L’ESPOSIZIONE COLLETTIVA: “CARTA COREANA – HANJI. L’ARTE CONTEMPORANEA INCONTRA UN SAPERE
ANTICO”, AL MUSEO CARLO BILOTTI, ARANCIERA DI VILLA BORGHESE, IN ROMA.
Il Museo Carlo Bilotti, Aranciera di Villa Borghese, in collaborazione con l’Accademia di Belle Arti e l’Istituto Culturale Coreano, ospita nelle sue sale una nuova esposizione collettiva composta da cinquanta artisti di livello internazionale e di svariate generazioni.
Dall’11 dicembre sino al 27 febbraio 2022, infatti nella mostra “Carta Coreana – Hanji. L’arte contemporanea incontra un sapere antico”, sono esposte le opere d’arte contemporanee in Carta coreana secondo l’antica tradizione del Paese orientale, con i fogli decorati mediante diverse tecniche e idiomi.
Agli artisti è stata data la più ampia libertà creativa, con l’unica richiesta di prender parte all’esecuzione manuale della carta nel laboratorio dell’Accademia delle Belle Arti di Roma, il solo in Europa ad essere specializzato nella realizzazione della Carta coreana tradizionale, divenuto lungo gli anni di attività un ambito di riferimento per restauratori, artisti e istituzioni.
Denominata anche “carta dei mille anni” a causa della sua enorme resistenza e tenuta, la carta coreana Hanji è impiegata per gli utilizzi più diversi nella sfera quotidiana, ed è il cuore della rassegna caratterizzata da interpreti italiani e appunto internazionali, sia giovani esordienti sia artisti famosi che si sono messi alla prova per la creazione delle loro composizioni con tale materiale contraddistinto da leggerezza e forza, duttilità e facoltà di conservare nel tempo colore e piegatura.
I lavori, fra disegni, sculture, fotografia e istallazioni multimediali, sono infatti composti con la carta Hanji, che si inserisce compiutamente nella elaborazione contemporanea. I lavori italiani dialogano con quelli coreani e in una sezione specifica sono presenti oggetti e manufatti che descrivono l’uso multidisciplinare che di questa carta si compie in Corea.
La fabbricazione di questa famosa carta, per la sua grande resistenza e tenuta, è un’attività molto antica in Corea, tramite il rispetto della natura con quell’equilibrio che unicamente la filosofia orientale ha manifestato nel corso dei millenni.
Dopo aver prodotto i fogli Hanji, gli artisti hanno creato le proprie opere attraverso il collage e la stampa, la matita o la china e la pittura o l’acquarello.
Bruna Esposito, per esempio, vincitrice del Leone d’Oro in occasione della 48° Biennale di Venezia nel 1999,riguardo la sua metodologia artistica che ha sempre fatto riferimento alla cultura orientale, esibisce “Lungimiranti”, una composizione creata nel 2021 in cui la carta non è soltanto semplice base, ma materia che agisce mutuamente, in relazione alla leggerezza, con reali bucce di cipolla, presenti anche loro sul fondo di legno. Invece Marco Colazzo, ha utilizzato la carta Hanji per diffondere nel proprio tessuto pennellate che richiamano paesaggi naturali. Ancora parliamo di Marina Paris, nel suo “Co-operative zone” o di Iginio De Luca che ha fissato sul piano vegetale il fotogramma di un suo video sulle profondità melmose e l’inconscio metaforico di “Tevere Expo”. La genesi esotica della carta coreana ha impresso il tema floreale di molteplici artisti coinvolti nella mostra, come Caterina Silva: “Dare con due mani”, o anche Olivia Magnani con le sue “Rimembranze di ortensie”. E se Sonia Andresano espone un’opera in cui riproduce il suono e i rumori della realizzazione della carta, la trasparenza caratterizza il lavoro di Elena Nonnis, creando attraverso la matita ritratti di persone le cui fisionomie si evidenziano al di sotto dei fogli del suo libro – oggetto.
