IL PARCO VIGELAND: un paradiso natural-artificiale

Con l’arrivo dell’estate, molti si staranno domandando se sia il caso di progettare una vacanza e, nel caso, di che tipo. Qualcuno avrà già le idee chiare e si concentrerà sulla scelta della località balneare, abituale o ancora del tutto nuova, presso la quale posare in attesa della tintarella desiderata, del percorso escursionistico che consenta di contemplare il paesaggio montano che trova più affascinante, delle città d’Italia, d’Europa o del mondo che non ha ancora avuto il piacere di visitare. Qualcun altro, dai gusti più eterogenei, starà valutando la meta più conveniente, considerando piuttosto le esigenze dei propri compagni di viaggio e il budget a disposizione. Forse non tutti sanno che c’è un posto, in Nord Europa, in grado di accontentare adulti e bambini, amanti della natura e della cultura. Si tratta del Vigeland Park di Oslo, il più grande parco di sculture al mondo, progettato e realizzato da un unico artista, Gustav Vigeland (Mandal, 1869 – Oslo, 1943), uno fra i maggiori scultori norvegesi del XX secolo, nonché autore della medaglia che oggi viene consegnata ai Nobel per la pace.

Adolf Gustav Thorsen nacque, nel 1869, a Mandal, una piccola città del sud della Norvegia, da una famiglia di artigiani. Nel 1894, appena quindicenne, si recò ad Oslo, per apprendere l’intaglio del legno. L’improvvisa morte del padre lo costrinse, due anni dopo, a tornare a casa per aiutare la famiglia e a trasferirsi, per un periodo, assieme ai nonni, in una fattoria nei pressi della località di Vigeland, dalla quale trasse il cognome d’arte con cui è ancora oggi conosciuto. Nel 1888, grazie al supporto morale e materiale dello scultore Brynjulf Bergslien, tornò ad Oslo e per completare gli studi e, nell’autunno del 1889, espose per la prima volta al pubblico una sua opera (Hagar e Ismaele).

Fra il 1891 e il 1896, arricchì la propria formazione con diversi viaggi all’estero, soggiornando a Copenaghen, a Parigi, a Berlino e a Firenze. Particolarmente significativi per lo sviluppo del suo personale linguaggio, furono, soprattutto, il confronto, nella capitale francese, con Auguste Rodin, e in Italia, con l’arte rinascimentale. A quegli stessi anni, risalgono le sue prime prove, dedicate ad alcune delle tematiche che resteranno centrali nell’arco di tutta la sua produzione, la morte e il rapporto tra uomo e donna, che vennero esposte con un certo successo nel suo Paese. Dal 1897 al 1902, Vigeland fu chiamato, a Trondheim, per lavorare al restauro della Cattedrale di Nidaros. Qui, il contatto con l’arte gotica lo ispirò nell’elaborazione di un altro, fondamentale, elemento distintivo della sua opera, il drago, simbolo del peccato ma anche della forza della natura, contrapposta alla volontà umana.

Rientrato ad Oslo, ottenne in prestito dal comune uno studio in disuso dove poter lavorare e, in occasione del riconoscimento dell’indipendenza della Norvegia dalla Svezia (26 ottobre 1905), ricevette numerose commissioni per monumenti commemorativi di illustri compatrioti, tra cui quelli del drammaturgo Henrik Ibsen e del matematico Niels Henrik Abel, per celebrare la storia e la cultura norvegesi. Nel 1906, presentò un modello in gesso di una fontana, inizialmente destinata dal Comune di Oslo alla piazza di antistante al Parlamento Nazionale. L’opera, seppur accolta con favore, suscitò una certa perplessità per la scelta della collocazione. La sua realizzazione venne perciò rimandata fino a quando non si fosse trovato un accordo definitivo sul luogo più adatto. Nel frattempo, l’artista ampliò il progetto aggiungendovi diversi gruppi scultorei e, nel 1919, un’alta colonna in granito.

