Riattare l’antico: Il cavallo di Troia di Christopher Morley

Nel 1937, Christopher Morley pubblica “Il cavallo di Troia”, una personalissima rivisitazione in chiave americana della nota vicenda iliadica, la quale fornisce tuttavia solo lo sfondo al vero protagonista dell’opera: la tragica e commovente storia d’amore tra Cressida e Troilo.

In una Troia percorsa da cavi elettrici e risuonante di programmi radiofonici, mentre grandi celebrazioni hanno luogo per onorare lo sforzo dei guerrieri, ormai da anni coinvolti nell’annosa Guerra, mentre gli equilibri imperfetti di una gioventù in armi mostrano la loro fragilità e insieme il loro splendore, un sentimento puro si fa strada nel cuore del giovane figlio di Priamo ed Ecuba, Troilo, non appena vede Cressida. Ella è una vedova bellissima, figlia dell’indovino Calcante e nipote di Pandaro, lo “zio Pan” che aiuta il giovane guerriero a svelare i suoi sentimenti nei confronti della ragazza.

Approfittando infatti di uno spostamento della truppa, egli fa in modo che la nipote veda il virtuoso troiano, e che sappia delle poesie che lui le aveva dedicato: è l’inizio di una storia d’amore che ben presto avrà l’amaro sapore della catastrofe.

Cressida infatti, durante gli scontri, otterrà il permesso di recarsi presso l’accampamento greco per incontrare il padre. Troilo ne approfitta per donarle una spilla, pegno d’amore e promessa di disfatta. I due si promettono che, dopo dieci giorni, si sarebbero rivisti: solo uno dei due, tuttavia, onorerà il patto.

Nei giorni successivi all’incontro, infatti, Cressida incontra l’acheo Diomede, valente guerriero che convince la giovane ad allontanare il proprio destino da quello, ormai segnato, di Troia.

Nonostante Troilo attenda, dunque, l’amata Cressida, il suo destino -e insieme quello del suo amore- si compie: sarà Ettore a porgergli, un giorno, l’armatura dell’eroe acheo. Troilo vi riconosce la spilla offerta alla nipote di Calcante. Capisce tutto: il legame che a lungo aveva sognato e cantato si era disgregato. Allo stesso tempo, la tragedia tocca Cressida, che a sua volta perde l’uomo al quale si era legata.

Infine, giunge il giorno dell’addio definitivo: durante il combattimento, Achille si getta sul principe troiano, decapitandolo. Che la sua fine avrebbe avuto le fattezze dell’eroe acheo, infatti, era già stato predetto dagli indovini. Del resto, anche il destino di Troia era sempre stato presentato quasi dipendente da quello del giovane eroe troiano: altre profezie avevano predetto che, se Troilo fosse morto prima di aver compiuto vent’anni, la città sarebbe caduta, e così fu.

In un ambiente moderno e multiforme, dove i pepli si mescolano alle serate mondane dell’osteria “Si cena al mare” di Sarpedone, prendono vita sentimenti senza tempo, e destini che ininterrottamente si compiono, senza soluzione di continuità. Il tono ironico del quale il romanzo è perfuso, inoltre, rende la lettura ipnotica: a tale caratteristica contribuisce indubbiamente, per i lettori italiani, anche la traduzione d’autore dell’opera di Morley, a cura di Cesare Pavese.

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