L’importanza della vista nell’attesa del gusto: Roberto Pedi, food photographer

Con gli smartphone di ultima generazione ci sentiamo tutti fotografi ma, ovviamente, non è così. In particolare, il soggetto principale dei nostri scatti Instagram e delle nostre citazioni colte su Facebook è lui: il cibo! A tutti piace mangiare e condividere le emozioni della tavola e il connubio social-food, soprattutto in presenza di piatti particolarmente appetitosi, colorati o elaborati è scattato subito.

Allora, in questo mare magnum di immagini amatoriali, è importante per i professionisti del settore culinario rivolgersi a dei degni corrispettivi dietro la macchina fotografica, perché per distinguersi da ciò che tutti pensano di sapere fare ci vogliono persone che non si improvvisino. Come Roberto Pedi, fotografo esperto, ormai un apprezzato food photographer che ha colto nel nuovo campo d’azione del suo lavoro sia un’opportunità per svelare le sue carte vincenti che un modo per coltivare una sua grande passione, quella per la cucina.

Come fotografo ha iniziato da autodidatta ma è diventato ben presto un apprezzato professionista soprattutto per la sua principale dote caratteriale, l’empatia: «Mi trovo a mio agio in mezzo alle persone e questo ha fatto di me un fotografo che viene stimato quando si trova a fotografare in ambito “pubblico”, durante eventi o comunque situazioni nelle quali io possa interagire con la gente – ci racconta – Mi piace immergermi tra i soggetti che devo fotografare e creare un feeling con loro. Il complimento che più mi fa piacere ricevere, infatti, è quando le persone mi dicono che un evento è stato reso migliore dalla mia presenza perché sono stato capace di metterle a proprio agio e di rendere piacevoli le situazioni di posa e scatto, a cui magari molti non sono abituati».

Dalle persone alla tavola il passo è stato breve, considerato quanto il cibo ma, soprattutto, l’atmosfera che esso crea tra gli ospiti di un pasto, siano elementi strettamente collegati alla spontaneità e alla condivisione, in primis per Pedi stesso: «In generale amo frequentare ristoranti, trattorie, locande dove si mangia di gusto. Il mangiare “fuori” e bene è l’esperienza che più mi appaga e mi piace scovare posti nuovi ed essere di casa in molti altri. Sono amico di moltissimi chef che frequento anche al di fuori dei rispettivi ambiti professionali. Questo ha scatenato in me la voglia di fotografare il cibo, di mettermi alla prova con qualcosa di inanimato ma così importante per le dinamiche relazionali».

A Pedi piace fotografare i piatti in modo molto asciutto, essenziale, «quasi “violento”. Lasciare che il cibo e l’impiattamento raccontino attraverso le mie immagini le loro caratteristiche. E con il tempo e la costruzione del mio bagaglio professionale, vuoi per l’età o per l’assiduità delle commissioni che mi sono state fatte, oggi più che mai capisco quanto sia importante rendere visivamente l’essenza del piatto. Chi sceglie un piatto deve innanzitutto essere appagato da ciò che vede per poter attendere con desiderio ciò che gli verrà servito. L’esperienza della tavola inizia con la vista e con la scelta, prosegue con l’attesa, si completa con il profumo e il gusto. Per poter far si che la fotografia possa essere un valore aggiunto al piatto, ho investito su un’attrezzatura evoluta e professionale per immortalare i piatti nel loro habitat naturale, al ristorante, e per permettere agli chef di esprimersi a casa loro».

La “firma” di Pedi quando si tratta di cibo è la prospettiva: «Amo fotografare i piatti dal punto di vista di chi si sieda al tavolo ma amo anche valorizzare al massimo le creazioni fotografandole dall’alto, sottolineando le linee geometriche dell’impiattamento o la forza cromatica del cibo».

Quali sono i progetti futuri di Roberto Pedi? «Mi piacerebbe occuparmi anche di travelblogging fotografico. Ho recentemente fatto un viaggio fotografico in Lapponia per accompagnare dei turisti e l’esperienza è piaciuta tantissimo a me e a loro. Ecco, che questo genere di attività si addica perfettamente alla mia personalità: un po’ fotografo, un po’ assistente nei viaggi o negli eventi. il sogno legato alla food photography, invece, sarebbe quello di fotografare i piatti degli chef stellati noti al grande pubblico, per confrontarmi con l’eccellenza della cucina e capire come il mio modo di fotografare si possa adattare a dei nomi di caratura internazionale».

 

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