Tra le pieghe delle Alpi Giulie, dove la natura disegna i suoi paesaggi più suggestivi, si nasconde un piccolo borgo che ogni estate diventa teatro di una delle iniziative più significative del panorama europeo della sostenibilità. Valbruna, frazione del comune di Malborghetto-Valbruna, non è solo un luogo sulla carta geografica, ma un laboratorio a cielo aperto dove giovani visionari, scienziati, imprenditori e creativi si incontrano per ridefinire il futuro del nostro pianeta. La sesta edizione di NanoValbruna, prevista dal 17 al 23 luglio 2025, porta con sé un messaggio potente e necessario: “Rigenerare senza Confini”. Non si tratta di un semplice slogan, ma di una filosofia che attraversa ogni aspetto di questa manifestazione unica, capace di attrarre personalità di spicco internazionale e di generare idee che vanno ben oltre i confini geografici della piccola comunità alpina che la ospita.
Il forum, nato dalla visione dei ragazzi e delle ragazze dell’associazione ReGeneration Hub Friuli , parla di rigenerazione come di un’evoluzione naturale del concetto di sostenibilità. Qui non si discute solo di come si possano mantenere equilibri esistenti, ma di come si possa rigenerare attivamente ecosistemi e comunità, riportandoli a una condizione di piena efficienza e integrità.
È una sfida ambiziosa che trova nella periferia geografica europea il suo centro simbolico e operativo, dimostrando come le aree interne, spesso considerate marginali, possano diventare centri di innovazione e cambiamento. La scelta di Valbruna non è casuale: questo borgo, situato idealmente al centro dell’Europa ma geograficamente nella periferia nordorientale d’Italia, incarna perfettamente l’approccio rivoluzionario del forum basato sul principio “pensare globale, agire locale”. La manifestazione prova concretamente che anche dai luoghi più periferici possano nascere le idee più rivoluzionarie, trasformando la marginalità geografica in centralità culturale e scientifica.

L’edizione 2025 si distingue per la qualità eccezionale degli ospiti internazionali che arricchiranno i dibattiti con le loro esperienze dirette. Tra le personalità di maggior rilievo figura Pegah Moshir Pour, attivista italo-iraniana e autrice de “La notte sopra Teheran” (Garzanti 2024), una delle voci più autorevoli nella battaglia per l’emancipazione delle donne iraniane. La sua presenza rappresenta un ponte concreto tra mondi diversi, un esempio tangibile di come la rigenerazione possa abbattere i confini culturali e geografici. Accanto a lei, John Solecki, esperto di aiuti umanitari e Medio Oriente, già funzionario dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati, porterà la sua esperienza diretta delle zone di conflitto e della gestione delle crisi umanitarie. La loro partecipazione al panel “Oltre i confini: nuove vie per rigenerare spazi e comunità” del 19 luglio testimonia come la rigenerazione non sia solo una questione ambientale, ma anche profondamente umana e sociale, capace di trasformare le divisioni in opportunità di incontro e collaborazione.
La dimensione multigenerazionale del forum si manifesta attraverso iniziative specificamente pensate per ogni fascia d’età, creando un dialogo virtuoso tra generazioni diverse accomunate dalla passione per la sostenibilità. “NanoPiçule”, i laboratori scientifici interattivi dedicati ai bambine e ragazzi dai 6 ai 14 anni, non sono semplici attività ludiche, ma veri e propri percorsi di educazione alla sostenibilità progettati per stimolare la curiosità scientifica e la consapevolezza ambientale delle nuove generazioni. Questi spazi formativi si affiancano alle “Local Experience”, proposte di turismo sostenibile che permettono ai partecipanti di ogni età di scoprire il territorio attraverso escursioni naturalistiche, visite storiche e laboratori dedicati alle tradizioni locali accompagnati dall’ esperienza e dalla passione delle guide locali. Le attività spaziano dalle passeggiate nelle Cave del Predil ai percorsi in bicicletta, dai laboratori sulle erbe spontanee alle sedute di yoga
immerse nella natura, fino ai workshop di caseificazione che collegano la sostenibilità ambientale alla valorizzazione delle tradizioni locali.
Uno degli elementi più innovativi del festival è rappresentato dal “BAITE Innovation Award”, un contest internazionale che va ben oltre la semplice competizione tra startup. Curato da Lorenzo Pradella e Roberto Della Marina con il coordinamento di Stefano Cercelletta, il concorso offre ai dieci finalisti un autentico percorso formativo attraverso workshop specializzati e incontri con esperti del settore. La collaborazione con Fondazione Enactus Italia ETS aggiunge valore all’iniziativa, inserendola in un network internazionale dedicato alla formazione dei leader del futuro. L’edizione 2024 ha registrato la partecipazione di oltre 46 progetti, testimoniando la crescente attenzione dei giovani verso l’imprenditoria sostenibile. Il successo dell’edizione 2024, che ha visto trionfare la start up PIKARE start up turca con sede a Istanbul che affronta le sfide globali della scarsità d’acqua utilizzando un sistema rivoluzionario, progettato per sfruttare l’umidità atmosferica e produrre acqua pulita ed energia rinnovabile. Presente a Valbruna Nihat Akin Ercan esperto ambientale e cofondatore della start up.
