NELLA GALATEA DI RAFFAELLO DI VILLA FARNESINA EMERGE IL BLU EGIZIO

Il Trionfo di Galatea è un affresco della Villa Farnesina a Roma (ex Villa Chigi) realizzato tra il 1511 e il 1512 dal pittore urbinate Raffaello Sanzio, grande esponente del Rinascimento italiano, uno dei più importanti pittori e architetti d’ogni tempo, di vitale importanza per lo sviluppo del linguaggio artistico dei secoli successivi. Galatea, nella Loggia omonima, fu fonte della rappresentazione di Teocrito (Idilli) e Ovidio (Metamorfosi), l’affresco mostra l’apoteosi della ninfa Galatea (Nereide) che cavalca un cocchio a forma di capasanta trainato da due delfini e guidato dal fanciullo Palemone, circondata da un festoso corteo di divinità marine (tritoni e nereidi) e vigilata, in cielo da tre amorini che stanno per scagliare dardi amorosi contro di lei. Un quarto putto, a cui è rivolto il casto sguardo di Galatea, tiene un fascio di frecce nascosto dietro una nuvola, a simboleggiare la castità dell’amore platonico. Riprendendo forse modelli antichi nella composizione (come un bassorilievo con un Coro di Afrodite oggi nei Musei Capitolini), Raffaello ricreò una mitica classicità, utilizzando toni cristallini e preziosi, quasi irreali, che tradiscono una conoscenza già approfondita della pittura romana antica. Secondo la fitta letteratura raffaellesca, l’iconografia della Galatea sarebbe un omaggio a Margherita Gonzaga, che aveva rifiutato la proposta di matrimonio di Agostino Chigi, committente di Villa Farnesina e ricchissimo banchiere di origine senese, perché non lo considerava all’altezza del suo rango e Raffaello dunque celebra nella Galatea l’amore perduto del celebre banchiere attraverso riferimenti allusivi e simbolici. Per dipingere il blu degli occhi della bella Galatea, ma anche il cielo e il mare come le fanno da sfondo nella lussureggiante loggia di Villa Farnesina, Raffaello aveva messo a punto un esperimento unico ricreando in bottega il celeberrimo “blu egizio”. Per creare il blu egizio serve seguire nel dettaglio una formula di dosaggi, ingredienti, pietre, metalli e vetri, esso si ottiene attraverso un procedimento molto antico, spiegato anche dal genio di Vitruvio. Questo pigmento dalle origini plurimillenarie, concepito dagli Egizi, ereditato dagli artisti Greci, diffuso tra gli Etruschi e Romani, fu considerato dagli archeologi il primo colore artificiale della storia, trovato in affreschi di domus da Ostia antica a Pompei, ma il cui uso si era perso dopo la fine dell’Impero romano, sostituito dal colore dei lapislazzuli. Ricordiamo infatti che nella stessa Loggia di Galatea, il gigantesco “Polifemo” dipinto da Sebastiano del Piombo che sembra quasi la prosecuzione dell’affresco il Trionfo di Galatea, l’azzurro del cielo è realizzato come era normale allora con i lapislazzuli, lo stesso per intenderci usato da Michelangelo per la Cappella Sistina. L’uso infatti di questo particolare colore fu dettato probabilmente dal desiderio di sperimentare un’alternativa forse su indicazione di Agostino Chigi, che potrebbe aver richiesto di non usare il costoso blu che giungeva dall’Afghanistan, ma un pigmento sintetico da fabbricare a Roma. Le analisi non invasive condotte sulle tinte della Galatea non sono state dedicate solo al blu egizio. E’ stato infatti scoperto che il cinabro (rosso vermiglio) tipico di Pompei è stato utilizzato per il drappo che avvolge i fianchi di Galatea. Un pigmento questa volta non raro, che però Raffaello utilizzò solo come finitura, in quanto era un colore non adatto alla tecnica dell’affresco. L’eccezionale scoperta e il sorprendente risultato della ricerca sui materiali dell’affresco è stata guidata dal professor Antonio Sgamellotti, accademico dei Lincei e professore emerito di chimica inorganica all’Università di Perugia, condotta insieme con ENEA, IRET-CNR, Laboratorio di Diagnostica per i Beni Culturali di Spoleto, XGLab-Bruker. L’indagine realizzata anche da molteplici ricercatori e studiosi del settore rappresenta un esempio virtuoso di collaborazione fra pubblico e privato prestando tutti la loro opera a titolo gratuito. Lo studio, eseguito per i 500 anni della morte del “Divin Pittore”, sarà presentato in occasione della prestigiosa mostra “Raffaello in Villa Farnesina. Galatea e Psiche”, dove si potranno ammirare anche per la prima volta i disegni scoperti negli anni 70 sull’intonaco della parte inferiore delle pareti con il Polifemo e la Galatea, solitamente nascosti da finti tendaggi ottocenteschi. L’importante esposizione curata appunto dal professor Antonio Sgamellotti e dalla dottoressa Virginia Lapenta, si terrà dal 6 ottobre al 6 gennaio 2021 nella splendida residenza rinascimentale progettata dall’architetto Baldassarre Peruzzi e decorata da una delle leggende dell’arte italiana “ Raffaello” insieme con tutti i più grandi artisti della pittura dell’epoca.

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