La soluzione giunse, in via del tutto inaspettata, nel 1921, quando il comune di Oslo decise di abbattere il vecchio palazzo che ospitava lo studio dello scultore per costruire una biblioteca. Si arrivò a un compromesso: il comune avrebbe fatto costruire un nuovo edificio dove l’artista avrebbe potuto vivere e lavorare e che, alla sua morte, sarebbe diventato un museo dedicato alla sua opera; in cambio, Vigeland avrebbe donato alla città tutti i suoi lavori, sculture, disegni, incisioni, compresi i modelli. Così, nel 1924, lo scultore si trasferì nel nuovo studio in Kirkeveien, nei pressi del grande Parco Frogner, che si rivelò immediatamente il luogo più indicato per ospitare la fontana e il complesso scultoreo ad essa collegato e che, in suo onore, fu ribattezzato Parco Vigeland.

Egli dedicò, infatti, gli ultimi vent’anni della sua vita a progettare, realizzare e allestire l’ampio giardino pubblico destinato all’esposizione permanente delle sue sculture. Ciascuna di esse fu, prima, modellata a grandezza naturale in argilla dall’artista, e, in seguito, trasformata da bozzetto in scultura di granito o di bronzo, con l’aiuto di artigiani professionisti. Nella casa-museo di Kirkeveien, in cui visse e lavorò fino alla morte, avvenuta nel 1943, sono attualmente conservati ed esposti tutti i modelli originali in gesso delle sculture presenti nel Parco e moltissime altre sue opere.

Aperto (gratuitamente) ai visitatori ventiquattro ore su ventiquattro e per tutto l’anno, il Parco Vigeland comprende più di 200 statue in bronzo, granito e ferro battuto, disposte, attraverso i 320 ettari del parco, secondo cinque aree principali: il cancello, il ponte, la fontana, la terrazza del Monolito e la Ruota della vita. Il cancello principale si compone di cinque grandi porte, decorate da bassorilievi in bronzo, e due più piccole, tutte in ferro battuto. Il motivo principale è, qui, quello del drago, ereditato dalla tradizione vichinga e particolarmente caro allo stesso Vigeland. Varcata la soglia, sulla destra, si trova un grande autoritratto dell’artista, non a caso immortalato con martello e scalpello, nell’atto di dar forma al grande spazio che ci si accinge ad esplorare.

Proseguendo, si giunge ad un ponte dalle sorprendenti dimensioni (15 metri di larghezza per 100 di lunghezza), che sovrasta un lago e uno splendido giardino. Costruito sulla base di un vecchio ponte risalente al 1914, è fiancheggiato da alcune lanterne che, di tanto in tanto, interrompono una serie di 58 sculture di bronzo, realizzate tra il 1925 e il 1933, fissate sui parapetti in granito. Queste raffigurano, a grandezza naturale, bambini, donne e uomini, da soli o in piccoli gruppi, colti in diverse fasi di un ideale rapporto reciproco: la gioia di un’attesa maternità, il dolore per una improvvisa separazione, l’allegria e la spensieratezza del gioco condiviso con gli amici, la nostalgia del passato, il fuoco e la cenere del desiderio, la forza e la vulnerabilità che alimentano e, insieme, consumano un sentimento d’amore, la paura della morte, il dubbio, la rabbia. Tra le statue più celebri di questa sezione, vi è Sinnataggen (il bambino arrabbiato), la cui immagine ricorre assai di frequente su cartoline e pubblicazioni turistiche ed è diventata uno dei simboli del parco e della città di Oslo. Al centro del ponte, la struttura si allarga su ogni lato e accoglie due figure circondate da cerchi in bronzo massiccio; mentre, ai quattro angoli, si erigono altrettante colonne di granito raffiguranti esseri umani che combattono contro lucertole-drago, immagini della perpetua lotta fra uomo e natura o fra ragione e istinto, che riprendono e superano i motivi decorativi del cancello. Sotto al ponte, si trova un parco giochi circolare, con otto sculture di fanciulli in bronzo. Al centro, montato su una piccola colonna di granito, si può ammirare la figura di un bimbo non ancora nato (a testa in giù). Vigeland aveva, inoltre, progettato un’imbarcazione per bambini (oggi non più in funzione), ormeggiata presso un monumentale molo in granito.

