LINGUA E IDENTITA’: DAI GIURAMENTI DI STRASBURGO A “LA TRAGEDIA DELLA MINIERA” DI PABST

Correva l’anno 842 quando quello che viene considerato il primo documento pubblico in lingua volgare vide la luce. Si tratta di un patto di alleanza sottoscritto a Strasburgo tra Carlo il Calvo e Ludovico il Germanico, i quali attraverso di esso si sarebbero alleati contro il fratello Lotario. Poiché il giuramento avrebbe riguardato anche la condotta dei singoli soldati che, tra le altre cose, in caso di minaccia nei confronti dell’alleato avrebbero dovuto ignorare gli ordini impartiti, era di vitale importanza che ciascuno comprendesse i termini del trattato. È per questa ragione che vi fu bisogno per entrambe le parti di esprimersi nella lingua volgare, ossia quella parlata quotidianamente, e non già quella con cui comunicavano le persone colte. Accadde così che gli eserciti dei due sovrani giurarono ognuno nella loro lingua, ma anche ognuno nella lingua dell’altro, in uno slancio corale e pragmatico che espresse in tutta la sua potenza una nuova consapevolezza: era necessaria, finalmente, una trasformazione che permettesse la comunicazione immediata tra il sovrano e i sudditi, ma anche tra sovrani e sudditi di regioni differenti. Carlo il Calvo in particolare giurò, oltre che nella sua lingua, in lingua germanica, mentre Ludovico il Pio sia in volgare francese, ossia la lingua del fratello, che nella sua abituale.

Questo scambio di giuramenti si rivelò cruciale per la costruzione dell’identità linguistica e culturale delle regioni coinvolte e, nonostante la sua apparente lontananza da noi nel tempo e nello spazio, il suo germoglio continua a fiorire.

L’equivalenza tra lingua e identità non è venuta meno neanche nel momento in cui fu necessario elaborare un linguaggio del tutto nuovo e internazionale: quello del cinema, e in particolare del cinema sonoro.

Più di mille anni dopo i giuramenti di Strasburgo, infatti, la storia si ripeté perfettamente: nel film di Georg Wilhelm Pabst “La tragedia della miniera” datato 1931, ecco riapparire due popolazioni -le stesse del patto tra Carlo e Ludovico- che necessitano di comunicare tra loro per consolidare e manifestare la loro solidarietà. Nel corso del film, i minatori francesi e quelli tedeschi diventano gli uni i custodi degli altri per tentare di salvarsi dall’incendio divampato nella miniera. Ognuno parla nella propria lingua d’appartenenza, ma evidentemente l’intesa tra uomini corre su binari differenti. Utopico e, proprio per questo, reso estremamente amaro dalla ricostruzione finale della frontiera franco-tedesca abbattuta al fine di facilitare le operazioni di salvataggio, la trama della pellicola di Pabst ci offre ancora molto su cui riflettere: perché se è vero che la storia si ripete in quanto l’uomo resta sempre uguale a sé stesso, allora da millenni nutriamo gli stessi timori e le stesse speranze. E se questa volta, forti di questa consapevolezza nuova e antica, cambiassimo il finale?

Related Posts

di
Previous Post Next Post

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

0 shares