L’”artainment” del Giudizio Universale all’Auditorium della Conciliazione

«Michelangelo può essere un eroe». È addirittura la BBC a dirlo: negli ultimi mesi, lo spettacolo dedicato al “Giudizio Universale” è stato protagonista di un passaparola globale, attirando curiosità e acclamazione massicce. Quello in scena all’Auditorium della Conciliazione è infatti uno show unico: la parola chiave è “artainment”, neologismo che fonde assieme l’arte e l’intrattenimento, e che unisce diversi generi di fruizione da parte dello spettatore. Teatro, musica, videomapping: ogni stile concorre a donare nuova vita a un’opera di per sé “statica” come la Cappella Sistina e i capolavori al suo interno.

È davvero possibile rendere mutevole e vivo ciò che, seppur immerso nella memoria collettiva per le generazioni a venire, è per sua natura immobile? A giudicare dai risultati, e dall’apprezzamento del pubblico, parrebbe proprio di sì. La scelta vincente è stata quella di puntare su uno spettacolo canonicamente teatrale, quindi limitato nel tempo e dotato di un proprio svolgimento e di una propria narrazione. Ideato da Marco Balich, direttore artistico, “Giudizio Universale” è stato realizzato in collaborazione con la consulenza scientifica dei Musei Vaticani. Non si tratta, quindi, di un prodotto grossolano o raffazzonato, e si può ben ritenere che la volontà di rendere omaggio nel modo più sincero all’opera di Michelangelo abbia trovato riscontro reale nella produzione dello show.

Riscontro tutto incentrato sull’esperienza “sensoriale”, “emotiva”: non quindi la solita riproduzione tridimensionale, in alternate reality, di un’opera originariamente sviluppata con idee e scopi diversi, ma un lavoro con propria dignità che intende essere un potenziamento del capolavoro immortale dell’artista rinascimentale. Grazie anche alle eccellenze che vi hanno partecipato, come Pierfrancesco Favino (voce di Michelangelo) e Sting (compositore del tema).

Ci si potrebbe chiedere, certamente, se i media utilizzati non rischino di snaturare l’opera come era stata originariamente concepita; rischio che potrebbe perfino passare per lo stesso, menzionato potenziamento della stessa. Una simile valutazione va lasciata allo spettatore, che ha il fardello di sperimentare su di sé il coinvolgimento emotivo o meno. Le opinioni, nel frangente, sono state contrastanti: alcuni spettatori hanno riferito di un grande spettacolo ma di poca possibilità di immedesimazione e personalizzazione; ma la stragrande maggioranza, a onor del vero, dichiara di aver vissuto un’esperienza unica.

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