Il professor Gaudenzio Meneghesso lavora su una parte della tecnologia che resta quasi sempre invisibile. Non è la tecnologia che incontriamo quando apriamo un’applicazione, tocchiamo uno schermo o usiamo un dispositivo già pronto. È quella che viene prima e che permette a tutto il resto di funzionare: la scelta dei materiali, il comportamento dei semiconduttori, la progettazione dei circuiti, le prove di laboratorio con cui si misura la durata reale di un componente. È una zona meno raccontata dell’innovazione, eppure da lì passa la qualità di molte tecnologie che usiamo ogni giorno. Un computer che lavora in modo stabile, una rete digitale che regge grandi quantità di dati, un’auto elettrica che deve gestire energia senza sprechi, un dispositivo medico chiamato a essere preciso nel tempo: tutti dipendono da componenti elettronici progettati per non cedere alla prima difficoltà. Il percorso scientifico del prof. Meneghesso si è costruito su questo livello profondo, dove l’ingegneria incontra la fisica dei materiali e dove una tecnologia diventa davvero utile solo quando dimostra di essere affidabile.
Professore ordinario all’Università di Padova e direttore del Dipartimento di Ingegneria dell’Informazione, Meneghesso è una figura di riferimento nel campo della microelettronica e dei dispositivi a semiconduttore. La microelettronica lavora su componenti di dimensioni ridottissime, ma il suo impatto è enorme: senza quei componenti non esisterebbero i chip che elaborano informazioni, i sensori che raccolgono dati, i transistor che regolano il passaggio della corrente e molti dei sistemi digitali su cui si basa la vita quotidiana. Nel suo lavoro, però, la miniaturizzazione non è mai separata da una domanda concreta: come si fa a rendere un dispositivo non soltanto più performante, ma capace di mantenere quella prestazione quando viene usato a lungo, sotto stress o in condizioni difficili?
Questa attenzione alla tenuta dei dispositivi definisce in modo netto il suo profilo. L’affidabilità, nel linguaggio dell’ingegneria, indica la capacità di un componente di continuare a svolgere la propria funzione nelle condizioni per cui è stato progettato. Non è un dettaglio riservato ai laboratori. Ha conseguenze molto concrete: riguarda l’energia che un sistema riesce a non disperdere, la resistenza di un componente quando lavora ad alte temperature, la capacità di un dispositivo medico di mantenere precisione quando viene usato nel tempo. Studiare l’affidabilità significa capire il punto in cui una promessa tecnologica incontra la prova dell’uso.
Il legame del professor Meneghesso con Padova nasce dentro un percorso lineare. Si laurea in Ingegneria Elettronica all’Università di Padova nel 1992 e consegue il dottorato in Ingegneria Elettronica e delle Telecomunicazioni nel 1997. Negli anni successivi consolida la propria attività scientifica, fino a diventare professore ordinario nel 2011. Dal 2018 guida il DEI, il Dipartimento di Ingegneria dell’Informazione, un luogo in cui lo studio dei dispositivi elettronici dialoga con il software, con le reti di comunicazione, con i sistemi automatici e con le applicazioni dell’ingegneria alla salute.
Il DEI nasce nel 1987 come Dipartimento di Elettronica e Informatica e dal 2002 assume l’attuale denominazione. La sua storia segue l’allargarsi progressivo dell’ingegneria dell’informazione: prima il rapporto tra elettronica e calcolo, poi la diffusione delle reti digitali, il peso crescente delle telecomunicazioni, l’automazione dei processi produttivi, l’ingresso della bioingegneria e, più di recente, l’impatto dell’intelligenza artificiale sulla ricerca e sull’industria. La forza del dipartimento sta proprio nella convivenza di competenze diverse. Non si tratta di accostare discipline una accanto all’altra, ma di farle lavorare sugli stessi problemi. Un sistema medico avanzato, per esempio, ha bisogno di strumenti che raccolgano segnali dal corpo, di circuiti capaci di elaborarli, di algoritmi che li interpretino e di una progettazione attenta alla sicurezza del paziente. Una rete energetica più efficiente richiede invece dispositivi capaci di gestire la potenza, sistemi di controllo che regolino gli impianti e modelli che aiutino a prevederne il comportamento. Il compito di un dipartimento universitario è anche questo: creare le condizioni perché linguaggi diversi imparino a lavorare insieme.
Il lavoro scientifico del prof. Meneghesso si concentra soprattutto sui semiconduttori composti e sui materiali ad ampia banda proibita. La definizione può sembrare ostica, ma il principio è abbastanza chiaro. I semiconduttori sono materiali che permettono di controllare il passaggio della corrente elettrica e sono alla base dell’elettronica moderna. Il silicio ha avuto un ruolo enorme nello sviluppo dei chip e dei dispositivi tradizionali. Altri materiali, come il nitruro di gallio e il carburo di silicio, aprono possibilità diverse perché riescono a lavorare dove il silicio mostra più limiti: sopportano tensioni elevate, resistono meglio al calore e permettono frequenze di funzionamento più alte. Per questo sono considerati fondamentali per l’elettronica di potenza, cioè per quei dispositivi che gestiscono, regolano e trasformano l’energia.
Il nitruro di gallio, spesso indicato con la sigla GaN, è uno dei materiali più interessanti in questo campo. Permette di realizzare dispositivi più compatti ed efficienti, capaci di ridurre le perdite durante la conversione dell’energia. Il suo valore emerge ogni volta che l’energia deve essere usata con maggiore precisione: nella mobilità elettrica, dove conta limitare gli sprechi; nelle fonti rinnovabili, che richiedono sistemi di conversione più efficienti; nei data center e nelle telecomunicazioni, dove anche una piccola perdita moltiplicata su grandi infrastrutture diventa un problema rilevante. Una tecnologia di questo tipo, però, non può essere giudicata soltanto per le sue prestazioni iniziali. Deve essere capita nei suoi limiti, nei suoi difetti, nei suoi meccanismi di degrado. È qui che il lavoro del Professore assume un valore particolare.