La creatività assume invece un ruolo centrale attraverso “Frame The Change”, una residenza cinematografica che insegna ai partecipanti come realizzare cortometraggi a zero budget, utilizzando semplicemente lo smartphone. Questo laboratorio, guidato dal regista romano Valerio Ferrara, già vincitore a Cannes e finalista ai David di Donatello con Diego Bellante come tutor del montaggio, dimostra come l’arte possa essere un potente strumento di sensibilizzazione ambientale e sociale. I cortometraggi prodotti durante la residenza non rimangono esperimenti didattici, ma vengono proiettati durante la serata finale del festival, creando un ponte emozionale tra riflessione scientifica e espressione artistica. La premiazione del miglior cortometraggio rappresenta un momento di sintesi creativa che arricchisce il dibattito sulla sostenibilità con nuovi linguaggi e prospettive.
La programmazione scientifica del festival abbraccia tematiche di straordinaria attualità attraverso un approccio multidisciplinare che coniuga rigore accademico e applicazione pratica. Il workshop “Strategie e strumenti per avviare e finanziare progetti innovativi e sostenibili” offre competenze concrete per trasformare le idee in realtà imprenditoriali, mentre “Il bosco che ci unisce”, panel sulla bioeconomia organizzato dalla Fondazione Agrifood & Bioeconomy FVG nell’ambito del progetto AMBRA co-finanziato dall’Unione Europea, esplora il valore strategico delle risorse forestali e montane. L’incontro su giustizia sociale e transizione ecologica, che vede la partecipazione di esperti come Massimo Zortea dell’Università di Trento, l’imprenditrice Gaia Degan di Animaimpresa, Francesca Gabbriellini di Fondazione Feltrinelli e la scrittrice Caterina Orsenigo, affronta le interconnessioni tra sostenibilità ambientale ed equità sociale, dimostrando come la rigenerazione debba necessariamente essere inclusiva e partecipativa.
La dimensione internazionale del festival emerge chiaramente attraverso la presenza di personalità di primo piano nel campo della sostenibilità globale. Enrico Foglia, cofondatore del “Regenerative Marketing Institute” insieme a Philip Kotler e Christian Sarkar, porta competenze di altissimo livello sui nuovi modelli di business sostenibile, mentre Chantal Line Carpentier dell’Agenzia Unctad delle Nazioni Unite approfondisce le tematiche dell’agro-economy con una prospettiva che abbraccia le sfide globali del sistema alimentare. Giovanni Mori, ingegnere energetico e attivista per il clima, insieme a Silvia Lazzaris di Will Media e Duccio Travglini di GreenCome esplorano le sfide dell’agricoltura ai tempi dei cambiamenti climatici, offrendo una visione che coniuga competenza tecnica e capacità comunicativa. E ancora Silvia Boccardi e Francesco Oggiano di Will Media esplorano la complessità del tema dei confini Questa varietà di approcci e competenze crea un ecosistema di conoscenze che arricchisce il dibattito e stimola la nascita di soluzioni innovative.
Passiamo quindi ai “Data Café” format innovativo di divulgazione scientifica che trasforma dati complessi in narrazioni accessibili e coinvolgenti. Questi incontri brevi e interattivi costruiti su “dati scientific che scottano come il caffè” dimostrano come la comunicazione scientifica possa essere efficace senza perdere rigore e profondità, creando un ponte tra la ricerca accademica e la comprensione pubblica dei fenomeni ambientali. La formula vincente di questi appuntamenti risiede nella capacità di stimolare discussioni partecipate su temi cruciali per il futuro del pianeta, trasformando i partecipanti da spettatori passivi in protagonisti attivi del dibattito scientifico.
La dimensione culturale del festival trova una delle sue espressione più significativa nella serata del 19 luglio con “Balkan Tour”,con uno spettacolo musicale e letterario che vede protagonista Angelo Floramo, storico, scrittore e profondo conoscitore delle culture balcaniche. L’accompagnamento musicale sarà affidato all’Orchestra “Tita Marzuttini” di Udine, la più antica orchestra a plettro ancora in attività, e alla “Mandolistica Capodistriana”, ensemble che perpetua la tradizione musicale istriana. La scelta dei Balcani come tema culturale riflette la posizione geografica e storica del Friuli-Venezia Giulia come terra di confine e di incontro tra culture diverse, dimostrando attraverso la musica e la narrazione come i confini possano diventare ponti, luoghi di scambio e contaminazione positiva piuttosto che barriere divisorie.
