Il ruggito della Fenice

La incontro in un bar del centro, una donna distinta e che si nota per la sua autorevolezza. Fin dal saluto percepisco il peso delle sue parole, delle paure, dei drammi di tante donne. Antonella Sàliva rappresenta il Comitato La Fenice, un gruppo di donne nato di recente per chiedere alla Regione Lazio il potenziamento di tutta la prevenzione oncologica dei tumori femminili. Si sono aggregate spontaneamente, sulle ceneri di un centro pubblico di prevenzione romano che, nella sua nuova veste, ha perso le caratteristiche che lo rendevano unico: accesso diretto, possibilità di analisi e diagnosi in giornata al solo costo di un ticket. Purtroppo, tale centro oramai è diventato parte integrante di un ospedale romano, in cui è ancor possibile prenotare una visita telefonando a un numero dedicato, ma che è rivolto solo alle donne sino ai 50 anni di età, alle pazienti sintomatiche e alle “oncologiche”, con buona pace di tutte le altre donne (soprattutto quelle della fascia più a rischio, cioè tra i 50 e i 70anni) che dovranno rivolgersi, se non possono permettersi la sanità privata, agli screening regionali che offrono solo la gratuità della mammografia e con lunghe attese.

È stata proprio tale nefasta trasformazione voluta dalla Regione Lazio, mi dice Antonella, che ha dato la forza morale a un pugno iniziale di donne di riunirsi, organizzarsi e programmare dei “desiderata” da rivolgere alle Autorità Territoriali.

Ma andiamo per ordine: nel Lazio, ogni anno, si verificano circa 18.000 nuovi casi di tumore (dati riferiti al quinquennio 2010-2015 secondo i dati del Registro Tumori del Lazio), di cui una buona parte prettamente femminili (utero, ovaie, seno). Purtroppo, all’aumento della percentuale delle donne ammalate dovuto alla diffusione dei tumori tra le fasce d’età più giovani, non è corrisposto l’adeguamento della prevenzione offerta dalla Regione. I tumori, quindi, sono spesso patologie poco democratiche, a volte maschiliste e spesso prepotenti, in buona sostanza causano problemi più gravi a chi non si sottopone a controlli preventivi che risultano molto costosi se offerti dal privato o inadeguati e con lunghi tempi di attesa se ci si rivolge al pubblico. Alcuni tumori sono prerogativa femminile, anche se pure noi abbiamo i nostri dedicati… A tal proposito, desidererei rilevare come il tumore al seno si stia diffondendo, in maniera preoccupante, anche tra gli uomini e come risulti essere molto letale soprattutto perché, proprio in quanto prerogativa “esclusivamente” femminile, non pensiamo nemmeno per un istante di ricorrere all’autopalpazione. Infine la prepotenza di tali tumori: si presentano subdolamente e invasivamente, tornano dopo anni di quiescenza o avanzano con rapidità assumendo pericolose forme sconosciute… Hanno la pretesa, in poche parole, di imporsi a tutti i costi sull’essere umano e di resistere alle battaglie intraprese da quest’ultimo per sconfiggerli.

Tutte le donne della Fenice, chiosa Antonella, chiedono pertanto alla Regione un servizio di prevenzione più adeguato alla pericolosità delle suddette patologie, estendendo sia la tipologia (visita, mammo, eco) che la frequenza dei controlli mutuabili e che di tali controlli possano usufruire anche le giovanissime. Infine, un’attenzione particolare dovrà essere rivolta alle donne che presentino una predisposizione genetica (la cosiddetta mutazione dei geni BRCA1 BRCA2).

Da uomo non posso non ricordare agli appartenenti al mio genere che donne non sono solo le ragazze della Fenice, ma anche le nostre madri, figlie, sorelle, nonne, amiche, colleghe…

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