Studiare come un dispositivo si degrada significa osservarlo quando viene sottoposto a stress elettrico, calore, uso prolungato o condizioni estreme. Il ricercatore misura come cambiano le prestazioni, cerca l’origine del guasto, individua le parti più fragili del componente e costruisce modelli capaci di prevedere che cosa potrà accadere nel tempo. È una ricerca paziente, lontana dall’immagine rapida e spettacolare dell’innovazione. Richiede metodo, continuità e precisione sperimentale. Il risultato, però, è molto concreto: tecnologie più robuste, più efficienti e più vicine all’impiego industriale.
Questa impostazione ha dato al prof. Meneghesso un riconoscimento scientifico internazionale. È autore di oltre mille pubblicazioni e ha ricevuto numerosi premi per la qualità della sua ricerca. Nel 2013 è stato nominato IEEE Fellow, titolo attribuito dall’Institute of Electrical and Electronics Engineers a studiosi e professionisti che hanno offerto contributi di particolare rilievo nel proprio ambito. Nel suo caso, il riconoscimento è legato agli studi sulla fisica dell’affidabilità dei dispositivi a semiconduttore composto. È un passaggio significativo, perché conferma il valore di una ricerca riconosciuta ben oltre i confini nazionali.
La sua attività si inserisce anche in importanti progetti europei. InRel-NPower, dedicato allo sviluppo di dispositivi di potenza innovativi e affidabili basati sui nitruri, ha affrontato una delle questioni più concrete della transizione energetica: usare meglio l’energia, riducendo le perdite nei sistemi di conversione. GaN4AP, acronimo di GaN for Advanced Power Applications, punta a rafforzare l’impiego del nitruro di gallio nelle applicazioni avanzate di potenza. Sono progetti che mostrano bene il rapporto tra ricerca universitaria e ricaduta industriale. Il lavoro sui materiali e sui dispositivi entra così nei punti in cui l’innovazione deve dimostrare di servire davvero: rendere più efficiente l’uso dell’energia, sostenere la mobilità elettrica, migliorare la produzione industriale e rafforzare infrastrutture sempre più dipendenti dall’elettronica.
La figura del professor Meneghesso tiene insieme due piani. Da una parte c’è il ricercatore che studia la materia elettronica nella sua parte più minuta, cercando di capire dove nascono difetti, instabilità e limiti di prestazione. Dall’altra c’è il direttore di dipartimento, responsabile di una comunità che vive del lavoro coordinato di chi insegna, di chi fa ricerca, di chi segue i laboratori e di chi si forma nelle aule universitarie. I due ruoli si parlano più di quanto possa sembrare. La ricerca sull’affidabilità insegna che nessun risultato regge senza metodo, verifica e continuità. Anche un dipartimento si costruisce così: con competenze che crescono nel tempo, collaborazioni internazionali, attenzione alla formazione e capacità di dare alla ricerca una direzione riconoscibile.
La didattica completa questo quadro. Un dipartimento universitario non produce soltanto articoli scientifici e progetti, ma forma persone destinate a portare quelle competenze nelle imprese, nei laboratori, nei centri di ricerca e nelle istituzioni. Gli studenti che attraversano il DEI imparano a guardare la tecnologia da dentro, non come un oggetto finito da utilizzare, ma come un sistema da comprendere e progettare.
Nel racconto pubblico della tecnologia, spesso prevalgono le parole più immediate: intelligenza artificiale, rivoluzione digitale, automazione, sostenibilità. Sono parole vere, ma rischiano di diventare generiche quando si separano dal lavoro che le rende possibili. Il profilo del prof. Meneghesso aiuta a riportarle a terra. Un’applicazione funziona perché esistono dispositivi capaci di sostenerla; un dispositivo è affidabile perché il materiale di cui è fatto è stato studiato a fondo; una prestazione diventa credibile solo quando viene verificata e può essere mantenuta nel tempo.
Il suo percorso restituisce un’immagine precisa dell’ingegneria: non una corsa verso il nuovo a ogni costo, ma un lavoro di costruzione. Rendere una tecnologia più potente è importante; renderla stabile, efficiente e utilizzabile lo è ancora di più. Una soluzione tecnica diventa davvero matura quando può entrare nei sistemi reali senza trasformarsi in un punto debole. Padova offre a questo percorso un terreno adatto. L’Università ha una tradizione scientifica lunga e riconosciuta, ma il valore di quella tradizione si misura anche nella capacità di lavorare sulle frontiere più attuali. Il DEI interpreta oggi una di queste frontiere perché le tecnologie dell’informazione non appartengono più a un solo ambito: incidono sul modo in cui si produce energia, si cura una persona, si organizza un processo industriale, si comunica, si protegge un sistema digitale e si formano nuove competenze.
La parola rivoluzione viene spesso usata con leggerezza. Nel percorso del professor Gaudenzio Meneghesso, invece, torna al suo significato più concreto. Le trasformazioni che cambiano la vita quotidiana prendono forma molto prima di arrivare sul mercato: cominciano quando un materiale viene studiato in laboratorio, quando uno studente impara a progettare un sistema, quando un gruppo di ricerca lavora con l’industria per trasformare un risultato scientifico in una soluzione utilizzabile. È lì che il suo lavoro trova il significato più pieno: nella costruzione paziente delle condizioni che rendono l’innovazione non soltanto possibile, ma solida, comprensibile e utile.