Stando seduta nel buio cerco di catturare l’ora che passa, il dialogo segreto tra luce e buio. Prima che cali il buio…quante volte è calato nella nostra vita? Quante volte ci siamo riempiti gli occhi di tanta penombra? Cose che non possiamo vedere ma solo capire. Il nostro stare al mondo nel buio è una sorta di meraviglia, di accettazione e di devozione. Siamo presi dal mondo e dalla fretta così tanto che l’unica cosa importante è consumare velocemente le emozioni e le immagini, la quantità di stimoli è più importante degli stessi. Allora che importanza può avere ormai il buio nella nostra società?
In un mondo così sembra non esserci più posto per il buio fisico, abbiamo bisogno di stimolanti per vivere di notte e di tranquillanti per dormire di notte: la tv, la radio, la gente non ha pausa, non c’è più notte e ne siamo orgogliosi, viviamo le nostre città senza diritti al riposo, eppure in quel momento, cioè nel buio vibra una saggezza fatta di modestia e si esprime con una spinta, un barlume di eccentricità artistica. La solitudine del momento scrive la propria parabola che esprime la quintessenza della maturità personale. Allora la luce diventa sogno come un inno di libertà che spazia fra i colori, una prova che si può essere liberi anche (o tanto più) nel buio, dove ci si riconosce parte di una storia.
In punta di piedi si può riscoprire il buio non come negazione della luce ma come necessaria alternanza della luce; un mondo fatto di sola luce, emozioni, rumori è un mondo che ci consuma, un mondo che ci stressa, prosciugandoci il corpo e l’anima. Il buio diventa l’ora il momento dell’intimità, il momento della preghiera interiore, il momento dell’emozione intima che ti fa uomo e non folla, il momento del riposo del fisico e dello spirito. Abbiamo bisogno di buio soprattutto quando la luce diventa abbagliante e pervasiva, quando non troviamo rifugio dalla collettività e quando anneghiamo nella generalità; il buio diventa non solo rifugio ma affermazione dell’essere, dell’individuo: sei solo, ci sei tu e la tua anima. Il buio diventa “catarsi” dello spirito, diventa essenzialità degli stimoli, i rimanenti sensi si esaltano nel buio infatti un gusto si assapora meglio ad occhi chiusi, un bacio si da ad occhi chiusi, una musica si esalta nel buio di una sala. Nel buio tutto assume il suo valore, persino la luce diventa speranza e consolazione nell’oscurità. Il buio ha la sua limpidezza, bisogna viverla con attenzione senza presunzione, capaci di eludere i rischi del candore dell’artificio e dell’istinto corrivo. Bisognerebbe trovare una morale alla notte, riserva inesauribile di sogni. Ma il buio è anche senso di perdita: si può vivere nell’oscurità senza essere nel buio fisico, allora diventa risveglio delle nostre paure, il buio diventa privazione. Esso può essere privazione di orizzonte, privazione di speranza ma soprattutto diventa privazione di amore:chi vive nel buio ha perso la speranza nella luce, quella luce dell’amore in tutte le sue declinazioni che è, per chi crede, il divino.
Sono le persone che vivono nell’oscurità, o momenti di oscura disperazione che hanno perso il senso dell’alternanza del giorno con la notte, della luce e del buio ed è ad esse che dedico questa mia riflessione, perchè non esiste anima, non esiste cuore senza la capacità di uscire dal buio per andare incontro al giorno.