Gli altri artisti presenti sono: Riccardo Ajossa, Simone Bacco, Zaelia Bishop, Elena Bordacconi, Cho Byung-Guk, Giulia Cabassi, Simone Cametti, Park Chul, Adelaide Cioni, Stanislao Di Giugno, Park Dongsam, Kim Eun-Hee, Jang Eung-Yeol, Elisa Garrafa, Iulia Ghita, Fabio Giorgi Alberti, Luca Grechi, Matilde Guarnieri, Lee Gun-Hee, Bahar Hamzeh Pour, Jeon Hyekyoung, Claudia Hyunsook. Lee Ji Youn, Kim Jungsoon, Kim Keum-Ja, Felice Levini, Silvia Lo Presti, Oh Myung Hee, Gianna Parisse, Alessandro Piangiamore, Maria Pia Picozza, Gioacchino Pontrelli, Eugenio Ranieri, Rojo & Kreb, Claudia Roma, Alessandro Sarra, Alice Schivardi, Donatella Spaziani, Choi Sung-Rok, Lee Sunkyung, Michele Tocca, Kim Weon-Ja, Kim Yang-Hee, Moon Yeon-Hee, Kang Young-Sook, Hanji Development Institute.
Spiega Choong Suk Oh, Direttore dell’Istituto Culturale Coreano: “l’Hanji è soprattutto conosciuta per il restauro di libri antichi grazie all’eccezionale capacità di durare oltre mille anni se conservata in modo appropriato. In Corea è però utilizzata in maniera molto versatile sia per la produzione di oggetti della quotidianità, ma anche in opere artistiche sia tradizionali che contemporanee ed è quest’ultimo aspetto che volevamo esplorare con l’Accademia di Belle Arti di Roma”.
La carta ha un’importante ruolo nelle arti e nell’artigianato tradizionale coreano e non parliamo della carta che è usualmente nelle cartolerie. Anche se la carta creata a livello industriale può rispondere alle più rilevanti nostre necessità commerciali o quotidiane, vi sono ancora alcune applicazioni speciali per cui l’Hanji realizzata a mano è più appropriata, essa infatti, prodotta nella maniera tradizionale coreana, ha alcune caratteristiche che la rendono superiore per alcuni utilizzi in relazione alla carta moderna fatta a macchina.
La carta Hanji viene realizzata con corteccia di gelso che è stata pestata con un pestello in un grande mortaio. Le fibre di cellulosa sono moto lunghe e si impigliano strettamente le une con le altre lungo il processo di produzione, creando una carta che si rivela enormemente forte e pieghevole. Il materiale utilizzato per l’incollatura non è chimico, ma è ricavato dalla linfa del gelso, in questo modo la carta conserva il suo colore e la sua pieghevolezza per secoli.
E poi la consistenza e l’assorbenza della carta Hanji, sono state per lungo tempo apprezzate dai calligrafi e dai pittori orientali. E l’arte si è collegata con l’ufficialità: la carta Hanji era infatti adoperata per documenti di Stato, contratti, relazioni internazionali. Nuovamente, si può notare come la scrittura sia stata non solo arte ma anche vita pubblica in un rapporto che determina l’evoluzione umana in un incessante influenzarsi.
Esiste in Corea un collegamento intimo fra il Buddismo e la carta. Durante il periodo Koryò, quando questa religione era al suo apice, veniva eseguito un esteso lavoro di copiatura e di stampa dei sutra buddisti e di altri scritti. Ovviamente ciò necessitava l’esistenza di una matrice garantita di carta di alta qualità, e i monaci di vari monasteri del Paese si prodigavano ad assolvere questi bisogni. Svilupparono le loro tecniche alla perfezione e la carta coreana divenne molto apprezzata e ricercata, non solo dagli stessi coreani, ma anche dai cinesi e dai giapponesi.
L’iniziativa è promossa da Rome Culture, Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali. I servizi museali sono di Zètema Progetto Cultura. Il coordinamento della mostra è stato affidato a Donggu Kang ed a Claudio Libero Pisano.
L’esposizione: “Carta Coreana-Hanji”, pone al suo centro l’analisi di un materiale caratterizzato dalla sapienza e dalle tradizioni più antiche della popolazione coreana. Il progetto del Museo Carlo Bilotti riassume due procedimenti creativi in apparenza diversificati ma che in realtà sintetizzano un dialogo
comune: l’inventiva artistica dell’occidente abbinata alla manifatturiera dell’oriente, costituendo un felice accordo avente la capacità di incantare e mettere in relazione due universi lontani.
“L’obiettivo di questa mostra è di portare la carta Hanji nel mondo della ricerca sul contemporaneo più avanzata, grazie al contributo degli artisti e delle opere realizzate con questo materiale”. Afferma Cecilia Casorati, Direttrice dell’Accademia di Belle Arti di Roma.
