“Le città concentrano energie fisiche, intellettuali e creative. E’ questa dinamica “sociale e culturale” più che un equilibrio estetico creato dalla progettazione edilizia, che secondo me costituisce l’essenza della bellezza. (…) Una vita urbana vibrante è, a mio parere, l’ingrediente essenziale di una città vera e propria”. Richard Rogers, (1995)
Gli architetti realizzano edifici inimaginabili superando limiti che fino ad oggi non erano neppure raggiungibili, sfidano la legge di gravità e conferiscono agli esterni un protagonismo che prima non avevano.
Oggi, quasi tutte le opere di maggior rilievo di architetti autorevoli e di fama mondiale uniscono estetica, edilizia, relazionate con il contesto ambientale e sostenibilità, sorprendenti esempi di quello che può produrre l’architettura nell’epoca della nuova globalizzazione.
L’unità e la grandezza dei suoi lavori è stata universalmente riconosciuta tramite i più rilevanti riconoscimenti.
Premio imperiale per l’architettura della Japan Art Association (2000), Leone d’Oro alla carriera (2006), Premio Pritzken (2007). Rogers fu nominato cavaliere nel 1991 e nel 2008 fu membro dell’Ordine dei Compagni d’Onore.
Egli nasce a Firenze nel 1933, muore a Londra (2021), proviene da una famiglia di emigrati che dall’Inghilterra si erano trasferiti in Italia. Aveva solo sei anni quando, all’inizio della seconda guerra mondiale i suoi genitori tornarono nel Paese anglosassone.
Si appassionò ben presto al campo dell’architettura influenzato anche dal cugino del padre Ernesto Nathan Rogers, famoso architetto italiano. Si iscrisse pertanto alla facoltà dell’Architectural Association conseguendo la laurea nel 1959.
Cinque anni dopo, nel 1964 fondò insieme alla moglie Sue e ai coniugi Foster il Team 4. Nel 1967 Rogers rappresenta gli architetti inglesi alla Biennale di Parigi tenendo corsi universali a Cambridge e a Londra. Fu indimenticabile ed unico.
Dopo lo scioglimento del Team 4 collaborerà con Renzo Piano dal 1970, con cui si aggiudicherà il concorso internazionale per il Centre Georges Pompidou a Parigi (1971-1977).
La maestosa struttura è realizzata nel territorio prima occupato da un dedalo di vie commerciali suscitando scalpore per la diversità edilizia che progettò rispetto alla tradizione del luogo.
Eseguito come contenitore e motore per la cultura, il Pompidou assunse l’aspetto di una macchina enorme in cui ogni funzione si presenta a vista. L’iconico edificio venne concepito inizialmente con pareti mobili in maniera da poter accentuare anche all’interno il suo carattere dinamico.
La struttura in acciaio a vista è stata una eccezionalità di design high-tech con esterno scheletrico spettacolare rivestito da ascensori incapsulati in tubi e condotti da colori vivaci.
Oggettivamente si dovette presto riconoscere che alcuni organismi richiedevano un’istallazione museale fissa e i lavori di una ristrutturazione interna vennero rimessi all’italiana Gae Aulenti.
Il suo grattacielo Lloyds of London (1978-1986) è una torre meccanica altamente levigata in cui un nucleo rettangolare che circonda un atrio centrale.
La costruzione rettangolare è a sua volta avvolta da torri che accolgono elementi come servizi igienici, ascensori e cucine determinando un facile accesso per riparazioni o eventuali futuri ammodernamenti delle funzioni di servizio.
Nell’anticipare i temi dell’architettura inside out cioè al rovescio, Rogers è uno dei pionieri nell’estrudere verso la città componenti strutturati o funzionali solitamente nascosti.
Un complesso spettacolare quella del Lloyd’s che Keyner Banham, critico e teorico dell’architettura britannica esplicita: “La nuova versione monocroma e monumentale dell’High-Tech (…) che senza dubbio segna un passo avanti nell’evoluzione epica del tardo modernismo, lo stile che si pensava sarebbe morto”. (1976)
Altre commissioni affidatogli sono state la Corte europea dei diritti dell’uomo presso Strasburgo, 1989-1995, la sede centrale di Channel 4 Television a Londra, 1991-1994, 88 Wood Street un complesso di uffici a Londra, 1994-1999, l’edificio Daimler Chrysler in Postdamer Platz presso Berlino, 1993-1999.
Il Millennium Dome del 1996-1999 successivamente O2 Arena a Greenwich, Inghilterra, con tetto in politetrafluoroetilene ospitava una varietà di padiglioni espositivi, ciascuno attuato da noti design britannici.
Nonostante la cupola abbia ricevuto molte critiche per la sua scarsa affluenza di pubblico e di problemi di pianificazione finanziaria l’organismo mostrava una soluzione di rapida esecuzione, costruire la struttura era simile a un’esposizione universale.
Le sue opere successive Terminal 4 (2005) a Madrid, Aeroporto Internazionale di Barajas, l’architettura ha ottenuto il premio Stirling del Royal Institute of British Architects (2006), distinguendosi per il suo tetto ondulato celebrando l’utilizzo della sua luce.
Nel 2007 il nome dell’azienda di Rogers è mutato in Rogers Stirk Harbour + Parteners, fra i tanti progetti il One Hyde Park, 2011 a Londra, l’International Towers Sydney, 2016 e 3 Word Trade Center, 2018 New York. Rogers si ritirò dal suo studio nel 2020.
Richard Rogers dal punto di vista teorico è stato uno dei massimi protagonisti della corrente architettonica del’hi-tech,
La maggior fonte di ispirazione sono stati i progetti avveneristici di Archigram, ma è palese anche il richiamo del pensiero progettuale d’avanguardia, del Costruttivismo, del Futurismo e Cubismo.
Altro elemento basilare della sua poetica proveniente sempre dal gruppo inglese Archigram è che la visione della tecnica è una possibilità per l’evoluzione e il miglioramento sociale.
Rogers, simbolo indiscusso dell’architettura moderna, riconosciuto a livello mondiale per il suo design d’avanguardia e la sua genialità incarna in modo esemplare lo spirito innovativo dei suoi lavori.
Promuovendo l’innovazione, osa mettere in discussione le convenzioni e amplia incessantemente i confini tradizionali dell’architettura.
“L’architettura si misura in relazione al passato, si costruisce guardando al futuro e si cerca di inimmaginarlo”.

