è occupata sono andati 120mila euro; ma, agli occhi dei contribuenti, siamo davvero sicuri che ne sia valsa la pena?

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