«Rome in ruins», Roma in rovina.

«Roma in rovina» è la cartolina dall’Italia che troviamo tra le pagine del New York Times, quando qualche settimana fa il corrispondente Jason Horowitz ha pubblicato, con lʼaiuto di Massimiliano Tonelli (fondatore del blog “Roma fa schifo” che critica soprattutto l’indifferenza dei romani stessi di fronte alla rovina della città), un reportage in cui ha trattato il problema della spazzatura, delle buche, dei parchi in degrado, della metropolitana che non funziona, delle strisce pedonali scolorite, del traffico, e di tutti quegli gli altri problemi quotidiani che ha Roma.

È una bocciatura netta quella che nel suo articolo racconto il corrispondente dalla Capitale, che parla di «una città in rovina, che corre il rischio di diventare una discarica. Roma riesce a sopraffare i sensi, non solo con la sua bellezza, ma anche con gli odori che arrivano dai cassonetti».

«Amo Roma», spiega però il giornalista elencando poi tra le sue righe tutti i numerosi pregi della città eterna, come l’incredibile luce, la cucina, le numerose mostre, i luoghi storici, e persino gli stormi gabbiani che creano figure in cielo.

Una denuncia, quella del giornalista che dichiara di essere legatissimo a questa città e che scrive con l’obiettivo di «far emergere il suo stato di degrado proprio per contribuire a salvarla».

Horowitz racconta il suo giro nel centro della città, dalla stazione Termini al Colosseo passando per Monti e il parco di Colle Oppio, tra auto in doppia fila, venditori abusivi, graffiti ovunque, erbacce che spuntano dal cemento, sporcizia in terra, immondizia e scarti di ogni tipo fuori dai cassonetti, lasciati sui marciapiedi, delineando «panorami post apocalittici», tra rifugi di fortuna dei senzatetto e nastri gialli di Roma Capitale a delimitare zone «come fossero scene del crimine».

Ricorda poi anche il pedone e il ciclista uccisi da due autobus, in via Cavour e viale Manzoni, e la protesta degli operatori dei torpedoni turistici che tempo fa hanno paralizzato una parte della città occupando piazza Venezia con i loro mezzi per protestare contro le misure che li terranno fuori dal centro della città.

«Di chiunque sia la colpa», scrive sul New York Times, «l’affascinante stanchezza per il mondo di Roma ha ceduto il passo a un cinismo di proporzioni epidemiche, e la travolgente reazione dei romani al degrado è di condividere meme sui social network. Spesso il bersaglio della loro ira, e non senza ragione, è la sindaca di Roma Virginia Raggi».

Il reporter americano tiene a specificare che qualunque sia la vera causa del declino Capitale, il fascino che Roma aveva nel mondo anche per la sua irrazionalità, ha lasciato il posto a «un cinismo di proporzioni epidemiche».

Horowitz scrive però, fortunatamente, di intravedere comunque «segnali di ripresa che s’insinuano nelle crepe del degrado», come la manifestazione “Roma dice basta” o i comitati civici, a cominciare da Retake e dagli altri gruppi di cittadini che ripuliscono la città.

«L’idea di Romanizzazione, o civilizzazione dei barbari, risale a tempi antichi», scrive il giornalista, «ma ho scoperto che la Romanizzazione funziona al contrario. Roma ha messo alla prova le mie civili abitudini».

«Amo Roma, ed è soltanto per questo che lo dico, ma Roma, mi sembra, non sarà ricostruita in un giorno», conclude Horowitz.

Nell’articolo del New York Times Massimiliano Tonelli aggiunge con rassegnazione alle righe scritte dal suo collega americano che la Capitale «da tre metri in su è ancora la città più bella del mondo».

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