E chiudiamo con I “Meeting With”, incontri informali tra giovani e ospiti del festival, che rappresentano uno degli strumenti più efficaci per costruire reti di relazioni durature e opportunità concrete. Questi momenti di confronto diretto, lontani dalla formalità dei convegni tradizionali, permettono la nascita di collaborazioni inaspettate e progetti innovativi. La formula si è dimostrata particolarmente efficace nel creare connessioni autentiche tra persone, idee e territori, trasformando i partecipanti da semplici uditori in attori protagonisti del processo di cambiamento. La dimensione europea di NanoValbruna
emerge chiaramente dalla composizione internazionale dei partecipanti e dalla natura transfrontaliera delle sfide affrontate, facendo del festival un crocevia di idee e soluzioni innovative che superano i confini nazionali.
Il sostegno istituzionale al festival testimonia la serietà e l’impatto strategico dell’iniziativa. La collaborazione con la Regione Friuli Venezia Giulia, l’Università di Udine, Promoturismo FVG e numerosi partner come Fondazione Friuli, Fondazione Pietro Pittini, Banca 360, Camera di Commercio di Udine e Pordenone, Confartigianato e Confindustria, dimostra come NanoValbruna sia riuscito a creare un ecosistema virtuoso che coinvolge istituzioni pubbliche, mondo accademico e settore privato. La partecipazione della RAI come media partner contribuisce infine a diffondere i messaggi del festival oltre i confini regionali, amplificando l’impatto delle idee generate. Le parole dell’Assessore Regionale Alessia Rosolen sintetizzano perfettamente l’importanza strategica dell’evento: “Rigenerare senza confini è molto più di uno slogan – è la sfida di costruire insieme nuove opportunità di crescita per i giovani e per i territori, attraverso un modello di innovazione sociale capace di rispondere ai bisogni reali delle comunità”.
Il gran finale del festival, previsto per mercoledì 23 luglio sotto la conduzione della giornalista Marinella Chirico, rappresenterà un momento di sintesi e proiezione futura che coniugherà celebrazione e riflessione. La premiazione dei vincitori del BAITE Award e la presentazione dei cortometraggi di “Frame The Change” saranno accompagnate da una riflessione collettiva sui risultati raggiunti e sulle sfide future, mentre l’intervento di Tiziana Sandrinelli del FAI offrirà una prospettiva sulla valorizzazione del patrimonio territoriale. Christian Savonitti racconterà come i limiti possano rappresentare opportunità, mentre la produttrice Erica Barbiani presenterà il progetto vincitore dei cortometraggi. Questo momento conclusivo si configura come un’occasione per fare il punto sulle esperienze vissute e guardare già verso l’edizione successiva.
La crescita costante del festival, giunto alla sua sesta edizione, testimonia la necessità e l’urgenza di spazi di confronto e sperimentazione come quello offerto da NanoValbruna. La manifestazione non si limita a essere un evento annuale, ma si manifesta come un processo continuo di costruzione di reti, competenze e visioni condivise che producono effetti durante tutto l’anno. L’impatto supera i confini temporali della settimana di festival attraverso le idee generate, le relazioni costruite e i progetti avviati, creando un ecosistema permanente di innovazione e cambiamento. La filosofia “Think Global, Act Local” che permea l’iniziativa rappresenta una risposta concreta alle sfide del nostro tempo, dimostrando come la crisi climatica, le disuguaglianze sociali e la necessità di ripensare i modelli economici richiedano approcci innovativi che sappiano coniugare visione strategica e azione territoriale.
L’attenzione particolare dedicata alle nuove generazioni non rappresenta solo una scelta pedagogica, ma una necessità strategica per costruire un futuro sostenibile. I giovani partecipanti a NanoValbruna sono protagonisti attivi del processo di trasformazione, portatori di energia, creatività e capacità di immaginare futuri alternativi.
La rigenerazione, tema centrale del festival, si manifesta attraverso l’esperienza diretta del territorio, le escursioni naturalistiche, i laboratori di tradizioni locali e gli incontri con la comunità residente, dimostrando come la sostenibilità non sia un concetto astratto, ma una pratica quotidiana che si radica nei luoghi e nelle persone. Il festival rappresenta un esperimento riuscito di democrazia partecipativa, dove cittadini, istituzioni, imprese e organizzazioni della società civile collaborano per costruire visioni condivise di futuro, creando un modello replicabile che può ispirare altre iniziative simili in contesti diversi.
Mentre il mondo affronta sfide globali sempre più complesse, NanoValbruna offre speranza e strumenti concreti per il cambiamento, dimostrando che la rigenerazione non è solo un obiettivo da raggiungere, ma un processo da vivere quotidianamente. La forza dell’iniziativa risiede nella capacità di dimostrare che il cambiamento è possibile partendo dai territori e dalle comunità, senza limitarsi a denunciare i problemi del presente ma costruendo attivamente le soluzioni del futuro. Ogni edizione rappresenta un passo avanti verso un mondo più sostenibile, equo e partecipativo, dove la periferia geografica diventa centro di innovazione e Valbruna, con il suo piccolo borgo alpino, continua a dimostrare che anche dai luoghi più marginali possono nascere le idee più rivoluzionarie per trasformare il nostro pianeta.
