Il magico mondo del Giardino dei Tarocchi in Toscana, fra arte, simbolismo e fantasia

Il Giardino dei Tarocchi, in Toscana, è un’opera davvero unica nel suo genere, da definire come un luogo magico, invitante a un viaggio fra arte, simbolismo e fantasia. Il giardino si trova nella suggestiva campagna di Garavicchio, vicino Capalbio, e si pone come un parco artistico che nasce dall’immaginazione dell’artista franco-statunitense Niki de Saint Phalle. L’artista ha dedicato oltre 17 anni a creare 22 imponenti opere scultoree ispirate ai maggiori arcani dei tarocchi. Il risultato è un’esplosione di colori, mosaici, specchi e forme sinuose, che ben s’integrano col paesaggio naturale della propria ubicazione. Si parla di un’opera totale unente arte, architettura e spiritualità.

La Toscana, già di per sé cuore pulsante d’arte e natura, si presta meravigliosamente a fare da cornice per le opere esposte, fra le quali avventurarsi in un’esperienza sensoriale e introspettiva. Ogni scultura che s’incontra lungo il percorso, infatti, vuole comunicare molto e invita alla riflessione. Non è un caso che, per volontà dell’artista medesima, non sono previste visite guidate, ma il tutto viene affidato alla libera interpretazione del visitatore.

La storia del Giardino dei Tarocchi parte dagli anni ’50. Precisamente, nel momento in cui l’artista, in viaggio in Spagna, rimase colpita dall’opera di Antoni Gaudí, che ebbe modo d’ammirare al Parc Güell di Barcellona. Qui Niki è entrata in contatto con un mondo composto da affascinanti forme sinuose, mosaici vibranti e ambienti onirici. Quello fu lo spunto che ispirò Niki alla creazione di uno spazio magico proprio, autentico “parco delle meraviglie”, dedicato agli arcani maggiori dei tarocchi.

Poi, la svolta definitiva avvenne negli anni ’70, quando s’instaurò la collaborazione fra Niki e la nobildonna e collezionista d’arte Marella Agnelli, dalla quale ricevette in dono un terreno nel cuore della Maremma toscana. Fra gli ulivi secolari e i paesaggi incontaminati, ebbe origine il progetto del quale parliamo, e che richiese quasi vent’anni di lavoro, fra il 1979 e il 1996, da intendere come una lunga e appassionata avventura artistica. La realizzazione dell’impresa avvenne su basi collettive, dal momento che vi presero parte artisti di calibro internazionale, quali Rico Weber, Sepp Imhof, Paul Wiedmer, Anal

Davie, e l’immancabile Jean Tinguely, marito e collaboratore di Niki Saint Phalle. Tutti questi artisti diedero il proprio contributo alla realizzazione delle imponenti sculture in acciaio, cemento e mosaico che animano il parco.

La volontà di Niki era appunto quella di dar vita a un’opera d’arte totale, simbolica e spirituale, qualcosa che potesse trascendere il parco di divertimenti, e assurgere piuttosto a percorso iniziatico, tra forme, colori e significati arcani. L’ispirazione che ne è stata alla base, si è nutrita, oltre che delle influenze di Gaudì e Bomarzo, anche delle esperienze di vita personali dell’artista. Come delle sue visioni, e di quella volontà di celebrare il femminile, il potere e la spiritualità per mezzo di opere che invitino a riflettere e a riscoprirsi.

L’attenta progettazione di Niki, e la collaborazione che vi è stata con gli artisti già citati, diedero vita a un luogo che oggi continua ad affascinare visitatori da ogni dove, dall’Italia e dall’estero, e che racchiude quell’atmosfera di fantasia, simbolismo e magia. Il giardino è oggi preservato e curato dall’apposita fondazione.

