Niccolò Ammaniti è nato a Roma il 25 settembre 1966 è uno scrittore, regista e sceneggiatore italiano, vincitore del premio Strega nel 2007 per Come Dio comanda.
Si è iscritto al corso di laurea in Scienze biologiche ma non ha terminato gli studi. Il suo primo romanzo, intitolato Branchie, è stato pubblicato da Ediesse nel 1994, per essere poi acquisito da Einaudi nel 1997.
Il libro raccontava la storia paradossale di un ragazzo romano malato di tumore che si trova catapultato suo malgrado in India, dove è costretto a vivere una serie di sgradevoli e stravaganti avventure. Nel 1999, dal libro è stato tratto il film con Gianluca Grignani e Valentina Cervi dal titolo omonimo, Branchie, diretto da Francesco Ranieri Martinotti e sceneggiato insieme a Fulvio Ottaviano.
Nel 1995 Ammaniti ha pubblicato, con il padre Massimo, psicologo dell’età evolutiva, il saggio Nel nome del figlio, edito da Arnoldo Mondadori Editore.
Nel 1996 ha recitato insieme alla sorella nel film a basso budget Cresceranno i carciofi a Mimongo di Fulvio Ottaviano.
Ha partecipato nel 1996 all’antologia Gioventù cannibale, curata da Daniele Brolli e pubblicata da Einaudi, con un racconto scritto a quattro mani con Luisa Brancaccio. Sempre nel 1996 ha pubblicato per Mondadori Fango, raccolta di racconti che contiene, tra gli altri, i testi Vivere e morire al Prenestino e L’ultimo capodanno dell’umanità; da quest’ultimo è stato tratto nel 1998 il film di Marco Risi L’ultimo capodanno, alla sceneggiatura del quale collaborò lo stesso Ammaniti. Diventa uno dei principali rappresentanti del gruppo di scrittori definiti Cannibali.
Nel 1999 è uscito il romanzo Ti prendo e ti porto via, sempre per Mondadori. La notorietà a livello nazionale giunge per Ammaniti nel 2001, quando pubblica il romanzo Io non ho paura, Premio Viareggio Narrativa, trasposto due anni dopo nell’omonimo film di Gabriele Salvatores, per cui riceve il Premio Flaiano per la sceneggiatura. Nel 2004 ha scritto il soggetto per il film Il siero della vanità, diretto da Alex Infascelli.
Nel 2006 è stato pubblicato il romanzo Come Dio comanda, edito da Arnoldo Mondadori Editore, accolto con favore dal pubblico, ma con alterni giudizi dalla critica, nonostante nel 2007 il romanzo si aggiudichi il premio Strega; il libro è stato inoltre adattato per il grande schermo, nuovamente da Salvatores, nel film Come dio comanda (2008).
Nel 2009 ha pubblicato il romanzo Che la festa cominci edito da Einaudi, per il quale ha ottenuto una candidatura al premio Alabarda d’oro 2010. Ha una rubrica su xL. Nel 2010 ha pubblicato il suo sesto romanzo dal titolo Io e te.
Nel 2012 Niccolò Ammaniti ha pubblicato la raccolta di racconti Il momento è delicato, il cui titolo deriva dalla frase che gli venne rivolta da un editore per comunicargli il rifiuto della pubblicazione della raccolta di racconti Fango.[10]
Nel 2015 pubblica il suo settimo romanzo dal titolo Anna.
Nel maggio del 2017 Sky Italia annuncia la realizzazione di una nuova serie TV chiamata Il miracolo incentrata sulle conseguenze della lacrimazione di una statua della Madonna in un piccolo centro, che lo stesso Ammaniti ha già scritto e che lo vedrà anche nei panni di regista al pari di Lucio Pellegrini e Francesco Munzi.
Il 17 gennaio 2017 l’Università degli Studi di Foggia gli conferisce una Laurea honoris causa in Filologia, Lettere e Storia.
Come Dio comanda
La storia è ambientata a Varrano, un immaginario paesotto del nord-est Italia fortemente industrializzato, dove i campi e i boschi si alternano ai capannoni, le tangenziali e i centri commerciali.
La narrazione ruota attorno a Rino e Cristiano Zena, padre e figlio tredicenne, abbandonati dalla madre di Cristiano poco dopo la sua nascita. Rino è un trentaseienne con simpatie neonaziste, beve, è un violento e vive di espedienti; tuttavia ha con Cristiano un legame fortissimo ed è ossessionato dalla paura di perderlo, braccato dall’assistente sociale Beppe Trecca. Anche Cristiano ama profondamente il padre: è per lui il riferimento più importante e gli dà piena fiducia, pur accettando i suoi difetti. I loro unici amici sono Danilo Aprea e Corrado Rumitz, detto Quattro Formaggi.
In seguito ad una violenza perpetrata da Quattro Formaggi nei riguardi di una compagna di scuola di Cristiano (viene violentata e uccisa) e alla decisione di Rino di non coprire questo crimine, quest’ultimo entra in coma per emorragia cerebrale. Cristiano si adopererà per nascondere il corpo della ragazza credendo suo padre colpevole.
