La Domus Aurea venne edificata dopo l’incendio che devastò Roma nel 64 d.C.. Durante l’incendio venne distrutta anche la prima residenza imperiale di Nerone, ossia la Domus Transitoria.
La villa includeva le alture del Palatino, della Velia, dell’Oppio, parte dell’Esquilino, fino agli Horti Maecenatis, la parte nord occidentale del Celio e lo specchio d’acqua situato tra queste due alture in cui poi fu costruito l’anfiteatro Flavio ovvero il Colosseo. Il centro di essa era infatti determinato da tale stagno.
Nerone commissionò agli architetti Severus e Celer la realizzazione della nuova residenza, ampia e sfarzosa, eseguita in circa quattro anni come attestazione del potere dell’imperatore e della sua grandezza e venne decorata dal noto pittore Fabullus.
L’imponente struttura era composta da padiglioni per feste, terme con acqua normale e solforosa e numerose sale per banchetti. L’entrata principale avveniva dal Foro romano presso l’Atrium Vestae, attraverso un enorme Vestibulum.
Svetonio scrisse della villa: ”(….) ogni cosa era rivestita d’oro e ornata di gemme e madreperla. Il soffitto delle sale da pranzo era di lastre d’avorio mobili e forate, perché vi si potessero far piovere dall’alto fiori ed essenze. La sala principale era circolare e ruotava su se stessa tutto il giorno e la notte, senza mai fermarsi, come la terra. Nelle sale da bagno scorrevano acque marine e albule”. (Nerone, 31. 2.).
Seneca nelle Epistole morali, (115. 12), sottolinea che la nuova reggia: “risplende per lo scintillio dell’oro”.
Le parti attualmente visitabili sono quelle sul colle Oppio che rimasero interrate e sconosciute fino al Rinascimento. Soltanto all’epoca dopo alcune scoperte casuali, artisti come Pinturicchio, Ghirlandaio, Raffaello e Giulio Romano cominciarono a calarsi dall’alto in quelle grotte sotterranee per ritrarre gli elementi decorativi in esse contenute che proprio per la loro posizione furono denominate grottesche.
Ancora tale vocabolo è adoperato per indicare un genere, celebre soprattutto nel XVI secolo che riprende, rielaborandoli e reinterpretandoli in modo ludico e creativo, i motivi della decorazione parietale romana.
La Domus Aurea fu odiata dal popolo perché era stata costituita in virtù delle depredazioni dei cittadini più facoltosi dell’Urbe e dell’intero impero, saccheggiando i templi e le molteplici statue, anche dell’Asia e della Grecia.
Dopo la morte di Nerone, il terreno della villa venne restituito al popolo romano dagli imperatori seguenti anche se non immediatamente per la disistima e il discredito e per l’ideologia che l’avevano ispirata.
“La Domus Aurea diventa uno spazio vivo, non solo dedicato alla cultura classica ma aperto alla creatività contemporanea. Questa riapertura rappresenta un passo significativo per la valorizzazione del patrimonio archeologico romano”, spiega la direttrice del Parco archeologico, Alfonsina Russo.
Il 13 dicembre 2024 è stato inaugurato il nuovo ingresso della Domus Aurea all’interno della Galleria XXIV ed è stato riaperto il settore occidentale della residenza neroniana, dopo anni di chiusura a causa delle operazioni di messa in sicurezza con un miglioramento dell’accesso del complesso.
L’apertura della nuova entrata consente infatti un ampliamento dell’itinerario di visita che, snodandosi mediante gli spazi del palazzo a cominciare dal settore occidentale, termina nella struttura radiale della Sala Ottagona.
In tale maniera, pertanto il pubblico potrà accedere nella Domus Aurea tramite il portico neroniano, che percorre la facciata globale dell’organismo caratterizzato dagli scavi realizzati nei mesi precedenti giungendo così nella Sala della Volta Gialla che conserva il nome di Pinturicchio e la Sala della Volta delle Civette.
Sale risultanti molto suggestive per l’ampliamento del sistema di illuminazione esistente già nel retro del monumento.
Con gli scavi eseguiti nei mesi scorsi è stata rinvenuta una significativa porzione del portico prospiciente la facciata meridionale della Domus Aurea.
Parliamo di una imponente struttura visibile per oltre 12 meri di lunghezza, attuata attraverso una robusta sottofondazione che sorregge, a intervalli regolari, tre plinti quadrangolari di travertino sui quali erano collocate le colonne, ormai scomparse.
Il nuovo accesso si serve della spazialità della Galleria XXIV per ripristinare a livello visivo la lettura del portico.
Il progetto eseguito ha lo scopo di differenziare lo spazio interno da quello esterno mediante l’impiego di una diversa pavimentazione, un battuto pavimentale per l’interno mentre per l’esterno acciaio e resina, tutti materiali compatibili e reversibili.
