“Maschi veri”: Il fragile mito dell’uomo che non deve chiedere mai

Ci sono titoli che sembrano già una dichiarazione d’intenti. Maschi veri, serie italiana disponibile su Netflix, si presenta così: provocatoria, ironica, forse persino un po’ sfacciata. E in effetti la sua premessa narrativa ha un che di curioso e potenzialmente esplosivo. Un gruppo di uomini, diversi per estrazione e vissuto, si ritrova a partecipare – suo malgrado – a un corso di riabilitazione emotiva. Il bersaglio, fin troppo evidente, è la mascolinità tossica. L’intento, altrettanto chiaro, è decostruirla, possibilmente ridendo.

Fin qui, tutto bene. Anzi, benissimo: finalmente una narrazione che prova ad affrontare con ironia un tema urgente, che ci riguarda tutti. Ma il problema – perché c’è – nasce proprio lì dove la serie avrebbe dovuto osare di più: nella scrittura, nei dialoghi, nella rappresentazione dei personaggi. Spesso, infatti, si ha la sensazione che la serie resti in superficie, come se temesse davvero di sporcarsi le mani. I cliché che vorrebbe smontare vengono, in molti casi, reiterati: l’uomo insicuro che sfoga la propria fragilità in aggressività, il padre autoritario ma in fondo tenero, il giovane che non sa più cosa significhi essere virile. Figure che abbiamo già visto, in altre commedie, in altri contesti, talvolta con maggiore efficacia.

Eppure Maschi veri ha anche i suoi meriti. Quando lascia respirare i personaggi, quando smette di guidare lo spettatore per mano e si concede il lusso dell’ambiguità, riesce a toccare corde più profonde. Alcuni episodi regalano dialoghi sinceri, quasi commoventi, in cui la maschera della virilità si incrina e lascia intravedere l’essere umano, fragile, ridicolo, a volte tenero. C’è del buono anche nella fotografia e nella colonna sonora, che accompagna con discrezione e non sovrasta mai il racconto. E alcune prove attoriali riescono a restituire credibilità anche a personaggi un po’ stereotipati.

Il vero punto dolente resta la coerenza: si passa con facilità dal tono farsesco a momenti di introspezione, senza una reale armonia. Come se la serie non sapesse bene che direzione prendere: parodia? Satira? Redenzione morale? La sensazione è che manchi un respiro più ampio, una scrittura meno prevedibile, un coraggio maggiore nel trattare la complessità.

Maschi veri resta, nonostante tutto, un tentativo interessante. Perché anche solo nominare certi temi in una produzione mainstream ha valore. Ma resta anche un’occasione mancata: quella di raccontare davvero la crisi del maschile con onestà, profondità e un tocco di vera irriverenza. Forse perché, in fondo, non è facile essere uomini. E neppure rappresentarli

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