Riguardo alle origini dell’ideatrice di questo celebrativo spazio, Niki de Saint Phalle nacque nel 1930 in Francia, e visse un’infanzia che venne segnata da esperienze intime e personali, le stesse che ne avrebbero in seguito alimentato l’arte provocatoria e dalle forti vibrazioni. Figlia di un uomo d’affari francese e di una bellissima ereditiera americana, Niki trascorse le prime estati tra new York e la Francia. Il suo ambiente familiare era in realtà complesso, e la sua vita subì un cambio radicale quando ricevette molestie dal padre e venne ricoverata in ospedale. Fu allora che iniziò ad alimentare un profondo desiderio d’espressione e libertà. La crisi personale divenne esplosione creativa negli anni ’50, e iniziò la realizzazione di collage e opere dal grande impatto emotivo.

Le prime creazioni furono le celebri Nana, delle figure femminili enormi e sinuose simboleggianti la forza femminile, un’icona di rinascita e potenza. La scoperta della simbologia dei tarocchi, e il sogno d’un giardino simbolico, s’affermarono poi nel suo percorso artistico per come abbiamo visto. Fra le collaborazioni, un ruolo speciale ebbe quella con suo marito, Jean Tinguely, e insieme idearono le strutture meccaniche e le opere che arricchirono il progetto. Malgrado le sopraggiunte difficoltà di salute, per causa dell’uso di materiali come il poliestere, Niki si dedicò appassionatamente al progetto, e il Giardino dei Tarocchi divenne

alfine il suo capolavoro. La sua opera trasmette ancora oggi un messaggio di potenza, libertà e inesauribile fantasia.

Fu durante un soggiorno a St. Moritz nel ‘78, che Niki de Saint Phalle condivise il proprio sogno con Marella Caracciolo Agnelli. Il sogno prese forma grazie anche alla nobildonna, che lo sostenette. E infatti sopraggiunse, di lì a poco, la donazione del terreno da parte dei fratelli Caracciolo, ubicato in un angolo di natura selvaggia e incontaminata, perfettamente appropriato per il magico progetto del quale aveva idea.

La progettazione fu a dir poco impegnativa e dalla grande complessità. Fra le collaborazioni, anche quella dell’architetto Mario Botta, che disegnò l’ingresso monumentale in tufo del parco, e di Roberto Aureli, che contribuì in maniera decisiva alla definizione degli spazi. Il lavoro venne totalmente autofinanziato dall’artista. La tecnica adottata contemplava l’impiego di materiali dal grande impatto, visivo e simbolico. Parliamo di strutture in cemento armato, rivestite con mosaici di vetri provenienti da Murano, e poi ceramiche colorate e specchi, conferenti alle sculture un aspetto gioioso e riflettente.

Le grandi opere monumentali vennero forgiate con barre in acciaio saldate e modellate a mano, con l’aiuto di un parterre d’esperti, fra i quali Jean Tinguely, marito e collaboratore di Niki, e artisti come Rico Weber, Alan Davie e Marina Barella. Professionisti coinvolti in ciascuna delle fasi, e che hanno dato origine a figure quali la Sfinge, il Mago e l’Imperatrice, integrate con strutture in acciaio e dettagli mosaici che ne esaltano simbolismi e colori. Tutti gli artisti e gli assistenti hanno preso parte al progetto con passione, provvisti di un contagioso entusiasmo, spesso vivendo internamente alle sculture (com’è avvenuto nel caso dell’Imperatrice-Sfinge).

Veniamo adesso alle opere del giardino, più dettagliatamente. Il Giardino dei Tarocchi di Capalbio è da intendere quale percorso iniziatico, nel quale addentrarsi fisicamente fra gli arcani maggiori dei tarocchi. Al centro del magico spazio la Grande Piazza, area d’accoglienza dominata dalla vasca centrale e dalle figure della Papessa e del Mago.

Questi primi simboli che s’incontrano segnano l’inizio di un viaggio fra mistero e spiritualità, con le acque della vasca a ricordare i giochi d’acqua di Villa d’Este e i richiami simbolici a saggezza e conoscenza. Al centro è posta la Ruota della Fortuna, introduttiva del concetto di ciclicità e destino, mentre le figure d’alta

simbologia, come la Papessa e il mago sono, rispettivamente, il sapere intuitivo e il potere creativo.