Riguardo le caratterizzazioni del portico la scelta è stata quella di lasciare visibili gli elementi strutturali senza modificare la fruibilità e la permeabilità originaria dei suoi intercolumni. Le griglie anteposte alle soglie lasciano quindi intravedere l’elevata qualità delle strutture murarie antiche e delle tecniche costruttive di fondazione, senza arrestare il transito dei visitatori tramite i varchi originari.
Una semplice passerella concederà il passaggio attraverso gli ambienti del settore occidentale, valorizzato, nelle sale più rilevanti da un impianto di pannelli con finestre retroilluminate che ripropongono delle ricostruzioni fotorealistiche di alcune viste migliori degli ambienti medesimi.
Il progetto di illuminazione amplia quanto è stato già compiuto all’interno dell’opera architettonica, incrementando l’illuminazione artistica di tutto il quartiere occidentale e inserendo all’interno del sistema di domotica, che contempla, nei differenti settori in cui l’impianto è segmentato, l’abbassamento dei livelli di luminosità per restituire i livelli di luce corretti nel momento in cui i sensori segnalano viceversa la presenza di movimento.
Il portico di ingresso è determinato da istallazioni luminose, le sbadacciature delle strutture della galleria traianea vengono emulate da strutture metalliche che nascondono piccoli proiettori di luce atti ad evidenziare le discontinuità costruttive delle pareti di fondazione. E infine proiettori washwall posizionati sotto le grate antistanti il portico consentono l’illuminazione delle murature di fondo del portico.
Per preservare la struttura dalle percolazioni d’acqua e assicurare la riduzione dello scambio microclimatico tra l’organismo e il suo contesto ambientale al minimo valore possibile, dal 2010 è stato ideato il progetto finale per il risanamento del monumento, che prevede la totale sostituzione del giardino odierno con un
nuovo giardino sostenibile rappresentato da un innovativo Sistema Integrato di Protezione formato da drenaggio, impermealizzazione e una nuova area a giardino.
Il lavoro interessa una superficie di 16.000 metriquadrati, suddivisi in 22 settori denominati bacini, autonomi sotto il profilo idraulico e costruttivo. Accanto ai due bacini del cantiere pilota sono in fase di ultimazione i bacini del lotto II che riguardano il settore occidentale del complesso, ciò ha permesso la programmazione delle operazioni di restauro negli spazi sottostati.
I lavori di restauro delle superfici affrescate potranno essere viste dal pubblico la giornata del venerdì nella modalità “cantiere aperto”.
L’attività continuerà con i bacini del lotto III e in seguito con quelli del settore ovest e delle cosiddette Casermette, in visione di una programmazione modulare e continua, essenziale per lo svolgimento dell’esecuzione delle attività con la creazione progressiva del Sistema Integrato di Protezione da ovest verso est.
In virtù della collaborazione con le Gallerie degli Uffizi inoltre è mostrata la statua della cosiddetta Ninfa con pantera, seducente rimando del rapporto con il mondo tolemaico-alessandrino da parte dell’imperatore Nerone.
Si considera che tale scultura debba essere identificata con la “Diana con pardo”, vista da Giorgio Vasari nella Sala delle Nicchie di Palazzo Pitti. Entrata a far parte delle collezioni medicee verso la metà del Cinquecento e presumibilmente ubicata negli Uffizi alla conclusione del stesso secolo, la composizione ha avuto nel corso dei secoli molti ripristini.
Già ritenuta una Diana cacciatrice e poi ancora una Menade, in tempi più recenti è stata proposta l’identificazione con una ninfa il cui affiancamento alla pantera potrebbe essere letto come un rimando all’ambito venatorio dell’Egitto ellenistico.
E’ un’opera di alto livello qualitativo, ciò avvalorato dall’utilizzo del marmo greco e la ricerca di effetti di trasparenza del panneggio, prodotto della rielaborazione eclettica di un artista romano, riferibile al I e il II secolo d.C..
L’insigne statua è custodita negli ambienti della Domus Aurea fino al 9 febbraio 2025, divenendone la prospettiva architettonica della costruzione secondo la concezione neroniana dell’uso dello spazio.
Con il termine di tale progetto la Domus Aurea ospiterà un calendario colmo di attività didattiche gratuite e di aperture straordinarie attualmente e nei prossimi mesi, e la riproposizione di eventi culturali con interpreti di grande rilevanza rivolti alle Nove Muse, tanto amate dall’imperatore.
Grazie alla riapertura della Domus Aurea, il pubblico potrà visitare ed ammirare l’abitazione di Nerone, un patrimonio storico e culturale che lega passato, arte e innovazione, celebrando la memoria di questo straordinario e unico monumento.