“MARIO MAFAI E ANTONIETTA RAPHAEL, UN’ALTRA FORMA DI AMORE”, LA STORIA DI UN LEGAME PROFONDO E COMPLESSO PRESSO IL CASINO DEI PRINCIPI DI VILLA TORLONIA A ROMA.

“Mario Mafai e Antonietta Raphael, un’altra forma di amore” è un’esposizione riguardante il legame profondo e complesso ispirato alle differenze dei due artisti ma anche agli scambi, le idee e le passioni in grado di tramutare in poesia la loro realtà.

Il titolo “Un’altra forma di amore” è dedicato ad alcuni versi di una lettera di Mario Mafai da Roma a Genova del 14-03-1942 rivolta ad Antonietta Raphael: “Quando tu mi dici che non puoi amare più che il tuo lavoro, io non potrei essere geloso, ma ti capisco e allora si è formata un’altra forma di amore che è piena di armonia venata da sottili nostalgie e che ha qualche cosa di sublime”.

Un amore diverso che si identifica attraverso una forza espressiva tra i due interpreti del Novecento.

La coppia andò ad abitare nell’ultimo piano di un appartamento di via Cavour nella Capitale nel 1926, una casa studio in cui si incontravano artisti e poeti fra cui Ungaretti, De Libero, Sinisgalli, Scipione, Mazzacurati.

Dai tardi anni Venti, caratterizzati dall’intensità pittorica culminata nel gruppo chiamato da Roberto Longhi “La Scuola di via Cavour”, Mario e Antonietta seguono percorsi paralleli ma spesso anche divergenti, profondamente influenzati dalla memoria storica.

La Scuola di via Cavour fu denominata da Roberto Longhi: “la ripresa della forza espressiva dell’arte in un momento in cui dominava il ritorno all’ordine”.

Mario fu ritenuto un Maestro illustre, una base per il panorama artistico dell’Urbe, autorevole nella dura età del dopoguerra.

L’artista nasce il 12 febbraio 1902 e si spegne il 31 marzo del 1965 sempre nella Capitale, la sua attività e il suo stile rimasero legati ad essa sia nei temi, negli studi e nelle frequentazioni.

La Roma di Mario non è quella maestosa del periodo fascista, è una esplosione di colore ma contemporaneamente turbata e sofferente, una pittura sempre più spirituale e sensuale specialmente quando dipinge le sue tre figlie avute tra il 1926 e il 1930 da Antonietta.

I coniugi insieme ad altri crearono la Scuola romana e la sua arte esplicò un nuovo linguaggio più libero rispetto a quello delle due guerre. Egli successivamente attraversò un breve periodo neorealista per poi sperimentare lo stile astratto.

Antonietta Raphael nasce a Kaunas il 29 luglio del 1895 in Lituania e muore nella capoluogo laziale il 5 settembre del 1975, frequenta giovanissima Londra e Parigi, figlia di un rabbino esprime la poetica della tradizione ebraica, è utopistica, visionaria e impetuosa anche quando transita dalla pittura alla scultura sfuggendo alle persecuzioni razziali.

Una forma in cui l’esistenza è sempre manifestata attraverso la sua esultanza e i suoi drammi. Nella seconda metà degli anni Sessanta si rivolge verso la scultura realizzando di frequente la fusione in bronzo.

Dal 23 maggio al 2 novembre 2025, nel Casino dei Principi di Villa Torlonia è presente la rilevante retrospettiva, che a cinquanta anni dalla assenza di Antonietta e a sessanta da quella di Mario determina una nuova riflessione sui due artisti.

L’esposizione è promossa da Roma Capitale, Assessorato alla Cultura, Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, è ideata dal Centro Studi Mafai Raphael e curata da Valerio Rivosecchi e da Serena De Dominicis, con l’organizzazione e i servizi museali di Zètema Progetto Cultura.

Le oltre cento opere di cui alcune inedite e altre non spesso mostrate si articolano sui due piani del Casino dei Principi lungo un percorso composto da sette sezioni tematiche per evidenziare i lavori di entrambi e le loro differenze.

La prima sezione: “la “Scuola di via Cavour” ha valore storico e rappresenta i primi anni dell’incontro di Mario, Antonietta e Scipione (Gino Bonichi). Accanto ai capolavori dei due coniugi sono esposte due rappresentazioni di Scipione.

La sala delle Vedute al piano terra ospita sculture di Antonietta con alcuni inediti di recente rinvenimento rivelando il nodo tematico rivolto al confronto tra femminile maternità, creazione e fuga con incursioni nel mito.

Tra le opere anche l’Angoscia n.2 (1936-1963) mostrata per la prima volta, frutto dell’articolata traduzione in pietra porfirica di un gesso del 1936.

Inoltre al piano terra la sezione “Intermezzo musicale” con dei lavori che esternano la passione posseduta da Antonietta e Mario per la musica espressa in Natura morta con chitarra del 1928, e La lezione di piano, 1934.

Menzioniamo poi la sezione “Una silenziosa sfida” che sottolinea il rapporto tra la coppia e su come pur condividendo alcune tematiche con i disegni, ritratti e autoritratti, nudi e nature morte arrivassero poi a metodi divergenti con modalità discordanti.

Tra i quadri il Ritratto di Simona attuato dal Maestro nel 1932 e presente per la prima volta. Nella medesima sezione un video che offre interviste e documentari sui due artisti.

La sala centrale del primo piano è riservata a Mario Mafai, filo conduttore la “Metamorfosi”, principio dello slittamento dal figurativo all’astratto mediante alcuni tra i basilari passaggi stilistici dell’età adulta, dallo stadio tonale colmo di attrattiva e malinconia dei primi anni Trenta, allo stile espressionista delle Fantasie al momento oggettivo dei Mercati del dopoguerra fino agli studi sull’astrattismo degli ultimi anni.

“Non posso soffrire ciò che è materia senza vita, non è una concezione metafisica la mia!” Lettera di Mario ad Antonietta, Roma 13-12-1941.

Il percorso espositivo continua con la sezione “Antonietta Raphael. Un viaggio nell’identità e oltre”, esso ospita sculture e tele di Antonietta che comunicano la sua articolata personalità, con la sua formazione contraddistinta da numerose componenti soprattutto la cultura ebraica, una vita nomade, i viaggi in Sicilia, Spagna e Cina.

Nell’ultima saletta è posto il grande Ritratto di Antonietta nello studio di scultura (1934) di Mafai, un solo dipinto di Raphael: Mario nello studio (Omaggio a Mafai) del 1966, che contiene tutto il vigore di una esistenza precedente nel competere e amarsi.

Nello stesso ambiente una selezione di lettere autografe, il prodotto di una ricerca curata da Sara Scalia nipote dei coniugi e materiali fotografici sul loro legame.

Il catalogo della retrospettiva è pubblicato da De Luca Editori d’Arte.

L’evento descrive la memoria dei due artisti e il senso del loro amore svelato a livello artistico e culturale.

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