Superato il ponte, altre statue di infanti ci accompagnano verso il cuore del parco, dove trionfa in tutto il suo splendore quella fontana che per anni attese il luogo perfetto per essere costruita. All’interno di una grande della vasca quadrata, sei uomini sostengono sulle loro spalle il peso di una grande una coppa da cui sgorga l’acqua. Il perimetro della vasca è ornato da una serie di 60 bassorilievi in bronzo, che ripercorrono le varie tappe della vita – la nascita, la crescita, l’amore, l’età adulta e la vecchiaia –, sormontati da 20 singolari composizioni scultoree che fondono, in combinazioni sempre diverse, la figura umana (singola o in piccoli gruppi) a quella di un albero, simbolo della vita. Le statue sono intrecciate agli alberi, tanto da farne parte, prigioniere che tentano di evaderne, per conquistare la propria libertà e individualità, o figlioli prodighi che tornano a cercar riparo e riposo nell’annullamento definitivo, passaggio necessario per la metamorfosi e la rinascita. Non a caso, infatti, la scultura dell’albero che ospita uno scheletro in via di decomposizione è seguita da quella di un albero pieno di bambini: la fine coincide con un nuovo inizio. Il pavimento intorno alla fontana è formato da un mosaico di 1.800 metri quadrati in granito bianco e nero, che sviluppa, secondo motivi geometrici, un labirinto lungo circa 3.000 metri.

Più avanti, si apre una scalinata che conduce alla terrazza del Monolito, una colonna alta più di 14 metri, scolpita a partire da un unico blocco di granito, composta da 121 figure umane. L’opera si presta ad una grande varietà di interpretazioni. Testimonia l’orrore e il vuoto prodotti dalla guerra, ma, non di meno, allude e invita al coraggio, alla speranza, alla solidarietà, che rendono l’umanità capace, dopo averlo distrutto, di ricostruire il mondo. Può essere inteso come un simbolo di pace e di resurrezione, di richiesta di aiuto rivolta a Dio e di fede in una vita eterna, che riscatti il dolore e la morte affrontati sulla terra. La colonna sorge sulla sommità di una struttura a gradini dalla pianta ottagonale. Sui gradini sono disposti 36 gruppi scultorei in pietra granitica, che rielaborano il tema, già trattato dalle sculture del ponte e dai bassorilievi della fontana, del ciclo della vita e delle sue innumerevoli sfumature emozionali. Per accedere alla terrazza, vi sono otto porte decorate in ferro battuto, raffiguranti l’uomo e la donna in tutte le età, progettate tra il 1933 e il 1937, ma realizzate solo dopo la morte dell’artista.

Infine, avviandosi verso l’uscita posteriore del parco, si incontra un’ultima sintesi della riflessione condotta da Vigeland sull’esistenza umana, la Ruota della vita, una scultura di bronzo che comprende sette figure umane, quattro adulti e tre bambini, intrecciate tra di loro a comporre la forma di un cerchio.

All’uscita, si potrà proseguire il viaggio con una visita della capitale norvegese, d’estate calda ma niente affatto afosa, e delle sue numerose e diversissime attrazioni: il Museo delle navi vichinghe, la Fortezza di Akershus e il Norsk Folkemuseum, per conoscere la storia e la cultura scandinave; il Palazzo Reale, cuore pulsante del centro storico, o la suggestiva “skyline”, composta da alti edifici di architettura contemporanea, fra i quali spiccano il Teatro dell’Opera, il Museo Nazionale, la Biblioteca Nazionale e la nuova sede del Museo Munch, volto moderno ed ecosostenibile della città; il Museo d’Arte, Architettura e Design e la Galleria d’arte moderna e contemporanea Astrup Fearnley, progettata da Renzo Piano, e una crociera lungo il pittoresco fiordo di Oslo, per un confronto diretto fra l’originalità creativa dell’uomo e quella della natura.

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