Quel rampante fil rouge

Rosso! Scaglietti… Rosso! Ferrari… Rosso! Successo…

Sergio, Oscar, Simone, Matteo, una dinastia che collega la sana imprenditoria italiana che fa dell’eccellenza il biglietto da visita internazionale. Scaglietti, un cognome di valore per gli appassionati dell’automobile e, più nello specifico, dei ferraristi, un particolare pubblico che reputa i modelli della fabbrica modenese opere d’arte, anziché meccanici bolidi a quattroruote, e per i quali il rombo del motore non è un rumore ma una dolce melodia che ti abbraccia di un abbraccio avvolgente.

Il capostipite, Sergio, nato nel 1920 in un piccolo centro agricolo del modenese, già da fanciullo assembla e colora di rosso i modellini dei trattori, suoi giocattoli preferiti, che rappresentano il trait d’union tra le sue origini rurali e il suo sogno, lavorare nel settore automobilistico. Appena tredicenne inizia l’apprendistato da garzone in una carrozzeria vicino casa, ricevendo 5 lire a settimana. La carrozzeria si sposta a San Lazzaro, quartiere periferico di Modena, e il caso vuole che di fronte ci sia la fabbrica di Enzo Ferrari, praticamente il paese delle meraviglie per il giovane martellatore lattoniere (o battilastra). E già, Scaglietti senior era specializzato nel riparare artigianalmente le carrozzerie delle auto che, all’epoca, erano in acciaio. Un giorno un cliente del Drake (soprannome di Enzo Ferrari) distrugge la sua auto urtando un traliccio della corrente: una volta riparato, il motore viene portato con la carrozzeria ferita proprio a Sergio che, con grande perizia e velocità, la ricostruisce, addirittura alleggerendola grazie all’uso dell’alluminio, allora innovativo, e, perciò, aumentandone la velocità. Enzo Ferrari, colpito dal lavoro di quel giovane carrozziere, non fa altro che uscire dalla sua fabbrica e recarsi presso la carrozzeria per conoscerlo: ha inizio così il sodalizio che consentirà alla Casa di Maranello (sede ufficiale dell’azienda Ferrari) di conseguire successi in tutto il mondo.

Lavoro, lavoro, lavoro. La laboriosità di Sergio non conosce soste, anche durante i week end la sua casa, ormai ingrandita, si riempie di commensali illustri, industriali, attori, piloti, spesso accompagnati dal Drake in persona: Mario Del Monaco, Roberto Rossellini, Roger Vadim, Brigitte Bardot, Re Leopoldo di Belgio, Gianni Marzotto, Sergio Pininfarina, Giovanni Bertone, Mauro Forghieri, Gilles Villeneuve, Clay Regazzoni, Patrick Tambay… Il Drake pretende l’esclusiva dedizione ai suoi modelli e Sergio di fatto comincia ad operare sul mercato in regime di monopsonio: guai a fornire carrozzerie per altri marchi che non siano Ferrari. L’impegno di Sergio si diversifica tra la personalizzazione dei modelli ordinati dai clienti privati e la ricerca della leggerezza per le Ferrari della linea corse. In più segue con i suoi collaboratori le gare di Formula 1 in ogni circuito della Terra per fornire supporto in tempo reale alle autovetture della Casa.

Nel 1959 Sergio viene affiancato dal figlio, Oscar, e, pur con qualche iniziale ritrosia, asseconda le idee innovative del giovane collaboratore. Il mercato dell’automobile non è più quello dell’alluminio segato e martellato, ma quello dell’omologazione, dei regolamenti, delle sperimentazioni dei materiali nuovi. Di pari passo le regole di mercato spingono alla standardizzazione della produzione, favorendo così la fredda catena di montaggio alla pura artigianalità. Le carrozzerie non sono più costruite con l’alluminio ma si utilizza l’acciaio cromo-molibdeno,il nichel-cromo-molibdeno fino ad arrivare ai super tecno polimeri più sofisticati. Aumentano le vetture prodotte in Ferrari e così anche alla Scaglietti ci si deve adeguare nella preparazione delle carrozzerie, aumentando i macchinari e il personale. Lo spirito imprenditoriale di Oscar fa crescere ulteriormente l’azienda ma deve far fronte anche alle prime tensioni sindacali. La diligenza del buon padre di famiglia, unita al senso pratico delle origini contadine, inducono Oscar ad assecondare il pensiero del Drake: “Se gli operai sono contenti, alla fine sono io che ci guadagno!”.

Se l’obiettivo di Sergio era collaborare con il progettista per creare un telaio più leggero possibile, per i figli diventa contribuire a ottenere il telaio perfetto e omologabile. Il rapporto tra disegnatore e battilastra si arricchisce dell’ingegnere esperto in omologazioni, da quelle della FIA (Federazione Internazionale dell’Automobile) a quelle della Motorizzazione civile.

L’azienda cresce, grazie anche alla proficua collaborazione tra Sergio e Oscar. Quest’ultimo eredita la laboriosità del padre a tal punto che programma le tappe del viaggio di nozze in base a quelle dei gran premi di Formula 1. La moglie non solo tollera le momentanee assenze lavorative del giovane sposo ma ne è entusiasta e fa il tifo per le “rosse” (le Ferrari) dalle tribune degli autodromi. Aumenta il numero di automobili lavorate al giorno, pur conservando la semi-artigianalità e la personalizzazione delle carrozzerie. Tale indirizzo, però, svanisce del tutto nel 1975, allorquando la FIAT acquista il completo controllo societario della Carrozzeria Scaglietti, inglobandone il personale arrivato a 280 addetti. Oscar viene inquadrato come funzionario e la fabbrica perde la connotazione familiare originaria.

L’estrema personalizzazione artigianale delle carrozzerie confezionate in origine, quindi, cede il passo alla produzione di serie standardizzata, alle catene di montaggio, all’asettica partecipazione di operai che prendono il posto dei creativi artigiani. La morte di Enzo Ferrari (1988) e di Sergio Scaglietti (2011) sanciscono questo cambiamento che, nuovamente, in anni più recenti, ritrova il fascino della personalizzazione per diventare uno status symbol dei possessori delle “rosse”.

Negli anni Ottanta la moglie di Oscar, con il puro spirito imprenditoriale che ha sempre contraddistinto la famiglia, fonda un’azienda di cosmetici insieme alla sorella. Ma, la svolta nella nuova attività avviene con l’acquisizione del “naso” più prezioso della dinastia, quello del giovane Simone, il quale, nonostante una laurea in giurisprudenza, si dedica motore e carrozzeria alle fragranze provenienti da tutto il mondo riprendendo il marchio di famiglia. Nascono così profumi ispirati ai miti legati a Sergio Scaglietti e alla Carrozzeria Scaglietti. Ci sono tutte le premesse per vincere anche in questo settore tanti grandi premi…

PS. Simone Scaglietti sarà presente domenica 27 settembre ad Art-ε, Esposizione di arte visiva contemporanea presso il Seminario Vescovile di Veroli e il MACO Museum di Veroli (Frosinone), evento che comprenderà l’esposizione statica di storici modelli di automobili Ferrari.

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