“Costruire una collezione d’arte è un viaggio di conoscenza, un modo per interrogare il presente, riscoprire il passato e comprendere meglio noi stessi. Condividere oggi questo percorso in un luogo speciale come Palazzo Bonaparte, dimora storica nel cuore di Roma di proprietà di Generali, assume un significato particolare: le opere che esponiamo sono parte del nostro patrimonio e raccontano una storia fatta di curiosità, eclettismo e sensibilità”. Andrea Sironi, Presidente di Generali e Philippe Donnet, Group CEO.
La grande mostra sugli impressionisti nasce per celebrare il 10° anniversario di Generali Valore Cultura.
A Palazzo Bonaparte pertanto si inaugura in partnership con Arthemisia la prima rilevante retrospettiva in questo nuovo polo culturale aperto alla città con accesso gratuito.
Nel cuore di Roma, Palazzo Bonaparte con i suoi 3000 metri quadrati di mosaici, affreschi e stucchi è un originale equilibrio di stile barocco e rinascimentale.
Edificato dall’architetto Giovanni Antonio De Rossi tra il 1657 e il 1677, l’edificio passò nel tempo alle famiglie Cervini, Margani, D’Aste e Rinuccini fino all’acquisto nel 1818 da parte di Maria Letizia Ramolino, madre di Napoleone Bonaparte.
Letizia Bonaparte visse nel palazzo fino alla sua morte, fu lui a volere il famoso balconcino verde attualmente idioma della costruzione.
Dal 1972 è parte del patrimonio di Generali che nel 2017 ha realizzato anche un significativo intervento di restauro, in collaborazione con la Soprintendenza Speciale Archeologia Belle Arti e Paesaggio di Roma.
Oggi Palazzo Bonaparte è un importante spazio di arte e cultura per la comunità.
Dall’11 luglio al 23 agosto 2026 l’esposizione mostra ai visitatori oltre 50 opere giunte dalla collezione del Gruppo, una delle più importanti raccolte europee.
La rassegna nasce per celebrare il suo decimo anniversario, il progetto mediante cui dal 2016 Generali Italia promuove eventi sul territorio nazionale.
Con il patrocinio del Ministero della Cultura, della Regione Lazio e del Comune di Roma, Assessorato alla Cultura e al Coordinamento delle iniziative rapportabili alla Giornata della Memoria, promossa e asseverata da Generali Valore Cultura, la rassegna è prodotta e organizzata da Arthemisia.
Il Media partner è Urban Vision, Apa e Vivenda.
“Ogni collezione racconta una storia. Non soltanto quella delle opere che custodisce, ma anche quella dello sguardo che le ha riunite, delle epoche che hanno attraversato e dei significati che continuano ad assumere nel tempo”. Costantino D’Orazio il curatore della mostra, storico dell’arte e saggista italiano.
La collezione è realizzata all’inizio degli anni Ottanta in virtù di una visione innovativa, la creazione di un patrimonio in grado di descrivere tramite l’arte, le trasformazioni della società italiana, i suoi desideri, i suoi turbamenti e i profondi cambiamenti del Novecento.
E’ la narrazione di un’Italia che muta, idealizza e comunica e si riconosce nelle immagini che hanno caratterizzato il secolo scorso, una esposizione che lega patrimonio culturale, storia collettiva e ruolo sociale delle grandi collezioni d’impresa.
Le cinque sezioni guidano il pubblico in un percorso tramite le rilevanti domande del 900: le avanguardie e la nascita della modernità, il paesaggio come luogo della memoria e della identità, la rappresentazione dell’individuo, il corpo come spazio di desiderio, fragilità e trasformazione, fino alla dimensione collettiva del vivere sociale.
Un itinerario che evidenzia non solo l’evoluzione dell’arte italiana, ma anche i sogni, le speranze e le mutazioni di un intero Paese.
Le tre età di Gustav Klimt (1905), è eccezionalmente concesso in prestito dalla Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma, con le tre età della donna Klimt ancora una volta si rivolge al genere allegorico e simbolico, magnificamente eseguito.
Parliamo di uno delle allegorie che resero famose l’artista grazie alla loro mirabile eleganza.
Dalle sperimentazioni delle avanguardie storiche alle atmosfere della Metafisica, dal Realismo Magico alla Scuola Romana, fino alle realtà più liriche e introspettive della figurazione italiana.
