Il dialogo con il passato è, da sempre, una questione aperta per l’essere umano, che nel corso dei secoli si è domandato cosa significhi il proprio retaggio, quale lezione gli abbiano trasmesso i propri antenati e, soprattutto, che farsene dell’eredità della Storia. Ciò che è avvenuto prima di noi certamente deve essere interpretato affinché sia istruttivo e ci possa guidare nelle scelte che ognuno di noi compie e che, potenzialmente, incidono sugli altri ben al di là di quanto possiamo immaginare. Tale compito di esegesi noi moderni lo abbiamo delegato ormai permanentemente ai professionisti, gli storici i quali, nell’era della connettività perenne e spesso coatta, in maniera inusitata si trovano spesso a divenire star dei media, fonti da cui assorbire una conoscenza rapida e superficiale da sfoggiare, però, in ambienti inopinatamente presuntuosi (che oggi vengono definiti radical chic). In compenso, noi “moderni” abbiamo preso l’abitudine a trattare la Storia e in generale il passato come una fonte di divertimento, come un’affascinante attrazione. Un tempo l’arte rivisitava i grandi avvenimenti alla ricerca di esempi da poter sfruttare nel presente, di modelli da imitare o da cui prendere sdegnosamente le distanze. A partire dal XVIII secolo, poi, il viaggio romantico tra le rovine delle grandi civiltà antiche divenne una tappa fondamentale dell’istruzione di giovani rampolli e inquieti intellettuali europei. Il Novecento, il cosiddetto Secolo Breve, ha portato con sé la grande invenzione del cinema che, come fu per il teatro ateniese del V secolo a.C., ha permesso alla cultura di divenire “popolare” nel significato migliore del termine. Ma il passato, in questo modo, è divenuto un seducente divertimento, al quale aggiungere effetti speciali di ogni tipo, allo scopo di farne uno spettacolo hollywoodiano, sminuendo il valore didattico della Storia. Così sono nati i colossal degli anni Cinquanta e Sessanta, con i grandi nomi del cinema americano, ma anche le pellicole del genere peplum, che mettevano uno contro l’altro Maciste e Zorro. Sono arrivati gli effetti speciali digitali e i film come Il Gladiatore e il suo discusso seguito; questa scivolosa china ha condotto all’ultima trovata di Roma Capitale, che sta riflettendo sulla possibilità di “affittare” il Colosseo a un gruppo di milionari stranieri, per consentire loro di rivivere le emozioni sanguinarie dell’arena. L’anfiteatro Flavio, eterna eredità donata al mondo dall’imperatore Vespasiano -all’epoca il vero padrone del mondo- trattato come un parco giochi qualunque: è l’ “astuta” trovata commerciale di grandi imprenditori, che tuttavia dimostrano d’essere meno esperti di buon gusto che di business.

