“Nel Segno di Giano. La donazione Gian Enzo Sperone”, è la bella esposizione presso l’Accademia Nazionale di San Luca a Palazzo Carpegna, è visitabile dal 16 maggio al 7 giugno, ed ha il titolo analogo al nome di battesimo del gallerista.
Giano tra gli dei romani si reputava che fosse il dio dell’inizio, della fine, delle transizioni, del tempo e della dualità. Secondo gli antichi si credeva che fosse uno degli dei più antichi del Pantheon, molte volte ritratto con due volti, uno rivolto al passato e l’altro al futuro. Tale dualità era identificata con le transizioni e il cambiamento.
L’Accademia ospita trentatre capolavori donati dal collezionista e mercante torinese, uno degli interpreti del mondo artistico internazionale più rilevanti del secondo Novecento.
A Palazzo Carpegna nella così denominata manica lunga da cui si accede mediante la rampa elicoidale di Francesco Borromini, conclusi i lavori di ripristino attuali, sarà allestita la raccolta di Gian Lorenzo Sperone.
Egli vorrebbe realizzarla come una quadreria antica ma ciò sarà reso pubblico soltanto il prossimo autunno.
“L’Accademia è profondamente onorata di ricevere questa prestigiosa donazione. Essa viene a conferma dell’alta considerazione che la nostra istituzione gode anche dai rappresentanti più significativi del mondo artistico internazionale essendo punto di riferimento della promozione, la valorizzazione e la tutela di ogni forma d’arte visiva. Ovviamente eserciteremo la massima cura e attenzione nel preservare ed esporre degnamente queste opere, promuovendone la loro diffusione per facilitarne l’approfondimento e lo studio”, illustra Francesco Cellini, Presidente dell’Accademia Nazionale di San Luca.

Il collezionista nasce nel 1939, in sessanta anni di professione ha presentato nelle sue gallerie di Torino, Roma e New York lavori dei più importanti protagonisti della Pop Art, dell’Arte concettuale, del Minimalismo Americano, dell’Arte Povera, della Land Art e della Trasavanguardia.
Attua collaborazioni tra i molti con Achille Bonito Oliva, Pistoletto, Cy Twombly, Alighiero Boetti e relazioni commerciali con Leo Castelli, Konrad Fischer, Angela Westwater.
Ricordiamo le leggendarie retrospettive su Donald Judd, Carl Andre, Gerhard Richter, Bruce Nauman, Gino De Dominicis, Julian Schnabel, Louise Bourgeois.
Spiega Gian Enzo Sperone: “Non ho mai scelto un’opera per il nome dell’artefice, viene prima la sua bellezza poi lo stato di conservazione e solo alla fine l’autore. L’altra caratteristica che accomuna quasi tutte le mie composizioni è il fatto delle difficoltà nel reperirle, inseguendole pertanto per anni ma anche ciò caratterizza la sfida del collezionista”.
Il percorso espositivo inizia con due lavori di arte contemporanea: Il Crepuscolo degli Idoli di Giulio Paolini (1997), una grande istallazione in cui la classicità è celebrata nella sua caduta e nei suoi frammenti scomposti, reale immagine del crepuscolo.
Ed ancora la Scuola di Roma: La Costellazione del Leone (1980) di Carlo Maria Mariani, disegno preparatorio della grande tela mostrata nel 1981 nelle sue gallerie nell’Urbe e a New York. Esso è della fine degli anni
Settanta con al centro il suo creatore nelle vesti accademiche, attorniato da artisti e storici dell’arte fra cui Jannis Kounellis, Giulio Paolini, Vettor Pisani, Francesco Clemente, Sandro Chia, Cy Twombly, Mario Merz .
La donazione è distinta da 29 opere dei più autorevoli Maestri del XXVII e XVIII secolo fra cui Loth e le figlie (1640-1645) di Giacchino Assereto, propria della raccolta londinese di Sir Joseph Robinson arrivata successivamente nella collezione Labia.
Il Sant’Andrea Apostolo (1655-1656) di Giovanni Francesco Barbieri, chiamato Guercino, “a mezza figura” è della sua maturità ed è un dipinto che donò al convento di Santa Maria in Traspontina a Roma insieme ai suoi beni.
Il quadro di Ludovico Cardi detto il Cigoli, Maddalena penitente (1598), era parte della raccolta del Getty Museum di Los Angeles mentre il Ritratto di Antonio Canova (1819) di John Jackson, era all’interno della collezione dello scultore Francis Chantrey e fu mostrato alla Royal Academy.
Citiamo ancora il Ritratto di Gentiluomo (1630) (Chigi Zondadari) di Rutilio Manetti, il Ritratto del Cardinale Francesco Saverio de Zalada (1773 circa) di Anton Raphael Mengs e il San Paolo (1635-1640) dell’artista Bernardo Strozzi.
Nel Ritratto di pittore di Fra’ Galgario Vittore Ghislandi, il protagonista è evidenziato su un fondale indistinto, non vi sono decorazioni architettoniche o arredi che consentono di identificare uno spazio esterno o interno.
L’arte contemporanea è descritta da due rappresentazioni dei primi del Novecento: Natura morta melodrammatica (1923) di Filippo de Pisis e Ritratto di Don Salvatore Petito- maschera buffa di Francesco Paolo Michetti, eccezionale interprete di pulcinella e di altri personaggi del teatro napoletano di tradizione.
Emozionante la rassegna in un ambiente così autorevole tramite la realtà artistica dei capolavori esplicata attraverso un generoso atto di amore del collezionista Gian Enzo Sperone.