Gli interpreti più autorevoli dell’arte del Novecento della retrospettiva: Umberto Boccioni, Giorgio de Chirico, Ubaldo Oppi, Alberto Savinio, Gino Severini, Felice Casorati, Antonio Donghi, Filippo de Pisis, Mario Sironi, Massimo Campigli, Fausto Pirandello, Emanuele Cavalli e altri ancora.
“Bisogna che tutto cambi perché tutto rimanga come è”. Giuseppe Tomasi di Lampedusa, il Gattopardo 1958
Il dipinto Le due amiche dell’artista Umberto Boccioni (1914-1915), tela monumentale della Collezione Generali imprime la vivacità dell’avanguardia all’interno di una costruzione più meditata, assenza fra intimità, memoria e modernità.
Nei suoi quadri e rilievi il movimento, la città moderna, il dinamismo dei corpi e la compenetrazione tra figura e spazio divengono mezzi per determinare una nuova percezione del mondo.
In Composizione aerofuturista di Antonio Marasco (1929), sono raffigurate traiettorie, piani inclinati e tensioni ascendenti, trasformando la superficie in una proiezione aerea, vitale, quai musicale dove il mondo non è più guardato da terra, ma attraversato dal movimento.
Egli esplora nella sua ricerca artistica la velocità, il volo, l’energia meccanica simultanea.
“L’arte è il modo di vedere le cose”. Alberto Savinio, Nuova Enciclopedia 1977, postuma
Nature morte del Maestro Gino Severini (1916-1917), gli oggetti sono scomposti e ricomposti tramite un ordito mentale dove l’eredità futurista si quieta in una struttura più pura, controllata e meditativa.
“Per vent’anni il cielo, la solita terra, le solite piogge, il solito vento”. Ignazio Silone Fontamara, 1933
Non un paesaggio solo, ma molti paesaggi interiori in cui l’Italia del Novecento pondera il ricordo, il lavoro, il viaggio e la solitudine delle cose. I tori di Fattori, fermi
nel Tombolo come emblemi sembrano preservare l’ultimo battito dell’Ottocento, una descrizione essenziale dove la natura non consola, ma resiste.
Da tale essenza successivamente lo sguardo di Soffici su Poggio a Caiano: l’autunno non è semplice stagione, intesa tra modernità e tradizione, tra l’armonia delle colline toscane e una luce impanata anche dalle avanguardie.
Le greggi di Cascella incedono come un racconto arcaico trascinando con sé la polvere della transumanza, mentre Colacicchi riconsegna al paesaggio agreste una calma classica fuori dal tempo.
Ma il Novecento non permane nei campi arriva nella periferia romana con il Gasometro Ostiense di Melli, nuova torre laica di una città che cambia aspetto è drammatico e imponente nel Paesaggio di Sironi, in cui ogni frammento appare portare il peso della storia.
Anche il mare, qui, non è mai soltanto mare. “Sempre il mare, uomo libero, ti affascinerà”. Giuseppe Ungaretti, Allegria di naufragi, 1919
In De Pisis diventa infatti idilliaco, natura morta, malinconia luminosa; in Broglio si cristallizza tra scogli e conchiglie, come se gli oggetti infondessero un ordine segreto; in Bandinelli la barca ricorda partenze, attese, silenzi.
Venezia, nella Piazza San Marco di De Chirico si presenta come un teatro della memoria: la Torre dell’Orologio non misura soltanto le ore ma il ritorno arcano ed ermetico delle rappresentazioni.
Tra campagna, spiaggia, città e mito, è raccontata la natura come astrazione mentale in cui ogni visuale è anche una domanda sul tempo.
“Le immagini sono un modo di possedere il mondo”. Italo Calvino, Le città invisibili, 1972
Accanto alle tele la retrospettiva restituisce anche la dimensione più quotidiana e popolare della cultura visiva italiana mediante una selezione di storici manifesti delle Assicurazioni Generali di insigni illustratori quali Marcello Dudovich, Achille Beltrame e Gino Boccasile, insieme a raffinati foulard d’artista.
Attestazioni preziose di come l’arte si sia rapportata durante il secolo scorso con la comunicazione, il costume, il design e la vita quotidiana.
Il catalogo è edito da Moebius.
Tale evento non è soltanto una raccolta di capolavori ma manifestazione di un intenso legame tra arte e impresa, tra responsabilità e utopia che nel tempo ha modificato una collezione in un reale e oggettivo laboratorio di identità italiana.