In prosecuzione di percorso s’incontrano le rappresentazioni degli arcani maggiori più complessi e densi di significato. L’Imperatrice, scultura maestosa e abitabile, incarna la figura della Grande Madre, simbolo di fertilità, abbondanza e maternità, rivestita di mosaici di vetri e specchi che riflettono la luce e i colori della natura intorno. Accanto a lei, l’Imperatore, statua rappresentativa del potere e dell’autorità. Vengono poi le statue del Papa e della Morte, che rispettivamente evocano la spiritualità e il ciclo infinito della vita e della morte. La statua della Forza, raffigurante una donna che tiene a bada un drago, simboleggia il controllo delle passioni e il coraggio, mentre il Diavolo e l’Ingiustizia ci ricordano tentazioni e ombre dell’animo umano. I simbolismi citati plasmano un racconto visivo che induce a riflettere e a comprendere la dualità fra luce e ombra, creazione e distruzione.

A completamento del percorso, le figure minori e gli spazi di mediazione, per momenti di silenzio e introspezione. Gli Innamorati, il Profeta, il Mondo e la Temperanza sono opere scultoree che, pur più piccole, non sono meno cariche di simbolismo, e invitano alla meditazione, in particolare in merito alla connessione fra elementi spirituali e naturali. La figura degli Innamorati, a tal proposito, vuole raffigurare il rapporto fra cuore e ragione, mentre il Profeta assurge quasi a guardiano dei segreti dell’anima, e suggerisce l’ascolto delle voci interiori. Quanto allo spazio dedicato alla meditazione, esso è arricchito da sculture come la Temperanza, emblema d’equilibrio e moderazione, e il Mondo, suggerente l’unione fra microcosmo e macrocosmo, fra spiritualità e realtà materiale.

Da non dimenticare come l’interpretazione personale del visitatore arricchisce la comprensione delle opere, aspetto appositamente desiderato dall’artista. Non si tratta allora solamente di un’esposizione di sculture, ma d’un invito all’esplorazione e alla migliore conoscenza del proprio mondo interiore, con i simboli atti a suggerire nuove prospettive e riflessioni. La magia del luogo risiede proprio nella libertà d’interpretazione, e il visitatore può scoprire un proprio percorso di crescita spirituale per mezzo d’immagini vivide e cariche di significati nell’universo dei tarocchi.

Il valore complessivo dell’opera si può riassumere nella frase di Niki de Saint Phalle: “L’arte è il mio modo di connettermi con la vita e di crescere”, volta a esprimere appunto il desiderio a far congiungere l’arte con la crescita personale. Niki ha sempre visto le sculture come strumenti di liberazione, dalle quali cogliere messaggi di speranza, forza e trasformazione, per mezzo di simboli potenti. Il Giardino dei Tarocchi, santuario d’energia e simbolismo, evoca da una parte la migliore conoscenza introspettiva del visitatore, e dall’altra il rapporto armonioso instauratosi fra arte e natura.

Avevamo accennato, in apertura, al ruolo svolto dall’apposita fondazione. Questa è la Fondazione Il Giardino dei Tarocchi, operante dal 1999, che s’impegna con tutta la passione possibile nella tutela e nella conservazione di un’opera d’arte straordinaria. Il collettivo della fondazione si dedica alla manutenzione e al restauro, e lavora per preservare le sculture e il paesaggio, a garanzia che l’essenza simbolica ed estetica del parco permanga intatta nel tempo.

I progetti futuri sono comprensivi, oltre che degli interventi di restauro periodici, d’aggiornamenti strutturali e nuove iniziative per sensibilizzare il pubblico sullo speciale valore apportato da un patrimonio unico. Intento della Fondazione è aprire nuovi spazi espositivi, organizzare eventi culturali e coinvolgere visitatori d’ogni età, sempre dando valore allo spirito artistico ed esoterico del giardino. L’obiettivo, dunque, si dirama fra la tutela materiale e l’impegno divulgativo, affinché il Giardino possa proseguire a incantare le future generazioni e a fare da simbolo di creatività, magia e sostenibilità in Toscana e in Italia.

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