Iin questo libro si tocca una tematica scottante qual’è la religione. Esiste infatti una legge più grande, un entità superiore che ci governa? Si può credere in qualcosa anche senza averne le prove perché lo percepiamo ma non lo vediamo? Chi decide chi può vivere e chi deve morire? E se chi decide fosse umano come come noi?
Domande a cui questo libro sembra voler cercare di trovare delle risposte. Ma se pensate di avere di fronte una lettura che tratta solo questo argomento vi sbagliate. Perché in questo volume entrano anche in gioco il rapporto padre-figlio e quello dell’amicizia.
Infatti qui incontriamo Cristiano Zena. Abita con suo padre Rino nei sobborghi di Varrano. Il legame tra queste due due figure è molto stretto. Perché Rino è un comandante, sembra voler essere Dio. Perché desidera che gli altri si pieghino alle sue decisioni. Convinto di essere nel giusto.
E’ una figura importante, che si impone. Capace di incutere terrore con un solo sguardo, non si fa scrupoli a mandare il figlio di soli tredici anni ad ammazzare il cane dei vicini solo perché abbaia.
Si scopre che sotto questa azione c’era un suo tipo di giustizia. Perché il cane era del proprietario della ditta per il quale aveva lavorato Rino ma dalla quale, dal suo punto di vista, è stato ingiustamente licenziato. Perciò gli è sembrato corretto fare sentire come la pensa.
Non manca di avere cuore. Non si può dire che non tenga a suo figlio. Perché fa di tutto pur di non farselo portare via dagli assistenti sociali. Desidera che Cristiano sappia cavarsela nel mondo e per questo, nel dubbio, gli insegna a fare a botte. Certo del fatto che se meni bene uno una volta poi la voce si sparge e nessuno di dà più fastidio.
Cristiano invece è solo un adolescente. Che ha dovuto crescere in fretta . Cerca di essere forte, di sembrare un duro quando in realtà è più tenero del pane. Un buono contaminato dal mondo in cui è abituato a vivere fatto di degrado e governato dalla legge che ognuno comanda da sè.
Anche lui tiene a suo padre. Sembra avere una fede incrollabile in lui e lo dimostra anche quando tutto sembra propendere per il contrario. Per il padre mette a rischio la sua stessa vita. Copre le prove che sembrano voler incolpare il padre di un atto sanguinoso. Infine si scoprirà la realtà di questa scena del crimine a cui ha assistito.
Nel testo si fa anche la conoscenza di Danilo e Quattro formaggi. Gli amici di Rino. Che mi sono parsi solo e soltanto dei pazzi e dei disperati. Degli scioperati che coinvolgono questo padre di famiglia in qualcosa di sbagliato, fraudolento e rischioso.
Vivono una situazione peggiore di Rino perché non si rendono conto delle conseguenze delle azioni e sopratutto non sembrano essere amati da nessuno.
Quattro formaggi in particolare è un personaggio che fin dal principio avrebbe meritato di essere rinchiuso in un manicomio. Perché non avete idea di quanto mi sia commossa alla fine tragica e spregiudicata della povera Fabiana Ponticelli, compagna di scuola di Cristiano, che in un raptus di pura follia viene presa di mira dall’omone alto dal nome buffo.
Dio esiste e non bisogna dubitare della sua esistenza. Infatti Per fortuna viene fatta la sua volontà, perché nel finale leggiamo che ognuno ha quello che si merita. Il bene trionfa sul male cosi come non viene scalfito il profondo legame tra padre e figlio. Fatto di fiducia e devozione.
Un libro alquanto provocatorio e forte. Inquieta il lettore. Lo fa tremare, scuotere e fargli capire che esiste una certa giustizia divina. Che c’è qualcuno dall’alto che valuta la tua condotta e che di conseguenza decide se premiarti o punirti. Fa comprendere che solo chi ha fede non può sbagliare nel credere e nel dare fede all’altro.
Fa realizzare che si, la vita che ci viene data ci offre la libertà ma è quello ne facciamo di questo dono che può rischiare di imprigionarci e condannarci per sempre. Che forse non siamo realmente liberi. Perché esiste la Provvidenza ma sopratutto la legge personale.
Un concetto che viene bene esplicitato dalla seguenti parole: “I barboni sono i più liberi del mondo e muoiono congelati sulle panchine dei parchi. La libertà è una parola che serve solo a fottere la gente. Sai quanti morti per la libertà e nemmeno sapevano cos’era? Sai chi sono gli unici ad averla? La gente che ha soldi. Vuoi vedere qual’è la mia libertà? Cristiano fece si con la testa. Rino tirò fuori da dietro la schiena una pistola.- Questa signorina qui di cognome fa libertà e di nome fa 44 Magnum”
Parole sconvolgenti dette da una figura cresciuta conoscendo la fatica, il sacrificio e la povertà e che è convinta che deve combattere le ingiustizie facendo da sè.
La prosa poi è altamente suggestiva, secca e decisa. Ad ogni capitolo sembra di leggere un comandamento. E’ altamente coinvolgente e sembra voler rapire il lettore tra le sue pagine

