Letizia Battaglia, la fotografia come scelta di vita, in mostra ai Tre Oci di Venezia

La Casa dei Tre Oci, a Venezia, presenta un’interessante retrospettiva dedicata alla straordinaria carriera di Letizia Battaglia, una tra le più autentiche protagoniste e tra le più famose fotoreporter a livello mondiale, una carriera straordinaria, la sua, vissuta come una sorta di missione civile, che traspare prepotentemente in questi 300 scatti, alcuni inediti, esposti qui in mostra.

Nasce così ‘Letizia Battaglia. Fotografia come scelta di vita’, una stupefacente antologica che ripercorre l’intera carriera di una tra le più celebri e prolifiche fotografe italiane, visibile fino 18 agosto 2019.

Curata da Francesca Alfano Miglietti, e organizzata da Civita Tre Venezie, in collaborazione con l’Archivio Letizia Battaglia, insieme alla partecipazione della Fondazione di Venezia, la retrospettiva veneziana presenta circa 300 immagini, molte delle quali inedite, che rivelano, in modo autentico e coraggioso, allo spettatore interessato, tutto il contesto sociale e politico nel quale sono state scattate.

Un percorso espositivo, quello allestito alla Casa dei Tre Oci, ordinato per tematiche, per offrire uno sguardo più ampio e profondo sull’intero lavoro di Letizia Battaglia, concentrandosi proprio su quegli argomenti che hanno rappresentato la cifra espressiva più caratteristica della fotografa siciliana: la sua profonda analisi della società, quel suo continuo spirito critico, cercando accuratamente di evitare i più classici luoghi comuni, per offrire così, sempre un’immagine il più autentica, spontanea e sincera possibile, rispetto al più comune sguardo proposto dalla cultura di allora.

Il suo occhio curioso, e il suo immenso talento, hanno scrutato e indagato la realtà circostante, trasformando la sua città, Palermo, nel palcoscenico privilegiato dove veniva rappresentato il dramma umano, con le sue tragedie, i suoi dolori, le sue speranze.

Lei, con la sua Leica, ha narrato senza sosta, gli omicidi che hanno insanguinato Palermo, gli arresti e i processi, ha raccolto il pianto di tante madri e di tante donne durante i funerali, ha narrato la violenza subita dalla società, immagini forti, le sue, che le diedero fama internazionale, ma anche tanta sofferenza, proprio quella di vedere la sua città dilaniata da tale violenza, e che la spinsero anche a impegnarsi politicamente, divenendo assessore nella giunta di Leoluca Orlando, offrendo così, un aiuto concreto alla sua comunità, e idee per la sua città.

Ma non ha mai abbandonato la sua passione per la fotografia, cercando nel tessuno sociale soprattutto di immortalare quella fame di vita e di dignità incarnata dalle persone comuni, ricercandola nei quartieri dimenticati, nei rioni della sua città, negli sguardi dei suoi abitanti, nelle processioni religiose, negli occhi delle tante bambine incontrate, ritrovando in essi, gli stessi sogni, le stesse speranze e inquietudini che avvertiva lei da bambina.

Le armi che Letizia Battaglia ha sempre utilizzato sono state i sogni e gli umani bisogni, il coraggio e la generosità; ciò ha sempre mosso l’animo di Letizia, ciò ha ricercato nei volti e negli sguardi di chi incrociava sulla strada, e immortalava con la sua Leica.

Nascono così questi suoi scatti, così sinceri, così duri, ma anche così poetici, carichi di una umanità vibrante, scatti dove la bellezza e il degrado, l’amore e l’odio trovano una propria equilibrata armonia.

I suoi ritratti di donne e di uomini, di bambini e persone comuni, di animali o delle processioni religiose sono un trattato fedele e autentico della società del tempo, sono il suo racconto più veritiero, narrando la povertà, l’umana miseria, le sofferenze di vite difficili, ma anche il coraggio e la dignità nell’affrontare situazioni così dure. Ma Letizia Battaglia ha raccontato anche la mafia, la sua devastazione, il dolore che ha causato alla sua città, dagli omicidi che hanno insanguinato, per un’intera stagione, città e piazze di Palermo, ai tanti lutti, dai suoi incroci perversi con l’azione politica, alle lotte civili per rompere questo giogo che ammorba e umilia lo spirito di Palermo e della Sicilia, più in generale.

Lei è stata, infatti, testimone e narratrice privilegiata, attraverso i suoi scatti, di una delle stagioni più buie e sanguinose della storia d’Italia, quella della feroce guerra tra cosche mafiose, che scoppiò a Palermo per il controllo del territorio, una vera e propria mattanza in cui caddero a terra capi clan, picciotti, antagonisti e servitori dello Stato.

Celebre e indimenticabile, ad esempio, fu lo scatto di Letizia Battaglia che immortalò l’agguato mafioso al presidente della Regione Piersanti Mattarella, con lui morente stretto tra le braccia di suo fratello, l’attuale presidente della Repubblica, Sergio Mattarella.

Ma non fu certamente l’unico scatto di così forte impatto emotivo, fatto da Letizia Battaglia, in quegli anni, e che hanno raccontato al mondo intero la ferocia e la brutalità di un sistema criminale che stava soffocando la sua Palermo.

Tutti i soggetti scelti dalla fotografa siciliana non sono mai casuali, ma tracciano un vero percorso finalizzato a raccontare la realtà che la circondava, la violenza provocata dalle guerre di potere, l’orrore creato dall’azione criminale mafiosa, ma anche l’evoluzione della stessa società e anche l’emancipazione della donna, rafforzando così, i propri convincimenti, il proprio impegno politico e civile.

Questi scatti, raccolti qui in mostra a Venezia, sono il vero e proprio manifesto politico di Letizia Battaglia, che non ha paura di esporre le proprie convinzioni in modo diretto, vero, autentico, ma anche poetico e colto, usando lo scatto fotografico come mezzo di comunicazione, e la sua Leica come potente strumento di lotta civile.

E anche per questo, con il suo lavoro, con questa sua passione, Letizia Battaglia ha saputo anche rivoluzionare non solo il ruolo sociale della fotografia, ma anche lo stesso mestiere del fotoreporter, che non si limita più solo a testimoniare gli eventi, così come accadono, ma a dargli un’interpretazione, inserendo nel racconto per immagini, tutta la propria anima, il proprio pensiero, i propri sentimenti.

Perché come ha detto lei stessa, la fotografia è un mezzo di salvezza, un mezzo di verità, la sua personalissima scelta di vita.

“La fotografia – disse – è una parte di me, ma non è la parte assoluta, anche se mi prende tantissimo tempo”.

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